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31 marzo 2015

Volere la luna. Anche una legge elettorale però va bene.

Eduard Bernstein è stato uno dei più importanti socialdemocratici di fine '800.
Conobbe Engles a Londra e, pur trovandosi d'accordo con lui e Marx sulla struttura sociale che avevano descritto, sui meccanismi economici e politici che regolavano il mondo del lavoro di allora, e anche sulla necessità di instaurare un nuovo corso sociale fondato sul potere ai lavoratori, polemizzò profondamente con loro su come raggiungere questo obiettivo. Non attraverso una spinta rivoluzionaria ma attraverso un'opera di modernizzazione permanente del capitalismo. Attraverso un'azione di contrattazione tra lavoratori e capitani d'industria. Attraverso una pratica politica riformista. La sua idea di società, di innovazione e di politica si riassume nel suo motto più famoso: "il fine è nulla, il movimento è tutto".
Ieri sera, riascoltando qualche intervento della direzione nazionale del PD dove si discuteva della legge elettorale, mi è tornata in mente la frase di Bernstein.
Perchè forse questa legge elettorale potrebbe essere migliore.
Perchè resto convinto del fatto che un ritorno al tanto odiato e poi tanto rimpianto Mattarellum sarebbe stata la cosa migliore.
Perchè credo che i capilista scelti dai gruppi dirigenti di questi partiti ormai insesistenti rischino di essere scelti in base a criteri di fedeltà e non di merito. 
Però, ci sono dei però.
Perchè a forza di aspettare e litigare su una legge migliore, rischiamo di andare a votare ancora una volta con questa schifezza che abbiamo adesso.
Perchè quelli che oggi criticano l'Italicum e chiedono un ritorno al Mattarellum, sono in gran parte gli stessi che il Mattarellum potevano reintrodurlo, ma non lo han fatto.
Perchè credo che il problema dei capilista bloccati si possa superare con le primarie, cosa su cui Renzi si è impegnato e su cui bisogna vigilare e chiedere conto.
Perchè sono convinto che la storia non si esaurisca con un voto parlamentare, ma vada avanti nonostante i Renzi, i D'Alema, i Fassina e i Giachetti, e il Parlamento (presumibilmente il prossimo o quelli che verranno) potrà ricominciare a discutere di legge elettorale altre cento volte, se è necessario e se ci saranno le condizioni.
Questo è "il movimento" di Bernstein. Questa è l'essenza del riformismo.
Un pezzo del mio partito invece ha deciso di andare allo scontro totale, cercando un casus belli che difficilmente sarà capito da chi dobbiamo convincere a votarci ma soprattutto non valorizzando manco un po' le modifiche all'Italicum che erano state richieste e accolte, trasformando così una vittoria in una sconfitta.
Credo che dietro a tutto questo ci siano alcune ragioni politiche ma soprattutto un senso di rancore nei confronti di Renzi, "reo" di aver fatto saltare il tappo ad un partito imbottigliato nel passato di chi lo aveva fatto nascere, ma forse mai davvero nato. Questo però è stato deciso da un congresso, mica da un golpe. 
Ieri è stato il giorno, oltre che dell'Italicum, anche dei 100 anni di Pietro Ingrao, che qualche anno fa scrisse un bellissimo libro intitolato "Volevo la Luna". Condivido in pieno lo spirito di quello scritto: volare alto, darsi obiettivi al limite dell'impossibile, rilanciare sempre. Vivere "in movimento" insomma. Ingrao di sicuro non era un riformista, però aveva capito che per volere la Luna, o almeno una legge elettorale, la testimonianza non basta.      
  





 
  

16 dicembre 2013

Ieri, all'assemblea nazionale del Pd

C'era davvero un bel clima. Prima di registrarmi ho salutato tantissimi amici e persone che non vedevo da tempo. Ho abbracciato Filippo Taddei e Francesco Nicodemo, freschi freschi di nomina in segreteria nazionale. Le nostre speranze camminano anche sulle loro gambe.
Tante facce nuove (tra cui la mia), tanti miei coetanei e mie coetanee. Tutti sorridenti, tutti contenti di essere lì, a rimettere in marcia questo caspita di partito a cui, alla fine, vogliamo bene.
Un'immagine su tutte. A inseguire D'Alema, Franceschini and co. per i corridoi c'erano solo i giornalisti. Che è un po' triste, perchè è più facile strappar via una battuta a baffino che non scrivere un pezzo dove si prova a descrivere il Pd che cambia, però è anche consolante. I militanti, gli iscritti, i delegati erano da un'altra parte. Abbiamo voltato pagina.
Han parlato i due padroni di casa, il segretario cittadino di Milano e quello lombardo. Poi è toccato a Letta, che è riuscito a strappare due applausi solo quando ha detto "siamo un'altra cosa rispetto a Casa Pound". Mi è piaciuto molto Epifani, che chiudendo il suo intervento ha passato idealmente il testimone dalla sua alla nostra generazione, chiedendo "al nuovo gruppo dirigente che inizia oggi a guidare il Pd" coraggio e iniziativa.
Davide Zoggia ha poi letto i risultati del congresso e ha proclamato eletto Matteo Renzi, il cui discorso ha emozionato molto renziani e giornalisti, un po' meno me. Tanto show all'inizio, tante "Francesca, Letizia, Fatima, ecc" che non si sa bene chi siano. Un discorso forse pensato più per chi stava a casa che non per chi era in sala. Non mi ha convinto il passaggio "siamo in un governo di coalizione perchè non c'è più Berlusconi" e non ho capito bene quando dovrebbe durare questo governo, se 15 mesi, un anno o se dopo le europee si può andare a votare.
Bene invece il passaggio sul lavoro, bene, anche se avrei voluto più coraggio, quello sui diritti. In assoluto, era dai tempi di Veltroni che un segretario del Pd non dettava un'agenda politica ad un governo, e questo è certamente un passo in avanti.
Staremo a vedere. Il dato più positivo resta quella carica di entusiasmo che ho visto nei tanti volti con cui ho incrociato lo sguardo.
Questa comunità politica ha un'energia, una capacità di rinnovarsi e di ripartire che è incredibile. 

10 dicembre 2013

Rassegna Stampa primaria (e definitiva)

Un lungo pezzo de Luna Nuova racconta quello che è accaduto in questo bel week end per il Pd.
In Valsusa abbiamo rivisto la solita grande partecipazione, con Matteo Renzi che spopola e noi che ci difendiamo alla grande, arrivando secondi praticamente ovunque.
Pippo Civati in Valsusa e Valsangone ha raccolto 630 voti. Un risultato mica da ridere, che ci colloca oltre al 18% come media di territorio e al 17,6% come collegio Pinerolo/Susa (dove abiamo raccolto 1824 voti), superando di oltre 3 punti Gianni Cuperlo
Grazie a questo risultato sono stato eletto in assemblea nazionale, a cui parteciperò per la prima volta come delegato già questa domenica, a Milano.
Un enorme grazie a chi ci ha dato fiducia e ci ha sostenuto. Ora si inizia a far sul serio. 

9 dicembre 2013

Faccio i nomi

Daniele Viotti, Ermanno Torre, Fabio Malagnino, Ilda Curti, Marko Nero, Francesco Astore, Chiara Foglietta, Riccardo Olivero, Hamilton Santià, Elena Ceretto, Eloisa Franchi, Carmine Terrioti, Marta Levi, Davide Mattiello, Pierluigi Ubezio, Fabio Lamon, Luigi Pinchiaroglio, Paolo De Francia, Sara De Giorgis, Simone De Ruosi, Andrea Aurora Di Benedetto, Rosanna De Angelis, Lorenzo Pollone, Dimitri Buracco, Francesca Rumbolo, Alessandro Montagnese, Alberto Probo, Chiara Revelchione, Alberto Abate, Agnese Boni, Roberta Falzoni, Luigi Giordano, Elvio Fassone, Maurizio Modini, Stefano Rizzo, Serena Sasanelli, Ludovica Cioria, Giuliana D'Agostino, Marco Sciretti, Alessandro Furbatto, Nicolò Sartorello, Marta Palmieri, Paola Miglio, Stefano Garello, Federico Tosco, Ivano Fucile, Guido Boccardo, Alessandra Zordan, Paolo Zanellato, Mimmo La Cava, Ottavio Davini, Matteo D'Ambrosio, Juan Carlos De Martin, Santo La Ferlita, Roberto Aringhieri, Chiara Manfredotti, Federico Dolce, Roberto Modini, Andrea Buldorini, Michele Suma, Francesca Zoavo, Marco Pavan, Gianluca Pollastri, Alessandro Ruggiero, Marco Brusconi.

Coordinare una mozione a livello provinciale non è una cosa semplicissima, credetemi.
Senza di loro, nulla sarebbe accaduto.
Siamo secondi sia in Piemonte, sia in provincia di Torino. Con il 17%.
Con alcuni di loro ho solo collaborato e fatto iniziative, con moltissimi siamo proprio diventati amici.
Dani, Erma, Fabio, Ilda, Marko e Frank invece son diventati quasi una seconda famiglia. Capita così, quando ti senti minimo tre o quattro volte al giorno con una persona.  
Un anno fa esatto, era proprio l'8 dicembre, andammo a Milano per un incontro con Pippo per decidere come organizzare il lavoro per il 2013 in vista del congresso.
Di Torino eravamo in 4.
Quattro.
E qualcuno oggi prova a spiegarmi che abbiamo perso.
Mah...  

6 dicembre 2013

Rassegna stampa "primaria" - seconda parte

Il pezzo di Luna Nuova uscito oggi a commento del bel pomeriggio di martedì.
Sotto, tutte le info sul come e dove andare a votare.
A Condove, come sempre, saremo al centro don Viglongo di via Bruno Buozzi, dalle 8 alle 20.

5 dicembre 2013

L'ultimo miglio

Stasera sarò a Pinerolo, con l'ex senatore Elvio Fassone e Marta Levi, per presentare la mozione Civati.
Domani a Piossasco con Davide Ricca (Renzi) e Andrea Giorgis (Cuperlo) per un dibattito sulle primarie e sul futuro del Pd.
Sabato mattina a Rivoli, per un aperitivio pre pranzo con gli amici rivolesi.
La campagna si fa, facendola, anche se inizio a sentirmi come Forrest Gump: sono un po' stanchino.

Rassegna Stampa "primaria"


Martedì, insieme ad Antonio Ferrentino e a Cristina Galatà, ho rilasciato una breve intervista a LaValsusa. Eccola.

Prima domanda: un motivo per votare alle primarie e un motivo per votare Civati
La Prima Repubblica è finita da 20 anni, la Seconda non è mai neppure iniziata, la Terza inizierà solo quando una nuova classe dirigente del centrosinistra si prenderà il Pd. E se questo accadrà, sarà merito delle primarie, l’unica cosa positiva che siamo riusciti a inventarci in questo lungo ventennio berlusconiano. Uno strumento per avvicinare i cittadini alla politica, per coinvolgerli e dargli la possibilità di costruire i cambiamenti di cui abbiamo bisogno. La summa di quello che era “lo spirito dell’Ulivo” (che ormai nel Pd, più che uno spirito sembra un fantasma). L’unico che in questi anni ha mantenuto vivo questo stile e questo approccio è stato Pippo Civati. Colto, preparato, innovatore sincero, determinato, aperto. Ha tutto quello che gli serve per fare il segretario.
2° domanda: cosa deve fare il Pd sulla ToLione: fermarla o farla continuare?
Che la costruzione di una nuova linea ad Alta Velocità in Valsusa non serve a niente non lo dico io, non lo dice Civati, non lo dicono i valsusini. Lo dice il governo, che confermando il progetto low cost studiato dal governo Monti ha di fatto ridotto di gli investimenti su questo progetto, che non costa 24 miliardi come qualcuno dice, ma 8, divisi tra Francia, Italia e Europa, e di cui solo poco più di 2 (rateizzati in dieci anni) sono a carico nostro. Lo dice LTF, che ha fatto sparire dal calendario dei lavori la costruzione della nuova linea (basta andare sul sito per verificare). Lo dicono i lavori di raddoppio della canna autostradale del Frejus. Lo dice il fatto che, ad oggi, si sta scavando un tunnel geognostico, che è una cosa differente rispetto al tunnel di base.
3° domanda: una ricetta per riportare lavoro e reddito in valle di susa.
La valle deve tentare in tutti i modi di difendere gli insediamenti industriali che ancora esistono con un grande progetto di territorio. La crisi della Vertek-Lucchini, della Bertone, della Selmat, della Beltrame e di altre piccole e grandi industrie non possono essere affrontate singolarmente, ma come territorio. Provando ad attrarre investimenti, sia economici, sia di innovazione        

4 dicembre 2013

Un bel pomeriggio


L'incontro con Pippo Civati è stato un successo.
In pochi giorni, mandando qualche sms e mobilitandosi su Facebook, siamo riusciti a mobilitare più di 100 persone. Una roba non facilissima alle 15.30 di un martedì qualunque.
Abbiamo parlato di cosa sta capitando al Pd e più in generale alla nostra comunità politica.
Abbiamo ascoltato, soprattutto.
I lavoratori della Vertek-Lucchini che rischiano di rimanere a casa tra pochi mesi e la disillusione e l'incazzatura di chi non si fida più della politica ma vorrebbe tornare a fidarsi.   
Abbiamo provato a spiegare che le cose sono un po' più complicate di come rimbalzano su Facebook (vedi caso Cancellieri) e che sul Tav, anche nel Pd, c'è un gruppo di persone che prova a F.A.R.E. dei ragionamenti diversi.
E' stato un gran bel pomeriggio, e credo che anche la tanta gente presente in sala abbia apprezzato.
Credo anche che abbia capito che le cose cambiano cambiandole, e il primo passo è andare a votare alle primarie di domenica e mettere una bella croce su Civati.
   

3 dicembre 2013

Rassegna Stampa - Pippo a Condove

Nonostante il preavviso minimo, Luna Nuova dà un po' di spazio alla nostra iniziativa di oggi.
Per chi non lo sapesse ancora, alle 15.30 Pippo Civati sarà a Condove.
Oggi eh, solo oggi.
Stasera poi va a Bra e domani è a Bruxelles.
L'appuntamento è per le 14.45 al binario 20 di Porta Nuova.
Esco da lavoro, un panino al volo, recupero Pippo, 40' di treno e siamo a Condove.
Ci vediamo in biblioteca.

2 dicembre 2013

Civati a Condove. Domani

Domani pomeriggio, dalle 15, 15.30 in poi, Pippo Civati sarà in biblioteca a Condove per incontrare amministratori, lavoratori di aziende in crisi della valle, iscritti e simpatizzanti del Pd.
Lo farà, lo faremo insieme, perchè abbiamo un'idea nuova della politica, che però è antichissima.
Quella di andare dove ci sono i problemi, tra la gente, in mezzo alle questioni.
Non per insegnare o per promettere la luna. Banalmente per ascoltare e per tentare di riannodare un filo di speranza che in Valsusa si è spezzato tanto tempo fa. 
So che l'orario è complicato, ma in campagna elettorale (perchè poi l'8 dicembre ci sono le primarie...) i tempi sono sempre strettissimi.
Sarò comunque un'occasione importantissma per passare dalla delusione alla speranza e per rendersi conto di persona che non tutto è perduto.

28 novembre 2013

Sono in lista per Civati. #sapevatelo


Le primarie dell'8 dicembre non decideranno solo chi sarà il prossimo segretario del Pd.
Verranno eletti anche i membri dell'assemblea nazionale, il luogo di dibattito, rappresentanza e scelta politica più importante del Pd.
Ad ogni candidato sarà collegata una lista di nomi, per cui votando, che ne so, PIPPO CIVATI, voterete contemporaneamente per i candidati scelti a suo sostegno.
La provincia di Torino è stata suddivisa in sette collegi elettorali (quelli del Senato, legge Mattarellum): Ivrea, Settimo/Caselle, Pinerolo/Susa, Rivoli/Collegno/Grugliasco, Nichelino/Moncalieri, Torino 1 (circoscrizioni 1,2,3,8,9,10) e Torino 2 (4,5,6,7), per cui chi voterà alle primarie a Torino sceglierà, oltre a Civati, delle persone diverse rispetto a chi voterà a Susa o a Rivoli o a Moncalieri.
In pratica, nel collegio di Pinerolo/Susa, chi voterà Pippo Civati voterà anche me, che sono il capolista della lista a suo sostegno.
Al mio fianco, Agnese Boni di Pinerolo, Luigi Giordano di La Cassa e Roberta Falzoni, sempre di Pinerolo. 
Un segnale di attenzione da parte di Pippo verso la Valsusa e verso il lavoro fatto in questi anni.
Quindi, votando Civati votate un po' anche me.
La cosa fa un po' sorridere, mi onora parecchio ma soprattutto spero serva almeno un po' a coinvolgere più gente possibile intorno alle idee e alle proposte portate avanti da Pippo.
Capito? 
Adesso l'8 sapete cosa fare.
    

26 novembre 2013

Gli endorsement che ci piacciono

Questa campagna per le primarie dell'8 dicembre sembra i 3.000 siepi.
Ogni giorno una scadenza, un documento da leggere, persone da contattare, eventi da organizzare, materiale da distribuire ecc, ecc.
La scadenza di questa (prima parte di...) settimana è fissata per giovedì alle 12. Entro quell'ora devono essere presentate le liste dei candidati all'assemblea nazionale, collegate ai singoli candidati nazionali, corredate da 50 firme per ogni lista.
In pratica, l'8 dicembre non si voterà solo per Renzi, Cuperlo o PIPPO CIVATI :) ma anche per delle piccole liste di persone che andranno a comporre l'organismo assembleare più importante del Pd.
La nostra raccolta procede alla grande. Stiamo ricevendo adesioni da tutti i territori della provincia e probabilmente riusciremo a chiudere questa partita già stasera.
Mettendo a posto i moduli, mi è cascato l'occhio su una firma in particolare, che mi ha fatto molto piacere vedere.
Quella di Elvio Fassone. Ex senatore, giurista, pensatore raffinato ed elegante.
Una di quelle persone da non rottamare insomma, ma da tenersi ben strette.
Vota Civati e lo fa convintamente.
Ci piacciono parecchio questi endorsement.
          

19 novembre 2013

Gli inceneritori si spengono, spegnendoli

Avete presente il sindaco di Parma, Pizzarotti? Quello del Movimento 5 Stelle, che aveva promesso fuoco e fiamme contro l'inceneritore che si stava costruendo nella sua città, giurando e spergiurando che "con noi a capo della città, l'inceneritore non aprirà mai".
Bene. Sappiamo come è andata finire.
A pochi chilometri da Parma c'è un'altra città che si chiama Reggio Emilia e che, a livello provinciale, ha un assessore che si chiama Mirko Tutino, un ragazzo del'83 che si occupa di ambiente e di tutela del paesaggio.
Mirko non ha fatto tanto casino.
Si è semplicemente messo a lavorare e l'inceneritore di Reggio Emilia è riuscito a spegnerlo.
Come ha fatto? Ce lo spiegherà "di perso
na personalmente", giovedì sera alle 20.30, in piazza Vittorio 1 a Nichelino.
Io fossi in voi un salto lo farei.

18 novembre 2013

Civati l'8 dicembre ci sarà


Ieri sera si sono concluse le convenzioni di circolo del Pd, un momento di dibattito riservato agli iscritti che hanno votato i candidati alla segreteria nazionale.
Sulla base di queste votazioni, dei quattro candidati attualmente in corsa uno dovrà cedere il passo. Uno, che da ieri sera si chiama Gianni Pittella.
In tutta Italia infatti il grosso degli iscritti democratici si è diviso tra Matteo Renzi (45,7%) e Gianni Cuperlo (38%). Pippo Civati ha preso l'11% dei voti mentre Pittella si è fermato al 5%.
In provincia di Torino il voto è stato simile a quello nazionale, con Renzi che chiude al 47%, Cuperlo al 41% e Civati a poco più del 9%.
Come mozione Civati abbiamo recuperato molti consensi in provincia, mentre a Torino città e nella prima cintura non siamo riusciti ad andare oltre al 5%. I circoli più grandi sono anche quelli più "fidelizzati" dai leader del partito e quindi più difficili da smuovere.
Il dato vero però è un altro.
Negli ultimi due mesi mi sono occupato di organizzare la mozione sul territorio provinciale.
Uno sbattimento senza fine. Siamo partiti che non eravamo neanche dieci e oggi possiamo contare su una rete attiva di una sessantina di persone che in questi giorni hanno promosso la mozione nei circoli, venduto il CiWino, distribuito volantini, ecc. Partendo da zero, e senza rimbalzi mediatici, abbiamo recuperato 502 voti tra gli iscritti, che pochi non sono.
Ci siamo conosciuti, abbiamo imparato a lavorare insieme e anche a divertirci.
Ora abbiamo tre settimane per fare quello che ci piace di più.
Parlare con la gente, convincerla a dar fiducia a Pippo Civati e alla sua idea di centrosinistra.  
Dimostrargli che le cose cambiano in un modo solo.
Cambiandole              

8 novembre 2013

E' ora di bere un buon CiWino

Vi risparmio anche l'imbarazzo della scelta.
Perchè se le cose cambiano, cambiandole, il vino lo si beve, bevendolo.
Ma soprattutto acquistandolo.
Il CiWino è un ottimo barbera da pasto, imbottigliato da un produttore locale di Castigliole ed etichettato da noi di Piemonte per Civati.
E' un vino che fa bene non solo perchè è buono e tiene allegri, ma perchè acquistandolo si finanzia la campagna congressuale per la segreteria del Pd di Giuseppe Civati.
Non avendo nessun grande finanziatore alle spalle, ci siamo inventati questo modo trasparente e divertente per raccogliere i fondi necessari per la stampa di volantini e pieghevoli, per coprire le spese di affitto dei locali dove abbiamo fatto (e faremo) iniziative pubbliche e per tutte le spese che in una campagna elettorale devonoe ssere affronatate.
Il CiWino fa 12 gradi, è garantito "101 free" (nel senso che i famosi 101 non lo possono bere) ed è in vendita a 7 euro a bottiglia.
Per info, richieste e prenotazioni scrivetemi in privato (jacopo.suppo@libero.it oppure sul mio profilo Facebook) o mandate una mail a piemonte@civati.it oppure cercateci sulla pagina Facebook Piemonte per Civati.   
Vi dico solo che in due giorni ne abbiamo venute 132.
Fossi in voi mi affretterei.

4 novembre 2013

Il congresso provinciale del Pd

Questo week end si è concluso il congresso provinciale del Pd. Tra oggi e mercoledì ci saranno ancora alcuni congressi di circolo, che attribuirenno una trentina di delegati sui 250 totali.
In pratica però, il 90% del lavoro è fatto.
Ha vinto Fabrizio Morri, candidato neo renziano (dico neo perchè si è scoperto rottamatore alla soglia dei 60, un mesetto fa, come il suo sponsor Fassino), come ampiamente pronosticato alla vigilia. Lo stesso Morri che alle parlamentarie di un anno fa aveva preso la bellezza di 467 voti (arrivando ultimo) e che ora invece sfonda quota 3.800 voti, rischiando seriamente di chiudere sopra i 4.000.
Che peccato per lui! Se avesse preso gli stessi voti un anno fa, ora sarebbe a Roma, anche se forse un terzo mandato parlamentare sarebbe stato un impegno troppo gravoso.
Dico tutto questo non per fare il polemico (un po' sì però...) ma per introdurre qualche elemento di chiarezza in un dibattito sclerotizzato e che in questi ultimi giorni si è fossilizzato sulla vicenda vergognosa, ma ahimè non nuova, delle tessere last minute.
Il dato politico vero è che il Pd torinese avrà un segretario commissariato da Fassino. Magari anche una brava persona, capace e preparata, ma che si troverà a fare il notaio di decisioni prese altrove. Decisioni che riguardano il futuro del nostro territorio. Robette tipo inceneritore, metropolitana, servizi ai cittadini, ecc, ecc. Torino città aumenterà il suo peso e il Pd non sarà quel  luogo in grado di fare elaborazione indipendente dalle dinamiche amministrative del capoluogo.
I sostenitori di Morri hanno sposato questo progetto. Alcuni convintamente (ed è legittimo), altri un po' più inconsciamente (e non volerlo riconoscere è sciocco), altri inconsapevolmente (penso ai nuovi iscritti pescati per strada).
Io ho fatto una strada diversa. Ho rotto le scatole (insieme ad altri eh, non sono Superman) a Matteo Franceschini Beghini perchè fosse lui il candidato di un Pd diverso, deluso, che ha un'altra idea della politica. Siamo partiti in una decina di persone, senza sponsor, senza soldi, senza padri/padrini/datori di lavoro. Ecco, abbiamo preso poco meno di 800 voti e 25 delegati in assemblea (più del 10%. Più del segretario uscente, per dire). Gente libera, contattata e coinvolta una per una, girando la provincia come matti.
Come avevamo promesso, questo congresso per noi vuole essere solo l'inizio di un nuovo percorso. Sarà complicato e molto lungo, ma credo anche che non ci siano tante altre alternative per chi crede che la politica sia un fatto collettio, non solo un perenne accordo tra gruppi di potere.
Ora per noi inizia un viaggio nuovo, quello vero direi.

28 ottobre 2013

A scanso di equivoci

Sabato ho ripostato su Facebook il video del mio intervento alla Leopolda 2010.
Ho ricevuto un po' di like e son venute fuori tutta una serie di riflessioni su Tav, Pd, congresso, ecc, ecc.
Ci tengo a dire solo una cosa, perchè credo che a qualcuno sia sfuggita.
Non ho postato quel video per parlare (ancora una volta) di Tav. La mia posizione sul tema rimane quella di sempre, così come rimangono immutate le critiche a chi, a Roma come in valle, non ha saputo o non ha voluto gestire questo problema in maniera rigorosa. Forse, e dico forse, avremmo potuto evitare tutti i casini che capitano un giorno sì e l'altro pure.
Ho voluto postare quel video per segnare la differenza tra l'evento di tre anni fa e quello che è terminato ieri. Perchè se la qualità degli interventi e la grande partecipazione è sempre la stessa, è la prospettiva ad essere diversa.
Perchè nel 2010 c'era una nuova generazione democratica, diffusa sul territorio, competente e appassionata, che per la prima volta si guardava negli occhi e iniziava un percorso di rinnovamento che è ancora molto lungo. C'erano due ragazzi a dirigere le danze, che non sono stati su quel palco tre giorni soltanto per ambizione personale, ma lo hanno fatto perchè credevano veramente di poter essere i front man di una nuova generazione che si candidava alla guida di un centrosinistra nuovo, rinnovato e ampio.
Al netto degli interventi (moltissimi dei quali belli, condivisibili, studiati) e della partecipazione, la Leopolda di quest'anno aveva un'altra prospettiva.
Quella di lanciare la corsa di uno. Di uno solo.
Circondato, tra l'altro, da molti di quei personaggi che lui stesso aveva promesso di voler mandare in pensione e che non più tardi di un anno fa lo dipingevano come il Belfagor d'Oltrarno.   
"Innovare la politica con Fini e Casini è come voler circumnavigare Capo Horn con il pedalò", disse Renzi alla vigilia delle primarie dell'anno scorso.
Ecco, cambiare il Pd con Fassino, Franceschini e tutti i vari signorotti delle tessere invece, è come andare a Pechino in ginocchio su una strada sterrata.    
Io credo che la differenza sia tutta qui. E per me non è poco.
Resta il rammarico per quello che poteva essere e non è stato. Per non aver saputo dare seguito a quello che, ad oggi, resta il momento di partecipazione politica (nel centrosinistra) più alto per la mia generazione 
Son stati fatti tanti errori, ma alla fine ognuno fa le sue scelte e se saran giuste o sbagliate, non lo scopriremo l'8 dicembre, ma dal 9 in poi. 

   

13 ottobre 2013

Ieri ho incontrato una persona

Sono settimane intensissime, e come potete vedere anche il blog ne risente parecchio.
Scrivo poco, aggiorno e riposto ancora meno.
Abbiamo messo in piedi una bella organizzazione a sostegno di Pippo Civati, facendo eventi, raccogliendo firme, contattando amici e compagni sparsi per tutta la provincia, che ci stanno dando una grandissima mano.
Abbiamo deciso anche di provare a dare il giro al Pd locale, candidando e sostenendo Matteo Franceschini Beghini alla carica di segretario provinciale.
Insomma, finito il lavoro alle 17.30, se ne inizia un altro che dura almeno fino a mezzanotte. Raccolta firme, iniziative, incontri per scrivere documenti. Stancante, ma bello e divertente.
Sto conoscendo tante persone entusiaste e capaci, che fanno le cose perchè ci credono e le fanno con il sorriso sulle labbra. Che non è poco.
Ieri però ne ho conosciuta una che mi ha colpito.
Si chiama Giovanni, è un ragazzino di 82 anni che fa l'architetto e che nella sua vita ha sempre fatto coincidere la sua professione con la politica. Cioè ha fatto della sua idea di urbanistica e di spazio a servizio della comunità la cifra del suo impegno politico. Un servizio.
Ha un blog, come me, e nelle righe di presentazione c'è scritta una cosa che mi è piaicuta tantissimo.    
"Si dice che c'è disgusto tra la gente verso i partiti e verso la politica in generale. Questo disgusto nasce da un equivoco. La politica non è ciò che vediamo tutti i giorni in televisione: incontri tra segretari di partito, oscure dichiarazioni, linguaggio incomprensibile, noia. Politica è il vivere quotidiano in mezzo agli altri, sono le nostre esigenze, i nostri problemi: il lavoro, la scuola, i figli. Ciascuno di noi, come singolo o come gruppo, ha delle esigenze; politica è far andare d'accordo queste esigenze con quelle della collettività, con quelle generali".
E basta. Il senso della militanza sta tutto in queste poche righe.
Sentendo parlar Giovanni mi è tornato in mente mio nonno, che ha fatto la guerra (tutta) e che lavorato per cinquant'anni prendendosi cura prima dei suoi figli e poi dei suoi nipoti. Invalido di guerra, operaio, padre e nonno dalle poche parole ma dal grande esempio.
E mi è tornato in mente Mario, che lunedì saluteremo per l'ultima volta, che tanto ci ha insegnato con il suo stile e il suo essere costruttore di ponti tra gli uomini.
Ecco. Rottamiamo i modi sbagliati della politica. Il compromesso al ribasso, l'opportunismo, la smania del potere fine a sè stesso.
Teniamoci stretti Giovanni e quelli come lui. 



 
      

9 ottobre 2013

The good company

C'era una sera di pioggia, una bocciofila e un piatto di antipasti piemontesi.
Era marzo inoltrato, ma lo schiaffo preso il 25 febbraio faceva ancora male. Ci trovammo tra amici, una ventina, un po' per guardarci negli occhi e vedere se eravamo ancora tutti interi, un po' per capire se c'era ancora la voglia, e soprattutto le condizioni, per fare un po' di politica.
Discutemmo molto e decidemmo poco, ma fu un punto di partenza.
In questi mesi non ci siamo persi di vista. Abbiamo continuato a disctuere molto, anche in maniera accesa. Ci siamo presi per il culo e ci siamo stuzzicati. Nonostante le differenze, ci siamo uniti, mentre intorno a noi aumentavano le divisioni. Divisioni tutto attaccato, perchè di visioni (politiche) non ne abbiamo viste molte. Nessuna, a dirla proprio tutta.
E allora ci siamo detti che è arrivato il momento, anche per noi, di giocare la nostra partita.
Ci siamo detti che se uno è iscritto al Pd non lo è perchè gliel'ha detto Cuperlo, Civati o Renzi, ma perchè spera di fare qualcosa di utile per il mondo che abita e per i mondi che frequenta.
Abbiamo pensato che è ora di marcare un distacco e delle differenze rispetto agli accordi sottobanco, alle alleanze di potere, a chi guarda solo a sè stesso e al suo cadreghino.
Abbiamo deciso, insieme (e abbiamo anche dovuto insistere :) ), che Matteo Franceschini Beghini può essere il candidato democratico (non renziano, cuperliano, ecc, ecc, democratico) giusto per inaugurare una stagione nuova di questo malconcio Pd.
Ci proviamo. Sapendo che non abbiamo nulla da perdere e che abbiamo tanti spazi per fare cose divertenti e nuove, con persone divertenti e nuove. 
Liberi, aperti, allegri, determinati. La Buona Compagnia del Pd.
Il viaggio è appena iniziato e lo vogliamo presentare giovedì sera, alle 21, alla sede del Pd in via Masserano 6.
Tutte le info, qui.
     

18 settembre 2013

Il pensiero debole

Questo sabato si riunisce l'assemblea nazionale del Pd, che dovrà stabilire tempi e modi del prossimo congresso, che spero venga convocato il prima possibile.
Non credo che le regole cambieranno più di tanto (e meno male...), anche se il motivo di questa decisione non sembra essere quello, sacrosanto, che le regole non si cambiano prima di una competizone, ma semplicemente perchè in tanti sosterranno Matteo Renzi e quindi bene le primarie aperte, osteggiate fino a poche settimane fa.
Ecco, il limite più grande del mio partito mi sembra proprio questo.
Un pensiero debole che guarda solo a quello che capita oggi o se va bene, a domani mattina.
E quindi, dopo un sei mesi in cui non si poteva dire nulla perchè "se no cade il governo", siamo passati con un giro di valzer a mettere da parte la discussione sui problemi del nostro Paese "perchè tanto vince Renzi" e poi ci pensa lui.
L'importante ora è stare il più vicino possibile al Matteo nazionale, quello che fino a gennaio era una sorta di bestia di Satana da massacrare, cosa che si porta dietro tutta una serie di riflessioni che avevo già scritto qui. 
In questi giorni di festa provinciale e di grandi discussioni con amici e iscritti, la cosa che più mi ha lasciato perplesso è stato proprio questo ragionamento. Personalmente non posso credere che questi mesi così difficili, punta di un iceberg che agita i mari del Pd da almeno tre anni, vengano dimenticati "perchè tanto vince Renzi". Non voglio credere che la discussione, più libera che in passato, nata intorno ai temi del lavoro, dell'integrazione, dei diritti e del senso stesso della politica in questi tempi così strani (cos'è la partecipazione, come si organizza oggi, che ruolo può avere la sinistra in tutto ciò) venga messa in freezer "perchè tanto vince Renzi". Capisco lo smarrimento e la voglia di voltare pagina, ma il momento giusto per questo cambiamento è capitato mesi fa, quando dovevamo scegliere il candidato premier e andò come sappiamo. Sostenere Renzi perchè-poi-si-va-a-votare-e-poi-si-vince è una bel mantra che racchiude in sè tutta una serie di eventi che non è detto che si verifichino uno in fila all'altro così, come se nulla fosse. A fare i conti senza l'oste siamo dei fenomeni, e anche oggi vedo il rischio che si diano per scontate troppe cose che scontate non lo sono per niente.     
Oggi dobbiamo decidere chi farà il segretario, che è una cosa un po' diversa dal fare il premier. Serve una persona che rimetta al centro la partecipazione, la discussione, il senso di comunità e che sia un "fattore scatenante" tra i militanti. Che sia in grado di mettere in moto energie indipendentemente dalla sua persona e dal fatto che si vada a votare domani o tra tre anni.
L'esperienza del governo Letta dimostra proprio questo. Il problema non è il governo, che si barcamena e tira a campare, il problema è che il Pd non ha un linea e si fa tirare un po' a destra (sempre più spesso) e un po' a sinistra (raramente).
In questo Paese abbiamo bisogno di luoghi dove fare politica, dove incontrarsi e riconoscersi, dove discutere, imparare e fare rete. Luoghi che magari esistono pure, ma sono sempre di meno e sempre meno frequentati.
Lasciamo da parte i conti che non tornano mai. Non anteponiamo il consenso (che oggi c'è e domani chissà) alla politica se vogliamo evitare altri 25 febbraio.