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25 marzo 2015

1992: una riflessione

Ieri sera ho visto i primi due episodi di "1992", la serie di Sky dedicata a Tangentopoli. Il taglio che è stato dato è molto spettacolare e in alcuni tratti un po' sopra le righe (è una fiction del resto). Una sorta di "grande bellezza" senza lustrini, paillettes e champagne.
Emerge però una cosa, forse per la prima volta in maniera così evidente. Che se il sistema era malato, e lo era, la colpa era di tutti. Dei corrotti innanzitutto, che non hanno servito la Repubblica "con disciplina e onore", come recita la Costituzione. Dei corruttori, che hanno creduto non nel loro lavoro ma nel loro arricchimento, investendo in tangenti invece che nelle loro aziende mandandole all'aria.
Di un Paese, il nostro, molto cattivo e molto spregiudicato a cui, in fondo, andava bene così. Come scrive Feltri in un pezzo molto bello, uscito ieri: "non è la storia di Mani pulite ma la storia di Tangentopoli, e cioè non è la storia del drappello di pm bensì la storia di come eravamo, noi abitanti della città delle mazzette".
La prima fiction su quegli anni, che io ricordo a malapena come un rumore di fondo nel tg della sera, mentre mangiavamo cena, mi fa riflettere su due cose: la prima è che, passati più di vent'anni, quei mesi così intensi si stanno storicizzando. C'è quindi la possibilità di iniziare a riflettere su quello che è accaduto con un po' meno pathos, un po' più di distacco e di oggettività, comprendendo cosa è successo ma soprattutto, e qui la seconda riflessione, cosa ha generato la caduta della Prima Repubblica: non la rinvicita dei giusti, ma l'assalto alla diligenza da parte dei peggio burocrati, politici, affaristi e feccendieri, incarnati e degnamente rappresentati da un uomo solo.   

16 dicembre 2013

Ieri, all'assemblea nazionale del Pd

C'era davvero un bel clima. Prima di registrarmi ho salutato tantissimi amici e persone che non vedevo da tempo. Ho abbracciato Filippo Taddei e Francesco Nicodemo, freschi freschi di nomina in segreteria nazionale. Le nostre speranze camminano anche sulle loro gambe.
Tante facce nuove (tra cui la mia), tanti miei coetanei e mie coetanee. Tutti sorridenti, tutti contenti di essere lì, a rimettere in marcia questo caspita di partito a cui, alla fine, vogliamo bene.
Un'immagine su tutte. A inseguire D'Alema, Franceschini and co. per i corridoi c'erano solo i giornalisti. Che è un po' triste, perchè è più facile strappar via una battuta a baffino che non scrivere un pezzo dove si prova a descrivere il Pd che cambia, però è anche consolante. I militanti, gli iscritti, i delegati erano da un'altra parte. Abbiamo voltato pagina.
Han parlato i due padroni di casa, il segretario cittadino di Milano e quello lombardo. Poi è toccato a Letta, che è riuscito a strappare due applausi solo quando ha detto "siamo un'altra cosa rispetto a Casa Pound". Mi è piaciuto molto Epifani, che chiudendo il suo intervento ha passato idealmente il testimone dalla sua alla nostra generazione, chiedendo "al nuovo gruppo dirigente che inizia oggi a guidare il Pd" coraggio e iniziativa.
Davide Zoggia ha poi letto i risultati del congresso e ha proclamato eletto Matteo Renzi, il cui discorso ha emozionato molto renziani e giornalisti, un po' meno me. Tanto show all'inizio, tante "Francesca, Letizia, Fatima, ecc" che non si sa bene chi siano. Un discorso forse pensato più per chi stava a casa che non per chi era in sala. Non mi ha convinto il passaggio "siamo in un governo di coalizione perchè non c'è più Berlusconi" e non ho capito bene quando dovrebbe durare questo governo, se 15 mesi, un anno o se dopo le europee si può andare a votare.
Bene invece il passaggio sul lavoro, bene, anche se avrei voluto più coraggio, quello sui diritti. In assoluto, era dai tempi di Veltroni che un segretario del Pd non dettava un'agenda politica ad un governo, e questo è certamente un passo in avanti.
Staremo a vedere. Il dato più positivo resta quella carica di entusiasmo che ho visto nei tanti volti con cui ho incrociato lo sguardo.
Questa comunità politica ha un'energia, una capacità di rinnovarsi e di ripartire che è incredibile. 

17 febbraio 2013

Ormai ci siamo

Abbiamo ancora cinque giorni molto intensi di campagna elettorale. 
La Piazza del Duomo di oggi fa ben sperare.
La presenza di Prodi poi, da un lato emoziona, dall'altro responsabilizza.
Se tutto va come deve andare, a sto giro, per favore, non facciamo cazzate.