13 marzo 2014

Che fa Renzi?


Le riforme promesse ieri sera da Matteo Renzi nella sua spumeggiante conferenza stampa mi sembra abbiamo dato l'ennesimo scossone al quadro politico.
Non voglio star qui a discutere se son chiacchiere da bar, promesse campate per aria, cose studiate ad hoc per suscitare scalpore.
Provo a capire la strategia, specialmente quella comunicativa, che è più interessante.
Il passaggio più stretto di questo inizio legislatura era sicuramente l'iter parlamentare per la modifica della legge elettorale. Renzi lo sapeva ed ha imposto un'acellerata sia al dibattito, sia all'approvazione. Ha un accordo con Forza Italia sull'Italicum, che in questa fase serve per isolare il più possibile Alfano e il suo NCD. Non ti va bene l'azione del governo? Bene, fallo cadere e poi vedi se riesci a fare l'8%. Se non ci riesci, torna dal tuo amico Belrusconi, che sarà felicissimo di accoglierti e di fartela pagare. 
Una strategia spregiudicata forse, ma giocare a poker con i bari non è una roba da ragazzini.
Renzi sapeva anche che questo passaggio parlamentare lo avrebbe esposto a critiche, quindi appena ha portato a casa il risultato ha lanciato il suo piano di riforme, per concentrare l'attenzione dei media su questa partira. Le quote rosa ma soprattutto il dimezzamento della legge elttorale (valida alla Camera e non al Senato) sono passati in secondo piano rispetto agli 80 euro in più in busta paga o alle auto blu messe in vendita su e-bay.
80 euro al mese che arriveranno da maggio, data non casuale visto che il 25 si vota per le europee.
E qui mi vien da pensare che Renzi abbia in mente questa cosa qui: aumento i salari, mi porto dalla mia anche chi mi critica, provo a vincere le europee e, se capita, vado a Bruxelles a puntare i piedi e a far allentare i cordoni della borsa. 
La tattica è questa qui, e mi sembra buona.
Ora c'è da vedere cosa si riesce a portare a casa.
I 1000 euro al mese per chi perde il lavoro, l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, il taglio del cuneo fiscale e altre misure economiche mi fanno ben sperare.
Come "area Civati" sono le cose che ripetiamo da almeno tre anni del resto, e non è un caso se questi temi vengono fuori adesso che Filippo Taddei è diventato il responsabile economico del partito.
In tutte queste evoluzioni, tutte molto rapide, è evidente che Renzi ha un modo diverso di interpretare il ruolo che ricopre rispetto ai suoi predecessori a sinistra. E' sembra sul pezzo, sovraesposto, sempre in campagna eelttorale, non molla mai il tiro.
E' decisionista, una qualità che pare esser diventata l'unica richiesta in questi anni di crisi economica, sociale e anche democratica.
Al di là di Renzi, la domanda è proprio questa qui.
La democrazia, per come è strutturata oggi in occidente, è ancora un valore o il "fare" ha preso il sopravvento? Il fine giustifica i mezzi? I metodi sono indifferenti ai meriti? Io credo di no, e credo che se in questi momenti di crisi non si costruiscano le basi per un nuovo modello democratico, i tempi saranno molto più duri di quello che ci aspettiamo.
Qui un gran bel pezzo che vi consiglio (è un po' lungo, vi avviso).           
 
 
 





  

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