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8 agosto 2014

L'informazione, il PIL, la (de)crescita, la politica e noi

Ieri sera mi sono riguardato un paio di puntate di The Newsroom, una serie tv americana dedicata al mondo dei media, di come vengono date (e spesso costruite) le notizie, del rapporto tra politica e informazione e delle scelte che ognuno di noi può fare per darsi i giusti strumenti per comprendere e soprattutto giudicare le cose che capitano. 
Ovviamente negli Usa The Newsroom ha avuto un grande successo e ha aperto dei dibattiti su tutti questi argomenti, qui da noi invece non si l'è filata nessuno. La serie inizia con il protagonista, anchorman di successo e repubblicano convinto, che ad un seminario in un'università parla così del suo paese: "Eravamo il più grande Paese del mondo. Lottavamo per ciò che era giusto (...) Dichiaravamo guerra all povertà, non ai poveri. Facevamo sacrifici e non ci battevamo il petto. Abbiamo costruito grandi cose, fatto avanzamenti tecnologici pazzeschi (...). Siamo arrivati alle stelle, abbiamo agito come uomini. Aspiravamo all'intelligenza. Non la sminuivano. (...) Il primo passo nel risolvere ogni problema, è riconoscere che ce n'è uno".
Sempre ieri Massimo Russo, direttore di Wired, ha scritto questo pezzo sui dati del Pil pubblicati due giorni fa che hanno certificato il ritorno dell'Italia in una fase recessiva.
Un pezzo a mio avviso eccessivamente critico nei confronti del governo, ma che per lo meno pone delle domande precise e che dà una lettura di quello che ci sta succedendo intorno, che non riguarda solo chi sta a Roma ma dovrebbe riguardare tutti noi.
Ma qual è il nesso tra una serie tv americana e un editoriale che parla di noi, dell'Italia?
Il nesso sta in queste parole: "Con il nostro comportamento, mostriamo ogni giorno – mentre siamo nel mezzo di una rivoluzione pari solo a quella del ’700 con la machina a vapore – di voler stare con quanti si stendevano per strada per non far passare i telai meccanici. Preferiamo  essere spazzati via dalla storia invece di cogliere le opportunità del cambiamento. (...) stiamo lì a grattarci la testa e a meravigliarci dello 0,2%. Una cosa è certa. Almeno abbiamo provato sulla nostra pelle che 10 anni di decrescita non sono per nulla “felici”. Ma ancora preferiamo puntare il dito – a  buon mercato – contro chi ha portato la Concordia sulle secche del Giglio. Invece di rimetterci in discussione e provare a raddrizzare un paese spiaggiato nella conservazione".


1 marzo 2013

Grilli, giaguari e bufale

Oggi il Corriere della Sera, che secondo la vulgata sarebbe il più autorevole quotidiano italiano, spara in testa alla sua versione online un pezzo intitolato "Renzi: sono pronto a fare un premier", citando come fonte di questa notizia bomba delle chiacchiere da bar che Renzi avrebbe fatto a non si sa bene con chi, nè quando. Tutto virgolettato, tutto raccontato come se fosse un dialogo di Tarantino.
Renzi ha già smentito su Twitter, ma la bomba è stata lanciata.
Come sostengo da tempo, la politica va rifondata dalla base, ma altrettanto deve essere fatto con il mondo dell'informazione.
Perchè non se ne può più di notizie vere per metà, di articoli fatti sulle veline delle agenzie, di dichiarazioni strappate su cui vengono costruiti teoremi, di dialoghi inventati di sana pianta
La mala informazione ha alimentato in questi anni la mala politica, essenzialmente perchè questi due mondi si sorreggono e si sotengono a vicenda.
Il problema dell'accesso alle informazioni è il vero problema dei nostri giorni. Perchè se è vero che sul web si trova tutto ma anche il contrario di tutto, e ogni opinione diventa un fatto e genera dibattito e spesso anche bufale clamorose, è altrettanto vero che i media "tradizionali" (o tradizionalisti) non fanno niente per dare informazioni credibili e strutturate, ma cercano solo lo scoop ad ogni costo      
Vi posto qui un bel pezzo di Luca Sofri che spiega molto meglio di me questo concetto (anche lui, per la centocinquantesima volta).