11 giugno 2014

Casa per casa, strada per strada

Io, ovviamente, Berlinguer non l'ho conosciuto.
Ho conosciuto però tanti luoghi e tante persone che portano ancora addosso i segni di una stagione lontana e diversissima da quella di oggi.
Luoghi vecchi e fumosi o nuovissimi e colorati, non importa. Uno spazio per una foto di Berlinguer lo si è sempre trovato.
Persone, amici e compagni, che ricordano quando Berlinguer venne a questa o a quella Festa de l'Unità, quando andarono a sentirlo in non so quale comizio.
E sono occhi che si perdono, che guardano indietro, con nostalgia per una storia che non c'è più. Forse, guardano a quello che poteva essere e che invece non è stato. A una giovinezza passata a coltivare un sogno mai realizzato. E le labbra si allargano e gli occhi si commuovono.
Io Berlinguer l'ho conosciuto così. Leggendo molto, vero, studiando, ascoltando i discorsi. Ma soprattutto attraverso i ricordi di chi l'ha conosciuto.
Lo ammetto, anche invidiando chi ha potuto vivere una passione così intensa, una fiducia così solida, una storia così unica.


Chi ha avuto il privilegio di vivere gli anni più belli della propria vita al servizio di una persona che diceva cose così:


"Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno".
"Io le invettive non le lancio contro nessuno, non mi piace scagliare anatemi, gli anatemi sono espressione di fanatismo e c'è troppo fanatismo nel mondo".
"Noi abbiamo questo assillo, di evitare che si crei una spaccatura nel popolo italiano e nello schiaramento politico in quanto riteniamo che questo possa essere molto pericoloso per le sorti della democrazia italiana".

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