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5 marzo 2013

Tutto qui?

Fatemi capire.
La rivoluzione culturale dello tsunami passa attraverso un governo tecnico?
Cioè, il cambiamento invocato da anni nelle piazze di tutta Italia diventerebbe realtà con una replica, con attori diversi per carità, del film che abbiamo visto negli ultimi 18 mesi?
Un tatticismo studiato a tavolino per tenere in piedi un governo debole, con cui fare il tiro al bersaglio dalla mattina alla sera, senza assumersi mezza responsabilità, sperando di andare a votare il prima possibile con l'unico obiettivo di recuperare qualche voto in più?
Sul serio?
Se non ci fosse di mezzo una crisi economica da far paura, un attacco alla Costituzione e alla democrazia parlamentare, quasi quasi sarebbe anche interessante assistere a questa partita a scacchi tra ciechi.
Invece è un balletto che fa venire il voltastomaco.
  

4 marzo 2013

L'ipotesi governissimo

Si sta facendo largo in queste ultime ore, in maniera sempre più insistente.
Ne hanno scritto Ferruccio De Bortoli ed Eugenio Scalfari e pare sia l'ipotesi caldeggiata anche dal presidente Napolitano. 
Il motivo? Rifare la legge elettorale, fare una legge sul conflitto d'interessi, una sui costi della politica e poi tornare a votare.
Volendo solo fare il "tifoso", mi vien da dire che se questa ipotesi diventasse realtà, il Pd chiuderebbe baracca e burattini. Anche giustamente.
Ma visto che in gioco c'è soprattutto il futuro di tutti noi, mi vien difficile credere che un governo fatto dagli stessi che in questi vent'anni han bloccato sul nascere qualsiasi tentativo di riforma della politica possano, in sei mesi, mettersi d'accordo sul da farsi.
Ultima cosa.
Poi magari mi sbaglio, o mi ricordo male, ma quando Monti è andato a Palazzo Chigi non doveva proprio fare queste cose qui? E ci è riuscito?
Ecco.