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24 aprile 2015

Il mio Juve-Real

Quella sera del 14 maggio ero in Nord, come sempre.
Arrivai allo stadio prestissimo, credo poco prima delle 19.
C'era ancora il sole alto, l'odore dell'erba tagliata e bagnata da poco.
Si stava benissimo, come si sta in quelle sere di primavera appena inoltrata che sanno già un po' d'estate.
Quelle sere che, nel calcio, significano partite che contano. Partite che giocano quelli che sono arrivati in fondo e che hanno una storia tutta loro.
Io non vedevo l'ora che si iniziasse a giocare, ma ricordo benissimo che mi son goduto l'attesa del calcio d'inizio secondo per secondo. Seduto sul mio seggiolino, guardandomi intorno, chiaccherando con gli amici che erano con me.
Vedemmo il Delle Alpi riempirsi pian piano, così come pian piano saliva la nostra tensione.
Arrivarono i tifosi del Real, tantissimi e tutti caldi come il fuoco.
Verso le 20 entrò in campo la Juve, per il riscaldamento. Alla spicciolata, con concentrazione ma anche leggerezza. Ad accogliere i nostri, un boato pazzesco e un urlo solo: "Juve, Juve, Juve!".
Poco dopo, mentre tutto lo stadio stava ancora cantando, entrò il Real. Tutti insieme, tutti bianchi, carichissimi. Giuro, per un paio di secondi scese il gelo. Un gelo rotto subito dai nostri fischi e dalle urla dei tifosi madridisti. Erano tutti lì. Erano i galactios. Facevano paura. Hierro, Raul, Figo, Ronaldo, Morientes, Roberto Carlos, Guti, Cambiasso.
E poi Zinedine Zidane. Il nostro, Zinedine Zidane.
Pochi minuti dopo la partita iniziò, e sapete tutti come andò a finire.
I gol sotto la Nord di quei DelPieroTrezeguet che sembra quasi il nome di un giocatore solo per quante volte son finiti insieme sul tabellino. Un rigore pazzesco parato da Buffon, ancora sotto di noi. E poi l'apoteosi Nedved. Una stagione stellare che in 10' toccò il suo punto più alto e poi quello più basso. Un gol pazzesco da fuori area e quel giallo che gli precluse la finale e che, di fatto, sancì la nostra sconfitta in quella Champions dominata. Era la nostra certezza. Quell'anno con lui si vinceva, senza di lui non c'era nulla da fare. E infatti a Manchester, non ci fu nulla da fare.
Quel Juve-Real 3-1 (che si deve leggere tutto di un fiato) è stata l'ultima semifiinale di Champions della Juve e probabilmente una delle partite più belle della sua lunga storia.
Non credo che questa semifinale finirà così. Anzi, credo che dobbiamo viverla per quello che è. Una partita importante contro una squadra fortissima.
Bisogna crederci ma non illudersi.
La bellezza starà però in quel clima di attesa, di tensione, di voglia di giocare. Starà nel sole che va via mentre lo stadio si riempie e nell'odore dell'erba appena tagliata. Starà nella gioia di vivere di nuovo da protagonisti un momento di grande sport.
   





20 febbraio 2015

Con più democrazia


"Al male reagiremo con più democrazia e più umanità".
Così Jens Stoltenberg, primo ministro norvegese, si rivolse alla stampa che gli chiedeva come avrebbe reagito il suo Paese di fronte alla carneficina che si era consumata sull'isola di Utoya.
L'integralismo e il fanatismo sono fenomeni che stanno nella pancia delle nostre società, che negli ultimi 25 anni sono cambiate in maniera radicale.
Dagli attacchi alle Torri Gemelle a Utoya, da Londra a Madrid, da Parigi a Copenaghen. Momenti che hanno messo e stanno mettendo alla prova i nostri valori, le regole del nostro vivere insieme, le sfide che abbiamo davanti e che riguardano il multiculturalismo, l'integrazione, la tolleranza.
Questa sera, alle 21, vogliamo parlare di tutte queste cose insieme a Ilda Curti, assessore all'integrazione del Comune di Torino e Brahaim Baya, portavoce dell'Associazione Islamica delle Alpi di Torino, moderati dal giornalista Giorgio Brezzo.
Sono contento che i giornali locali ne abbiano parlato.
Tutte le info sulla serata le trovate qui.
Spero di vedervi in tanti. 

12 febbraio 2015

"Ce lo chiede l'Europa" è andata alla grande


Ringrazio La Valsusa per lo spazio che ha voluto dedicare all'incontro di sabato scorso con Daniele Viotti. Credo da sempre che l'Europa sia lo spazio naturale del nostro agire come cittadini e amministratori.
Ringraziando Daniele per la disponibilità, rinnovo l'impegno ad organizzare altri momenti di questo tipo, utili a dare una visione d'insieme e un quadro generale che spesso sfugge, sommersi come siamo dalla quotidianità.    

6 febbraio 2015

Ancora un remind

Ma ve l'avevo già detto che domani viene Daniele Viotti a Condove per parlare di Europa e di #futuropossibile?

5 febbraio 2015

Rassegna stampa Ce lo chiede l'Europa


Ringrazio La Valsusa per lo spazio dedicato all'iniziativa di sabato con Daniele Viotti.
Adesso nessuno ha più scuse. Sapete tutti cosa fare sabato mattina alle 10,nel salone della biblioteca di Condove.
Ci vediamo lì.
Info varie, as usual, sull'evento Facebook,.

3 febbraio 2015

Ce lo chiede l'Europa

Luna Nuova ci dà un piccolo spazio per l'incontro di sabato mattina con Daniele Viotti.
Una mattinata per parlare di Europa, di sviluppo, di futuro e della nostra valle.
Dalle 10, nella sala della biblioteca comunale.
Tutte le info, in aggiornamento, le trovate sull'evento Facebook che trovate qui.
"Partecipate e diffondete", si diceva una volta.
Noi vi aspettiamo.

16 gennaio 2015

Avercene, di Vanessa e Greta

La cosa più stomachevole di tutte le bestialità che sto leggendo sulla liberazione di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli riguarda il presunto costo del presunto riscatto che presumibilmente l'Italia avrebbe pagato.
Mi hanno insegnato che la vita non ha prezzo e per questo trovo l'argomento dello spreco del denaro pubblico spregevole.
Quelli che utilizzano questo argomento poi, sono spesso gli stessi che sfrangono i maroni sui diritti civili (fine vita, matrimoni e adozioni per coppie omosessuali, pillola del giorno dopo, ecc, ecc) con l'unica motivazione che "la vita è sacra".
Mettetevi d'accordo con voi stessi.
Temo però che il problema sia un altro. E cioè che Vanessa e Greta sono donne, giovani e magari anche un po' troppo di sinistra.
Per questo, in questo Paese, molti pensano che "se la son cercata".
Son state imprudenti? Può essere. Non so, non conosco i dettagli della vicenda, come del resto il 95% delle persone che sputa sentenze. Resta il fatto che queste due ragazze han deciso di dedicare del tempo e delle energie per gli altri e per un mondo un po' più giusto e un po' meno schifoso.
Avercene.
  

8 gennaio 2015

Un pensiero su Parigi

Qualche giorno fa ho letto questa bellissima intervista ad Emma Bonino, che ci racconta un mondo, quello musulmano, a noi praticamente sconosciuto anche se vicinissimo. Ci racconta delle sue diversità, delle divisioni, delle difficoltà che attraversa un mondo che noi immaginiamo tutto uguale e che invece, come tutti i mondi, ha le sue dinamiche e le sue tante complessità.
Ieri poi, seguendo i fatti di Parigi, mi è capitato sott'occhio questo pezzo su ilPost.it su Charlie Hebdo: "Il New York Times, in un articolo pubblicato nel 2011, lo aveva definito «adorato da molti, insultato da alcuni, ritenuto offensivo praticamente da tutti». BBC ha spiegato che Charlie Hebdo è l’ultima delle riviste di una tradizione «che unisce la militanza di estrema sinistra a una scurrilità provocatoria che spesso sconfina nell’oscenità»".
Posso dire? Sono d'accordo con loro. 
Non credo di essere la persona più religiosa del mondo, ma mi rendo conto che è un argomento intimo, profondo, sentito. Per milioni di persone nel mondo è un tratto identitario. Pensare di potersi permettere qualsiasi cosa, anche l'insulto, in nome della plularità di vedute lo trovo non solo stupido, ma pericoloso.

Lo vedo ogni giorno sui social media, dove nel nome del "dico quello che voglio", è sempre più raro trovare ragionamenti degni di questo nome. Al contrario, abbondano valanghe di insulti verbali, immagini vergognose e ogni tanto anche minacce. Il diritto di espressione non c'entra nulla, c'entra il fatto che mi hanno insegnato che la mia libertà finisce dove inizia quella di qualcun altro. A prescindere.
Oggi però, di fronte a quello che è successo, l'unica domanda che uno si deve fare è in che mondo vuol vivere. Se in un mondo dove anche la libertà può sconfinare nella cretineria, o in un mondo dove chi non la pensa come te rischia la vita. 
Io non ho dubbi, scelgo il primo. Preferisco ancora le matite ai fucili.      
Quei pazzi si meritano il peggio che la legge francese (la legge! Non la piazza o la pancia) prevede. Devono pagare non solo per aver ucciso, ma anche per aver reso il nostro mondo un posto meno sicuro e più intollerante in cui vivere. Perchè il problema che ci troveremo ad affrontare è questo qui. I colpi di fucile di ieri non solo hanno ucciso 12 persone, ma rischiano di mandare in soffitta i ragionamenti fatti da Bonino e il lavoro di centinaia di migliaia di persone in tutta Europa per costruire una nuova idea di comunità multietnica. Rischiano di minare ulteriormente un continente in profonda crisi non solo economica, ma anche sociale, culturale e identitaria. 
Basta farsi un giro sulla rete per leggere commenti tipo "bruciamoli tutti, bombardiamoli, musulmani terroristi", ecc, ecc. Per esempio oggi Libero titola in prima pagina "Questo è l'Islam!". Così, per ricordarci che la carta si può sprecare in tanti modi. A rendere evidente la stupidità di questa semplificazione è la notizia che uno dei due poliziotti trucidati si chiamava Ahmed.
Ecco, se pensassimo che quei criminali siano lo specchio fedele di tutto un mondo, faremo loro un grandissimo regalo. Se passasse questa linea avrebbero vinto i cattivi, quelli col fucile. Ci ricorderemo dei loro volti e dei loro nomi, non di quelli che "imbracciavano" una matita. 

Ora, in mezzo a tutto questo pessimismo, mi rincuorano le parole di Giovani Musulmani d'Italia, che in un comunicato scrivono cose sagge: "Come Giovani Musulmani d'Italia condanniamo fermamente ogni azione di violenza verso civili e persone inermi, in quanto espressione di inciviltà e degrado. Dio ha degnato l'essere umano con la parola ed il pensiero, e sono questi i migliori strumenti per discutere e reagire a qualsiasi avvenimento. I principi Islamici contengono i migliori insegnamenti di rispetto verso l'altrui integrità e soprattutto verso la vita: un dono che noi umani non diamo ne togliamo ai nostri simili. Gli attentati svolti a nome della religione sono da ritenere azioni individuali, lontane dall'etica pacifica di ogni Religione".  
Paradossalmente, abbiamo di fronte a noi una grande opportunità. Dimostrare che l'Europa è ancora (e per davvero) il luogo migliore dove coltivare il proprio futuro. Un luogo libero, aperto, accogliente. Che non si fa spaventare da dei criminali ma che si fa forza dei principi solidissimi su cui ha costruito il suo successo in questi ultimi settant'anni, rivendicandoli e rilanciandoli. Un posto dove la paura dopo un po' passa, lasciando spazio alla speranza.
Chiudo consigliandovi questo pezzo del 2010, con le parole dell'ex sindaco di New York, difendendo la sua scelta di costruire una moschea nella zona in ricostruzione del World Trade Center.
"Tradiremmo i nostri valori – consegnandoci nelle mani dei nostri nemici – se trattassimo i musulmani diversamente da chiunque altro. Rifugiarci nei nostri umori più grezzi sarebbe dare una vittoria ai terroristi, e non dovremmo permettercelo".
















11 novembre 2014

Due giorni a Bruxelles

Domani e dopo domani saranno due giorni molto intensi e importanti.
Insieme ad altri amici, compagni e amministratori, saremo ospiti a Bruxelles di Daniele Viotti, Elly Schlein e Renata Briano. Due giorni dedicati all'Unione Europea, per capire come funziona, quali sono gli argomenti su cui è incentrato l'attuale dibattito politico, quale aiuto può dare l'UE all'Italia e ai nostri territori in questo momento di crisi economica, sociale, culturale.
Dalle politiche per i giovani a quelle per l'immigrazione, dai trasferimenti che l'Italia usa pochissimo e malissimo ai progetti per l'occupazione finanziabili con i fondi FESR.
Ci sarà tanto da fare e da capire.
Non vedo l'ora.       

27 maggio 2014

Le prime cose che mi son venute in mente

Ho dormito sette ore in due giorni, ma ne è valsa la pena.
Ieri notte, tornando a casa stravolto e felicissimo, mi son venute in mente tre immagini.
Giugno 2009: io, Elena e Mauri seduti in piazza. Lo scrutinio ancora in corso ma la sconfitta di Ascoltare Condove ormai evidente. Sapevo che sarebbe stata difficile, ma onestamente speravo in qualcosa di più. Non fu una bella serata.
L'anno dopo, a marzo: dopo una bellissima campagna per le regionali, scendo a Torino per festeggiare la vittoria di Mercedes Bresso alle regionali. E invece no. Musi lunghi, ansia, numeri sballati. Le bottiglie che vengono rimesse in frigo, i grillini che esultano sotto la sede della Regione e i leghisti increduli per un risultato insperato (e illegale, come abbiamo poi visto).
Non fu una bella serata.
Dicembre 2012: io e Dani, fuori dalla federazione a contare le firme raccolte per le parlamentarie del Pd. Tutti e due fuori, anche di molto. Ci avevamo provato con tanto cuore ma forse senza grande organizzazione.
Anche quella, non fu una bella serata. 
Poi ti capita tutto in un giorno.
Dopo aver corso, girato, remato, lavorato come un matto, ti capita che nel giro di 24 ore il tuo partito faccia il botto e Dani diventi europarlamentare (no, dico: EUROPARLAMENTARE!).
Capita che la Regione torni al centrosinistra, per distacco.
Capita soprattutto che nel tuo paese, dove era già tutto deciso e nessuno doveva metterci il naso, un gruppo di ragazzi faccia saltare il banco e si prenda il comune.
Alla faccia degli insulti, delle falsità, dell'arroganza dei rivoluzionari da tastiera, della spocchia di chi ha dimostrato di non capirci granchè, di chi parla coi marziani e di chi invece i marziani li cerca su internet.
Per me tutto sto schifo è stato solo un motivo in più per darci dentro come un matto.
E quando è finito il tempo delle parole, a parlare son stati i numeri.


Tutto questo per dire che le cose sì, cambiano. Alla faccia dei cinici e degli incattiviti, di cui sembra ci siamo un po' tutti stufati.
Cambiano in un solo modo però: cambiandole.
E spesso capita tutto così in fretta, che quasi ti sembra impossibile.


         
  

22 maggio 2014

Tutti con Viotti

Alcuni amici in questi giorni mi stanno chiedendo chi voterò alle elezioni europee.
La cosa mi fa piacere perchè è evidente come, soprattutto per la mia generazione, l'Europa è ormai vissuta come una cosa importante, vicina. Un orizzonte imprescindibile.
L'Europa però oggi ha bisogno di una guida solida e di un cambio di passo, e ha bisogno di tanti parlamentari che portino a Bruxelles (o a Strasburgo, si decida una volta per tutte e si individui una sede sola) le istanze dei territori in cui sono stati eletti.
Ha bisogno di un grande gruppo parlamentare che guardi oltre alla somma dei singoli partiti nazionali, che si riconosca in leader moderno e riconosciuto e che, soprattutto, diventi il motore per quegli Stati Uniti d'Europa, presenti nel dibattito fin dai tempi del Manifesto di Ventotene ma ancora da realizzare.
Per questi motivi voterò il rappresentante del Pse in Italia, il Pd, che candida Martin Schulz alla presidenza della Comunità Europea.
Ma soprattutto darò una delle mie preferenze (se ne possono dare tre) ad un piemontese doc, un giovane di 40 anni che da ormai sei mesi sta girando come un pazzo per Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d'Aosta per conoscere i territori ed i loro problemi.
Un amico fraterno, soprattutto, di cui mi fido ciecamente e con cui ho condiviso tante battaglie ma soprattutto un 2013 ricchissimo, sia a livello politico, sia a livello umano con la campagna per Civati segretario
Si chiama Daniele Viotti, ha tutta la mia stima e la mia fiducia e merita il mio voto.
Se non lo conoscete, fatevi un giro sul suo sito e seguite la sua campagna.
Sono sicuro che convincerà anche voi.  

30 aprile 2014

L'Europa e noi

Ieri sera sono andato a parlare di Europa con gli scout di Almese.
Una bella serata dove è venuto fuori che sì, l'Europa è il nostro orizzonte, la nostra casa, la nostra dimensione, ma le istituzioni che la regolano sono percepite come distanti e vincolate nel loro agire più dai poteri economici e finanziari che dal volere dei cittadini.
Abbiamo perso per strada quello che era lo spirito fondativo dell'Unione Europea. Quell'idea di comunità di persone nuova, aperta, inclusiva ha lasciato spazio all'idea che l'Europa sia solo un luogo dove i poteri forti si coordinano per decidere le sorti del nostro destino. Ho voluto citare il "Manifesto di Ventotene", che è un testo fondamentale per chi vuole bene all'Europa e per chi, in tempi così complicati e senza riferimenti, vuole capire su qual è la strada che dovremo percorrere in un futuro sempre più prossimo.   "la linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l'unità internazionale".
In questo mese di campagna elettorale teniamo a mente queste parole. 

13 marzo 2014

Che fa Renzi?


Le riforme promesse ieri sera da Matteo Renzi nella sua spumeggiante conferenza stampa mi sembra abbiamo dato l'ennesimo scossone al quadro politico.
Non voglio star qui a discutere se son chiacchiere da bar, promesse campate per aria, cose studiate ad hoc per suscitare scalpore.
Provo a capire la strategia, specialmente quella comunicativa, che è più interessante.
Il passaggio più stretto di questo inizio legislatura era sicuramente l'iter parlamentare per la modifica della legge elettorale. Renzi lo sapeva ed ha imposto un'acellerata sia al dibattito, sia all'approvazione. Ha un accordo con Forza Italia sull'Italicum, che in questa fase serve per isolare il più possibile Alfano e il suo NCD. Non ti va bene l'azione del governo? Bene, fallo cadere e poi vedi se riesci a fare l'8%. Se non ci riesci, torna dal tuo amico Belrusconi, che sarà felicissimo di accoglierti e di fartela pagare. 
Una strategia spregiudicata forse, ma giocare a poker con i bari non è una roba da ragazzini.
Renzi sapeva anche che questo passaggio parlamentare lo avrebbe esposto a critiche, quindi appena ha portato a casa il risultato ha lanciato il suo piano di riforme, per concentrare l'attenzione dei media su questa partira. Le quote rosa ma soprattutto il dimezzamento della legge elttorale (valida alla Camera e non al Senato) sono passati in secondo piano rispetto agli 80 euro in più in busta paga o alle auto blu messe in vendita su e-bay.
80 euro al mese che arriveranno da maggio, data non casuale visto che il 25 si vota per le europee.
E qui mi vien da pensare che Renzi abbia in mente questa cosa qui: aumento i salari, mi porto dalla mia anche chi mi critica, provo a vincere le europee e, se capita, vado a Bruxelles a puntare i piedi e a far allentare i cordoni della borsa. 
La tattica è questa qui, e mi sembra buona.
Ora c'è da vedere cosa si riesce a portare a casa.
I 1000 euro al mese per chi perde il lavoro, l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, il taglio del cuneo fiscale e altre misure economiche mi fanno ben sperare.
Come "area Civati" sono le cose che ripetiamo da almeno tre anni del resto, e non è un caso se questi temi vengono fuori adesso che Filippo Taddei è diventato il responsabile economico del partito.
In tutte queste evoluzioni, tutte molto rapide, è evidente che Renzi ha un modo diverso di interpretare il ruolo che ricopre rispetto ai suoi predecessori a sinistra. E' sembra sul pezzo, sovraesposto, sempre in campagna eelttorale, non molla mai il tiro.
E' decisionista, una qualità che pare esser diventata l'unica richiesta in questi anni di crisi economica, sociale e anche democratica.
Al di là di Renzi, la domanda è proprio questa qui.
La democrazia, per come è strutturata oggi in occidente, è ancora un valore o il "fare" ha preso il sopravvento? Il fine giustifica i mezzi? I metodi sono indifferenti ai meriti? Io credo di no, e credo che se in questi momenti di crisi non si costruiscano le basi per un nuovo modello democratico, i tempi saranno molto più duri di quello che ci aspettiamo.
Qui un gran bel pezzo che vi consiglio (è un po' lungo, vi avviso).           
 
 
 





  

9 gennaio 2014

Legalize. E ripartiamo

Ragionamento perfetto di Filippo Facci, oggi su Libero, sul tema liberalizzazione della cannabis e delle droghe leggere.
La nota più dolente, che però credo sia la radice del problema, sta in questa frase: "C’è chi giura che a una legalizzazione ci arriveremo tutti, anche perché porterebbe soldi all’erario: ma è frustrante che l’Europa - figurarsi l’Italia - debba andare a rimorchio di esperimenti e cambiamenti che al solito vengono anticipati oltreoceano, diversamente da come accadeva in passato".
In pratica, il "vecchio Continente" non è mai stato così vecchio.
La nostra crisi, che non è solo più economica ma è culturale, sociale e civile, nasce probabilmente dal fatto che siamo diventati la parte più conservatrice del mondo.
Il benessere raggiunto negli ultimi 50 anni ci ha dato certezze e ricchezza, ma ci ha "seduti".
Non fosse che per recuperare un po' di quel benessere, sarebbe ora di rimetterci in marcia.

23 settembre 2013

Merkel uber alles

Angela Merkel è stata rieletta per la terza volta consecutiva alla guida della Germania.
Lo ha fatto raccogliendo un consenso così ampio (quasi 42%) da tenere fuori dal Parlamento i liberali, suoi alleati storici, cosa che paradossalmente potrebbe crearle qualche problema in fase di costituzione del governo. La Merkel insomma ha stravinto, mentre la Spd, pur raccogliendo qualche voto in più rispetto al 2009, si è fermata al 25,7%, il secondo peggior risultato di sempre.
La stagione di Blair, Schroeder, D'Alema e dei governi scandinavi sembra lontana un'era geologica.
Il centrosinistra governa oggi solo in Francia, e anche lì non son tutte rose e fiori.
In campagna elettorale Bersani aveva preso un'iniziativa interessante (anche se poi è morta con la sua débacle elettorale), quella cioè di creare un fronte comune con gli altri leader progressisti europei per cercare di dare delle risposte progressiste a questa crisi che sembra non voler finire, diverse dall'austerità o dai diktat delle grandi banche che hanno imperversato in questi anni.
Risposte che però non potranno essere le stesse di vent'anni fa, ma che dovranno essere più coraggiose, meno ideologiche, che puntino a garantire chi oggi non ha tutele sociali (giovani precari, liberi professionisti, operai malpagati, pensionati). Penso alla riforma del mercato del lavoro, che in Italia non è più rinviabile, e che non può non partire dalle riflessioni fatte da Tito Boeri e, per una certa misura, da Pietro Ichino.     
L'altro giorno, all'assemblea del Pd, Gianni Cuperlo ha citato una frase molto significativa di Norberto Bobbio, riferita alla sinistra italiana: "Discutono del loro destino senza capire che dipende dalla loro natura. Risolvano il problema della loro natura, e avranno risolto il loro destino".
Bellissima. E molto, molto vera.



2 aprile 2013

Guardo il mondo da un oblò

Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica hanno gettato le basi per la “Banca dello sviluppo”.
A Durban, le cinque maggiori economie emergenti hanno appena concluso il loro summit. Tutti i media angloamericani si sono affrettati a specificare che il bicchiere è mezzo vuoto, il che lascia il sospetto che sia invece mezzo pieno. Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica hanno infatti gettato le basi per la costituzione di una “Banca dello sviluppo” alternativa alla Banca mondiale e approvato da subito un fondo anticrisi da 100 miliardi per le emergenze, mentre Cina e Brasile hanno sottoscritto un accordo bilaterale per commerciare nelle proprie valute (leggi “fare a meno del dollaro”).
Sul piano politico, i cinque hanno ribadito la loro opposizione a qualsiasi intervento armato in Iran e Siria.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/brics-cina#ixzz2PIL3Pl6V

Noi intanto continuiamo pure così eh, come se nulla fosse.
Dal dibattito surreale sull'utilità dell'euro a quello altrettanto incredibile sulla necessità o meno di avere un'Europa più unita, coesa e connessa (?!) per arrivare ai dieci saggi che, fortunatamente, scopro solo oggi visto che sono stato quattro giorni in Francia.
Pazzesco. Veramente pazzesco.
E stupido, e miope, e deprimente.


22 gennaio 2013

1986-2013 andata e ritorno

Il 1986 è l'anno in cui è nata la mia fidanzata. Io avevo quattro anni, ero già un ometto. Oggi lei ne ha 27 e io quasi 31. In tutto questo tempo siamo cresciuti, abbiamo fatto un sacco di esperienze, abbiamo girato l'Europa, ci siamo laureati, ci siamo messi a lavorare e siamo anche andati a vivere insieme. Due cosette le abbiamo fatte, insomma.
L'Italia invece è rimasta al palo. Uno studio di Rete Impresa Italia pubblicato oggi infatti, ci dice che nel 2013 i salari torneranno ai livelli del 1986. 27 anni presi e buttati via.
Le cause sono tante, ma quelle principali sono essenzialmente due. Stipendi troppo bassi e tasse troppo alte. Come Prossima Italia abbiamo elaborato due proposte, una sul reddito di cittadinanza e l'altra su una tassazione più equa, che porteremo nel prossimo Parlamento tramite i nostri candidati.
Giusto per ribadire ancora una volta che le proposte del Pd ci sono e, per quel che mi riguarda, vanno nella giusta direzione.


12 gennaio 2013

I figli sono figli. Punto.

Ieri la Cassazione, in relazione all’affidamento di un bambino a una madre che vive con la sua compagna, ha stabilito in una sentenza che è un «mero pregiudizio» sostenere che sia dannoso per i bambini crescere in una famiglia omosessuale.
Un sentenza storica, purtroppo. Dico purtroppo perchè trovo ridicolo-triste-vergognoso che in un grande Paese come l'Italia sia la Cassazione a dover dare indicazioni in materia di diritti.
E' un compito che dovrebbe assolvere la politica, senza neanche troppi sforzi. Basterebbe raccogliere le tante istanze e sollecitazioni che vengono dal mondo reale, quello fuori dal palazzo, che guarda basito alle discussioni ideologiche e conservatrici su questo tema.
Spero che il prossimo parlamento, tra i tanti provvedimenti che dovrà discutere, s'impegni nel campo dei diritti civili per adeguare la legislazione italiana a quella degli altri paesi europei