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21 settembre 2014

I primi passi della città metropolitana

Premessa.
Ovvia ma necessaria.
La nascitura Città Metropolitana dovrebbe sostituire la Provincia di Torino. Il Presidente di questo nuovo ente sarà il Sindaco di Torino.
Noi il 12 ottobre eleggeremo il consiglio metropolitano che dovrà redigere lo statuto del nuovo ente, con una votazione di secondo livello, cioè aperta ai soli consiglieri comunali.
Bene. Ora leggetevi questo pezzo de LaStampa uscito qualche giorno fa. 
Ecco, mentre noi (mi ci metto anche io) perdevamo tempo e voce a discutere di liste, nomi, territori, quote di partito, ecc, ecc, altri si organizzavano per benino.
Concessione salvate, bilanci messi in sicurezza, pianificazione di investimenti e per i prossimi vent'anni tutti felici e contenti.
Specialmente quelli di Sitaf e dintorni.    
Tante care cose a tutti.



28 agosto 2014

Renziani nonostante Renzi

Oggi Menichini ci racconta cosa sta succedendo nel Pd emiliano in vista delle primarie per la scelta del candidato alla presidenza della Regione.
"Il Pd emiliano sceglie tra renziani e renziani" scrive il direttore di Europa, tracciando il profilo dei due candidati Richetti e Bonaccini e facendo emergere i profili di due persone che sono arrivati a sostenere il premier con percorsi diversi e in momenti diversi. "Per vedere chi vincerà torneremo lì dove il rottamatore cominciò a tramutarsi in segretario. (...) Nella regione che sempre ha deciso le sorti della sinistra italiana. Sarà in Emilia Romagna che assisteremo alla prima conta interna del Pd 2.0".
Sono d'accordo fino ad un certo punto. 
Perchè se la competizione in Emilia è fatta con questo spirito, con questi protagonisti e con queste prospettive politiche, viva la competizione!
Mi piacerebbe che Menichini si facesse un giro a Torino, per vedere come funziona qui il Pd, chi sono e come si muovono i principali sostenitori del premier. Da Fassino a Gariglio per arrivare a Morri e Quagliotti. In mezzo, una pletora di assessori, consiglieri comunali, funzionari di partito, ecc. In molti casi riconvertiti al verbo renziano dopo l'esplosione del gruppo dirigente bersaniano, con una giravolta fatta con una non chalance da fare invidia a Roberto Bolle.
Gente che la pensa in maniera diversa su tutto e che si è fatta la guerra per anni, ma che oggi è pronta anche a farsi l'abbonamento alla Fiorentina se è necessario. 
Qui da noi, caro Menichini, ci sono tantissimi renziani che con Renzi e la sua carica di rinnovamento (che io trovo ahimè sempre più affievolita) non hanno proprio nulla a che fare. Gruppi organizzati che stanno insieme per spirito di sopravvivenza e che si fanno la guerra ad ogni occasione buona, cioè quando ci si deve candidare a qualcosa. 
E non è solo una questione di coerenza o di tempistica. Paradossalmente, anche io potrei essere annoverato tra i "renziani della prima ora" visto che sono stato uno dei pochi torinesi a parlare dal palco della prima Leopolda. E' questione che, in Emilia come in Piemonte come in tutto il resto d'Italia, il Pd prende il 41% per merito di Renzi e per assenza di avversari credibili. I protagonisti locali però, e soprattutto le pratiche politiche, sono sostanzialmente invariati.
E allora il punto non è "assistere alla prima conta interna del Pd 2.0", ma chiedersi se esiste un futuro per un partito che quasi non esiste più perchè ha deciso di affidarsi in toto al suo leader non per convinzione, ma solo perchè si è stufato di perdere. Un luogo dove si discute poco, non si decide quasi nulla (quello lo si fa coi caminetti), si fa pochissima formazione e selezione di classe dirigente. 
In queste condizioni, quando non ci sarà più Renzi o si riaffacceranno degli avversari, che ne sarà del nostro 41%? Ma soprattutto, quale sarà la nostra proposta?

 
 

13 dicembre 2013

Cosa succede in città (una settimana coi forconi)

Questa settimana è stata surreale per i torinesi o per chi Torino la frequenta quotidianamente.
La mobilitazione di diverse categorie economiche e sociali, legittima e figlia di una crisi economica e politica di cui si stenta a vedere la fine, è degenerata in manifestazioni di violenza, intimidazione e squadrismo da parte di alcuni gruppi organizzati che hanno sfruttato questa occasione per gettare nel caos la città e sconvolgere la vita di migliaia di cittadini.
Insieme ad altri compagni del Pd, ci siamo stupiti nel non vedere da parte del nostro partito una presa di posizione netta contro questo stato di cose. Abbiamo perciò deciso di chiedere al presidente dell’assemblea provinciale, Alessandro Altamura, la convocazione di un’assemblea straordinaria e pubblica, dove poter discutere di quello che sta succedendo alla nostra città e di come riuscire a capire le ragioni di chi protesta e isolare e condannare i violenti. Per farlo abbiamo raccolto oltre sessanta firme di delegati in assemblea e altrettante di iscritti e militanti del Pd.
Nel frattempo, la situazione di violenza e di degenerazione più forte si è verificata a Nichelino, dove un gruppo di persone ha assediato il comune, tenendo letteralmente in ostaggio il sindaco Catizone e alcuni impiegati. La popolazione di Nichelino, dopo la bella iniziativa di martedì sera (i ragazzi sono usciti a pulire le strade inzozzate da questi vandali), ha deciso di convocare per questo pomeriggio, alle 18.30, una fiaccolata contro la violenza e contro la degenerazione della protesta.      
Ieri pomeriggio, come primo firmatario della richiesta di assemblea, mi sono sentito con il segretario Fabrizio Morri. Abbiamo concordato che l'iniziativa di Nichelino stava assumendo una dimensione che andava oltre i confini cittadini e che sarebbe stato importante esserci. Abbiamo perciò concordato di "aderire" alla marcia di Nichelino e Morri si è impegnato a far convocare l'assemblea entro la prossima settimana.
Durante questo colloquio ho chiesto espressamente a Morri di fare di tutto affinchè il Pd aderisse alla marcia di domani indetta dai sindacati contro il governo Cota, contro la crisi e contro le violenze che si sono manifestate in questi giorni. 
L'adesione è arrivata in serata. Non per merito mio eh, ma perchè è stato trovato un accordo. Diciamo che era un'esigenza diffusa, quella di scendere in piazza tutti insieme.       
Perchè vi ho raccontato questa storia?
Perchè lo devo alle persone che abbiamo contattato in questi giorni e che hanno condiviso con me e altri questa iniziativa.
Perchè "l'immobilismo del Pd" tanto strombazzato dai giornali è una triste realtà, ma non deve essere confuso con l'ignavia.
Ci siamo trovati di fronte ad una protesta che è nata in un modo ed è finita in un altro. Abbiamo sperimentato come le forze dell'ordine non fossero preparate ad affrontare una situazione del genere (e vorrei ancora capire perchè...). Non abbiamo capito quello che stava succedendo. Non lunedì però, ma nelle settimane precedenti, quando la protesta si stava organizzando.
La cosa che mi lascia più perplesso è che sembra del tutto evidente come in questa città e nei territori che gravitano intorno a Torino, pare non esserci più una rete di rapporti tra istituzioni, partiti, sindacati, associazioni, ecc. Ci si muove in ordine sparso, senza un coordinamento organizzativo e senza neanche avere le idee chiare su cosa sta succedendo.
Estremizzo: alcuni difendono i forconi a spada tratta mentre altri dicono che son solo fascisti.
E poi le iniziative. Mercoledì sera gli autoconvocati sotto il Comune, ieri la CGIL ha affittato una mongolfiera (non sto scherzando) con uno striscione "meno tasse, più lavoro", stamattina c'è un presidio dell'ANPI, oggi pomeriggio la fiaccolata a Nichelino, domani la manifestazione dei sindacati. Tutte cose fatte per bene ed importanti, ma slegate tra di loro.
In questo caos, il Pd ha fatto un po' il pesce in barile, un po' è stato tirato per la giacca da una parte e dall'altra, un po' si è mosso senza però prendere posizioni nette.
Spero che, finito tutto questo casino, ci si renda conto che o si ricomincia a parlarsi, o siamo panati.  Parlare con chi manifesta onestamente e ha tutte le ragioni per farlo, parlare con chi, associazioni e sindacati, ha ancora un ruolo di rappresentanza, parlare con chi, semplicemente, ha ancora voglia di occuparsi della cosa pubblica e, soprattutto, del futuro del nostro territorio e della nostra società.
 
 
 
  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
        

 
   


4 novembre 2013

Il congresso provinciale del Pd

Questo week end si è concluso il congresso provinciale del Pd. Tra oggi e mercoledì ci saranno ancora alcuni congressi di circolo, che attribuirenno una trentina di delegati sui 250 totali.
In pratica però, il 90% del lavoro è fatto.
Ha vinto Fabrizio Morri, candidato neo renziano (dico neo perchè si è scoperto rottamatore alla soglia dei 60, un mesetto fa, come il suo sponsor Fassino), come ampiamente pronosticato alla vigilia. Lo stesso Morri che alle parlamentarie di un anno fa aveva preso la bellezza di 467 voti (arrivando ultimo) e che ora invece sfonda quota 3.800 voti, rischiando seriamente di chiudere sopra i 4.000.
Che peccato per lui! Se avesse preso gli stessi voti un anno fa, ora sarebbe a Roma, anche se forse un terzo mandato parlamentare sarebbe stato un impegno troppo gravoso.
Dico tutto questo non per fare il polemico (un po' sì però...) ma per introdurre qualche elemento di chiarezza in un dibattito sclerotizzato e che in questi ultimi giorni si è fossilizzato sulla vicenda vergognosa, ma ahimè non nuova, delle tessere last minute.
Il dato politico vero è che il Pd torinese avrà un segretario commissariato da Fassino. Magari anche una brava persona, capace e preparata, ma che si troverà a fare il notaio di decisioni prese altrove. Decisioni che riguardano il futuro del nostro territorio. Robette tipo inceneritore, metropolitana, servizi ai cittadini, ecc, ecc. Torino città aumenterà il suo peso e il Pd non sarà quel  luogo in grado di fare elaborazione indipendente dalle dinamiche amministrative del capoluogo.
I sostenitori di Morri hanno sposato questo progetto. Alcuni convintamente (ed è legittimo), altri un po' più inconsciamente (e non volerlo riconoscere è sciocco), altri inconsapevolmente (penso ai nuovi iscritti pescati per strada).
Io ho fatto una strada diversa. Ho rotto le scatole (insieme ad altri eh, non sono Superman) a Matteo Franceschini Beghini perchè fosse lui il candidato di un Pd diverso, deluso, che ha un'altra idea della politica. Siamo partiti in una decina di persone, senza sponsor, senza soldi, senza padri/padrini/datori di lavoro. Ecco, abbiamo preso poco meno di 800 voti e 25 delegati in assemblea (più del 10%. Più del segretario uscente, per dire). Gente libera, contattata e coinvolta una per una, girando la provincia come matti.
Come avevamo promesso, questo congresso per noi vuole essere solo l'inizio di un nuovo percorso. Sarà complicato e molto lungo, ma credo anche che non ci siano tante altre alternative per chi crede che la politica sia un fatto collettio, non solo un perenne accordo tra gruppi di potere.
Ora per noi inizia un viaggio nuovo, quello vero direi.

9 ottobre 2013

The good company

C'era una sera di pioggia, una bocciofila e un piatto di antipasti piemontesi.
Era marzo inoltrato, ma lo schiaffo preso il 25 febbraio faceva ancora male. Ci trovammo tra amici, una ventina, un po' per guardarci negli occhi e vedere se eravamo ancora tutti interi, un po' per capire se c'era ancora la voglia, e soprattutto le condizioni, per fare un po' di politica.
Discutemmo molto e decidemmo poco, ma fu un punto di partenza.
In questi mesi non ci siamo persi di vista. Abbiamo continuato a disctuere molto, anche in maniera accesa. Ci siamo presi per il culo e ci siamo stuzzicati. Nonostante le differenze, ci siamo uniti, mentre intorno a noi aumentavano le divisioni. Divisioni tutto attaccato, perchè di visioni (politiche) non ne abbiamo viste molte. Nessuna, a dirla proprio tutta.
E allora ci siamo detti che è arrivato il momento, anche per noi, di giocare la nostra partita.
Ci siamo detti che se uno è iscritto al Pd non lo è perchè gliel'ha detto Cuperlo, Civati o Renzi, ma perchè spera di fare qualcosa di utile per il mondo che abita e per i mondi che frequenta.
Abbiamo pensato che è ora di marcare un distacco e delle differenze rispetto agli accordi sottobanco, alle alleanze di potere, a chi guarda solo a sè stesso e al suo cadreghino.
Abbiamo deciso, insieme (e abbiamo anche dovuto insistere :) ), che Matteo Franceschini Beghini può essere il candidato democratico (non renziano, cuperliano, ecc, ecc, democratico) giusto per inaugurare una stagione nuova di questo malconcio Pd.
Ci proviamo. Sapendo che non abbiamo nulla da perdere e che abbiamo tanti spazi per fare cose divertenti e nuove, con persone divertenti e nuove. 
Liberi, aperti, allegri, determinati. La Buona Compagnia del Pd.
Il viaggio è appena iniziato e lo vogliamo presentare giovedì sera, alle 21, alla sede del Pd in via Masserano 6.
Tutte le info, qui.
     

9 giugno 2013

Un appuntamento importante

Domani sera a Torino c'è il segretario del Pd.
Cioè, non quello di adesso, quello che ci sarà dopo il prossimo congresso.
Pippo Civati insomma.
Sarà alla Fabbrica delle E, in corso Trapani, insieme a Davide Mattiello.
Parleremo di noi, del Pd, del governo, del futuro dell'Italia e di tante altre cose.
In poche parole, una serata da non perdere.
Per tutte le info logistiche, cliccate qui.
Ci vediamo lì, vi aspetto.

24 maggio 2013

Il centesimo Mole

Il pezzo che ho scritto per IlPost ha fatto il botto.
106 tweet, oltre 700 like su Facebook e centinaia di condivisioni.
La storia del centesimino sbagliato che da ieri sera vale 6.600 euro ha spaccato.
In giornata, se riusciamo, vi faremo vedere anche il momento dell'aggiudicazione.
Nel frattempo, continuate a cercare nelle vostre tasche. Magari esce fuori un gran bel viaggio.


5 marzo 2013

#unaltromodo

Passato lo tsunami, le cose che restano in piedi son poche. Allo smarrimento e alla rabbia però deve seguire subito l'entusiasmo e la voglia di ricominciare. 
La scoppola elettorale ci ha demoralizzato e, forse, anche un po' diviso.
L'idea mia, di Ilda e di Daniele è quella di fare tesoro di quello che è successo e provare a ripartire, partendo veramente dal Pd e dal centrosinistra. Non dai dirigenti, ma dagli elettori. 
Dai noi.      
Vogliamo fare F5 sul Pd e sulla politica italiana, ma non possiamo permettere che siano sempre i soliti a indicarci la strada (spesso, quella sbagliata).
Dobbiamo farlo tutti insieme, inventarci #unaltromodo (che è poi lo slogan della giornata) per rioccuparci della politica, rioccupandola.  
Vi aspettiamo sabato mattina, dalle 10 in poi, al Cecchi Point di via Cecchi 15 per discutere e capire insieme a voi come rimettere in marcia il centrosinistra.
Una giornata alla pari, a mani nude, senza scalette, solo un microfono e le idee di tutti noi.
Chiunque voglia intervenire prepari una parola guida e un intervento di 5 minuti. Niente di più.
Registreremo tutto, metteremo gli interventi online e li trasmetteremo a tutti i partiti del centrosinistra.

L'evento Facebook, con le info e la discussione che sta nascendo i queste ore, qui.

 

30 gennaio 2013

Trova l'errore, parte seconda


Dopo il successo del post sulla Fiera della Toma, torna a grande richiesta il gioco "trova l'errore". Qui di fianco trovate la mappa delle stazioni della linea Torino-Bardonecchia che è affissa sulle pareti di tutti i nuovissimi treni del Sistema Metropolitano Ferroviario.
Leggete bene e trovate l'errore.
In premio, un viaggio sul Condove-Torino delle 7.36 in un giorno a vostra scelta, così facciamo il viaggio insieme. Se volete sedervi vicino a me, sappiate che sono ingombrante e i sedili sono stretti :) 
    
  

10 gennaio 2013

Chi va a Roma?

Oggi LaStampa pubblica questo interessante specchietto sulla possibile futura pattuglia parlamentare della provincia di Torino.
Primo partito, il Pd, che eleggerebbe 12 deputati e 11 senatori. Distante, distantissimo, il Pdl con 4/5 deputati e 4 senatori. Sel, Movimento 5 Stelle, Legam, Udc e Monti tra 1 e 3 onorevoli a seconda delle previsioni. Ingroia, Fli e LaDestra 0 spaccato.
Stando a queste previsioni, il prossimi deputati del Pd eletti in Piemonte 1 sarebbero: Cesare Damiano, Paola Bragantini, Francesca Bonomo, Edo Patriarca, Anna Rossomando, Andrea Giorgis, Antonio Boccuzzi, Silvia Fregolent, Umberto D'Ottavio, Davide Mattiello e Roberto Tricarico.
Per quanto riguarda il Piemonte 2, la lista dei candidati si può trovare qui, ma non ho sondaggi su cui fare proiezioni. 
I neo senatori invece, eletti su base regionale, dovrebbero essere: Ignazio Marino, Stefano Lepri (che a vederli uno dietro l'altro fa un po' impressione...), Vannino Chiti, Daniele Borioli, Elena Ferrara, Elena Fissore, Nicoletta Favero, Nerina, Dirindin, Patriza Manassero, Magda Zanoni e Stefano Esposito.

4 dicembre 2012

Delle due, l'una

Ieri a Lione si è svolto un vertice intergovernativo tra Italia e Francia.
Tanti punti all'ordine del giorno, anche se la notizia più attesa riguardava il futuro della Torino-Lione.
I due governi hanno ribadito il loro "sì" all'opera, stilando anche una timeline dei lavori e chiedendo all'Europa certezze sui finanziamenti.
Uno degli obiettivi dichiarati dell'opera è "favorire il trasporto su ferro rispetto a quello su gomma perchè meno inquinante". Titoloni sui giornali, rilanci di agenzia, dichiarazioni. Bene.
E' passata invece un po' in sordina un'altra decisione, cioè quella di far diventare la galleria di servizo del traforo autostradale del Frejus una vera e propria canna di transito.
Ora, senza voler essere polemico, mi permetto di dire che risulta poco credibile, nello stesso vertice, promuovere sia la costruzione di un tunnel ferroviario, sia la trasformazione in canna di transito di un tunnel che doveva esseresolo di servizio, specialmente in tempi così difficili come quelli che stiamo vivendo.
Scegliete.
Delle due, l'una.    

3 dicembre 2012

Rassegna Stampa (postuma)

Questa me l'ero persa.

Qualche giorno fa ho sottoscritto questo documento.
L'altro giorno mi hanno segnalato che siamo finiti su LaStampa.

Pubblicato a mia insaputa :)

1 dicembre 2012

Stasera c'è Juve-Toro.

Stasera si gioca il 185° derby della Mole.
Una partita che mancava da tre anni e mezzo e che l’ultima volta fu risolta nei minuti finali da un’inzuccata di Giorgione Chiellini. Non una grande partita, come gran parte di quelle che si sono giocate negli ultimi anni.
Il su e giù del Toro dalla A alla B e il post Calciopoli della Juve hanno negato ai tifosi di Torino, e a tutto il calcio italiano, una sfida sentitissima, che come tutti i derby andava oltre i confini del calcio.
La squadra del padrone ricca, vincente e “influente”, infarcita di giocatori coi piedi di fata contro l’undici operaio tutto corsa e muscoli. Quelli favoriti, sempre e comunque, contro quelli che hanno il mondo (e anche il destino) contro. La Juventus, prima squadra di calcio della città, contro il Torino, fondata da “dissidenti” juventini, scontenti di come veniva gestita la società all’inizio del ‘900.   
Stasera più che due squadre si incontrano due modi di intendere il calcio e la vita, ma soprattutto tantissime storie personali e ricordi belli o brutti. Dalle vittorie granata all’epoca del Grande Torino ai calcioni rifilati a Sivori negli anni ’60. Dalle sfide scudetto degli anni ’70, con Anastasi e Bettega da una parte e Pulici e Graziani dall’altra, fino al Toro-Juve in sordina di inizio anni ’90.
E poi i “miei derby”. La doppietta di Conte nel 1993 e quella di Rizzitelli nel 1995 (ultima vittoria torinista), l’errore di Salas nel 3-3 da brividi del 2001, le corna di Maresca al primo gol in serie A nel 2002, il tacco volante di Del Piero nel 2003, le botte Bonomi-Davids, il gol di Trezeguet col piede in fuorigioco nel 2007.
Quando ero un piccolo ultras anche io, e per me il derby si vedeva solo allo stadio, mi divertiva un sacco questa scena. Se segnavamo noi, urla, grida, un bordello infinito e poi tutti a mandare sms ai nostri amici granata. Se segnavano loro, il boato si sentiva lontano, mentre la nostra curva era un “bip-bip” unico, e tiravamo fuori il cellulare dalla tasca con la voglia di lanciarlo in campo.
Forse la cosa più bella sul derby l’ha detta Boniperti, descrivendo le sensazioni che aveva provato nel battere un rigore in Juve-Toro di oltre sessant’anni fa. “Riuscivo a vedere i tifosi del Toro negli occhi, credevo stessero per venirmi tutti addosso. Avevo paura di sbagliarlo. Ho tirato più forte che potevo e poi son corso via, un po’ per abbracciare i miei compagni, un po’ per paura che scendessero in campo sul serio”.
Stasera sarà ancora così.
Forse in un derby c’è sempre più paura di perdere che non voglia di vincere. Sicuramente, appena finito, c’è subito voglia di giocarne un altro.