Ieri Luna Nuova e La Stampa han dedicato uno spazio a "Comuni a ruote libere", una bellissima iniziativa per la sensibilizzazione dello sport per disabili, organizzata con il patrocinio del Comune di Rivoli.
Ringrazio ancora Paolo De Francia che mi ha invitato a partecipare e i ragazzi del Conte Ver
de Basket.
Condove si saprà sdebitare, accogliendo questi ragazzi al più presto.
Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post
13 maggio 2015
31 marzo 2015
Volere la luna. Anche una legge elettorale però va bene.
Eduard Bernstein è stato uno dei più importanti socialdemocratici di fine '800.
Conobbe Engles a Londra e, pur trovandosi d'accordo con lui e Marx sulla struttura sociale che avevano descritto, sui meccanismi economici e politici che regolavano il mondo del lavoro di allora, e anche sulla necessità di instaurare un nuovo corso sociale fondato sul potere ai lavoratori, polemizzò profondamente con loro su come raggiungere questo obiettivo. Non attraverso una spinta rivoluzionaria ma attraverso un'opera di modernizzazione permanente del capitalismo. Attraverso un'azione di contrattazione tra lavoratori e capitani d'industria. Attraverso una pratica politica riformista. La sua idea di società, di innovazione e di politica si riassume nel suo motto più famoso: "il fine è nulla, il movimento è tutto".
Ieri sera, riascoltando qualche intervento della direzione nazionale del PD dove si discuteva della legge elettorale, mi è tornata in mente la frase di Bernstein.
Perchè forse questa legge elettorale potrebbe essere migliore.
Perchè resto convinto del fatto che un ritorno al tanto odiato e poi tanto rimpianto Mattarellum sarebbe stata la cosa migliore.
Perchè credo che i capilista scelti dai gruppi dirigenti di questi partiti ormai insesistenti rischino di essere scelti in base a criteri di fedeltà e non di merito.
Però, ci sono dei però.
Perchè a forza di aspettare e litigare su una legge migliore, rischiamo di andare a votare ancora una volta con questa schifezza che abbiamo adesso.
Perchè quelli che oggi criticano l'Italicum e chiedono un ritorno al Mattarellum, sono in gran parte gli stessi che il Mattarellum potevano reintrodurlo, ma non lo han fatto.
Perchè credo che il problema dei capilista bloccati si possa superare con le primarie, cosa su cui Renzi si è impegnato e su cui bisogna vigilare e chiedere conto.
Perchè sono convinto che la storia non si esaurisca con un voto parlamentare, ma vada avanti nonostante i Renzi, i D'Alema, i Fassina e i Giachetti, e il Parlamento (presumibilmente il prossimo o quelli che verranno) potrà ricominciare a discutere di legge elettorale altre cento volte, se è necessario e se ci saranno le condizioni.
Questo è "il movimento" di Bernstein. Questa è l'essenza del riformismo.
Un pezzo del mio partito invece ha deciso di andare allo scontro totale, cercando un casus belli che difficilmente sarà capito da chi dobbiamo convincere a votarci ma soprattutto non valorizzando manco un po' le modifiche all'Italicum che erano state richieste e accolte, trasformando così una vittoria in una sconfitta.
Credo che dietro a tutto questo ci siano alcune ragioni politiche ma soprattutto un senso di rancore nei confronti di Renzi, "reo" di aver fatto saltare il tappo ad un partito imbottigliato nel passato di chi lo aveva fatto nascere, ma forse mai davvero nato. Questo però è stato deciso da un congresso, mica da un golpe.
Ieri è stato il giorno, oltre che dell'Italicum, anche dei 100 anni di Pietro Ingrao, che qualche anno fa scrisse un bellissimo libro intitolato "Volevo la Luna". Condivido in pieno lo spirito di quello scritto: volare alto, darsi obiettivi al limite dell'impossibile, rilanciare sempre. Vivere "in movimento" insomma. Ingrao di sicuro non era un riformista, però aveva capito che per volere la Luna, o almeno una legge elettorale, la testimonianza non basta.
Conobbe Engles a Londra e, pur trovandosi d'accordo con lui e Marx sulla struttura sociale che avevano descritto, sui meccanismi economici e politici che regolavano il mondo del lavoro di allora, e anche sulla necessità di instaurare un nuovo corso sociale fondato sul potere ai lavoratori, polemizzò profondamente con loro su come raggiungere questo obiettivo. Non attraverso una spinta rivoluzionaria ma attraverso un'opera di modernizzazione permanente del capitalismo. Attraverso un'azione di contrattazione tra lavoratori e capitani d'industria. Attraverso una pratica politica riformista. La sua idea di società, di innovazione e di politica si riassume nel suo motto più famoso: "il fine è nulla, il movimento è tutto".
Ieri sera, riascoltando qualche intervento della direzione nazionale del PD dove si discuteva della legge elettorale, mi è tornata in mente la frase di Bernstein.
Perchè forse questa legge elettorale potrebbe essere migliore.
Perchè resto convinto del fatto che un ritorno al tanto odiato e poi tanto rimpianto Mattarellum sarebbe stata la cosa migliore.
Perchè credo che i capilista scelti dai gruppi dirigenti di questi partiti ormai insesistenti rischino di essere scelti in base a criteri di fedeltà e non di merito.
Però, ci sono dei però.
Perchè a forza di aspettare e litigare su una legge migliore, rischiamo di andare a votare ancora una volta con questa schifezza che abbiamo adesso.
Perchè quelli che oggi criticano l'Italicum e chiedono un ritorno al Mattarellum, sono in gran parte gli stessi che il Mattarellum potevano reintrodurlo, ma non lo han fatto.
Perchè credo che il problema dei capilista bloccati si possa superare con le primarie, cosa su cui Renzi si è impegnato e su cui bisogna vigilare e chiedere conto.
Perchè sono convinto che la storia non si esaurisca con un voto parlamentare, ma vada avanti nonostante i Renzi, i D'Alema, i Fassina e i Giachetti, e il Parlamento (presumibilmente il prossimo o quelli che verranno) potrà ricominciare a discutere di legge elettorale altre cento volte, se è necessario e se ci saranno le condizioni.
Questo è "il movimento" di Bernstein. Questa è l'essenza del riformismo.
Un pezzo del mio partito invece ha deciso di andare allo scontro totale, cercando un casus belli che difficilmente sarà capito da chi dobbiamo convincere a votarci ma soprattutto non valorizzando manco un po' le modifiche all'Italicum che erano state richieste e accolte, trasformando così una vittoria in una sconfitta.
Credo che dietro a tutto questo ci siano alcune ragioni politiche ma soprattutto un senso di rancore nei confronti di Renzi, "reo" di aver fatto saltare il tappo ad un partito imbottigliato nel passato di chi lo aveva fatto nascere, ma forse mai davvero nato. Questo però è stato deciso da un congresso, mica da un golpe.
Ieri è stato il giorno, oltre che dell'Italicum, anche dei 100 anni di Pietro Ingrao, che qualche anno fa scrisse un bellissimo libro intitolato "Volevo la Luna". Condivido in pieno lo spirito di quello scritto: volare alto, darsi obiettivi al limite dell'impossibile, rilanciare sempre. Vivere "in movimento" insomma. Ingrao di sicuro non era un riformista, però aveva capito che per volere la Luna, o almeno una legge elettorale, la testimonianza non basta.
Etichette:
Bersani,
civati,
congresso,
D'Alema,
elezioni,
Pd,
politica,
primarie,
programma,
Prossima Italia - PD,
Renzi
25 marzo 2015
1992: una riflessione
Ieri sera ho visto i primi due episodi di "1992", la serie di Sky dedicata a Tangentopoli. Il taglio che è stato dato è molto spettacolare e in alcuni tratti un po' sopra le righe (è una fiction del resto). Una sorta di "grande bellezza" senza lustrini, paillettes e champagne.
Emerge però una cosa, forse per la prima volta in maniera così evidente. Che se il sistema era malato, e lo era, la colpa era di tutti. Dei corrotti innanzitutto, che non hanno servito la Repubblica "con disciplina e onore", come recita la Costituzione. Dei corruttori, che hanno creduto non nel loro lavoro ma nel loro arricchimento, investendo in tangenti invece che nelle loro aziende mandandole all'aria.
Di un Paese, il nostro, molto cattivo e molto spregiudicato a cui, in fondo, andava bene così. Come scrive Feltri in un pezzo molto bello, uscito ieri: "non è la storia di Mani pulite ma la storia di Tangentopoli, e cioè non è la storia del drappello di pm bensì la storia di come eravamo, noi abitanti della città delle mazzette".
La prima fiction su quegli anni, che io ricordo a malapena come un rumore di fondo nel tg della sera, mentre mangiavamo cena, mi fa riflettere su due cose: la prima è che, passati più di vent'anni, quei mesi così intensi si stanno storicizzando. C'è quindi la possibilità di iniziare a riflettere su quello che è accaduto con un po' meno pathos, un po' più di distacco e di oggettività, comprendendo cosa è successo ma soprattutto, e qui la seconda riflessione, cosa ha generato la caduta della Prima Repubblica: non la rinvicita dei giusti, ma l'assalto alla diligenza da parte dei peggio burocrati, politici, affaristi e feccendieri, incarnati e degnamente rappresentati da un uomo solo.
Emerge però una cosa, forse per la prima volta in maniera così evidente. Che se il sistema era malato, e lo era, la colpa era di tutti. Dei corrotti innanzitutto, che non hanno servito la Repubblica "con disciplina e onore", come recita la Costituzione. Dei corruttori, che hanno creduto non nel loro lavoro ma nel loro arricchimento, investendo in tangenti invece che nelle loro aziende mandandole all'aria.
Di un Paese, il nostro, molto cattivo e molto spregiudicato a cui, in fondo, andava bene così. Come scrive Feltri in un pezzo molto bello, uscito ieri: "non è la storia di Mani pulite ma la storia di Tangentopoli, e cioè non è la storia del drappello di pm bensì la storia di come eravamo, noi abitanti della città delle mazzette".
La prima fiction su quegli anni, che io ricordo a malapena come un rumore di fondo nel tg della sera, mentre mangiavamo cena, mi fa riflettere su due cose: la prima è che, passati più di vent'anni, quei mesi così intensi si stanno storicizzando. C'è quindi la possibilità di iniziare a riflettere su quello che è accaduto con un po' meno pathos, un po' più di distacco e di oggettività, comprendendo cosa è successo ma soprattutto, e qui la seconda riflessione, cosa ha generato la caduta della Prima Repubblica: non la rinvicita dei giusti, ma l'assalto alla diligenza da parte dei peggio burocrati, politici, affaristi e feccendieri, incarnati e degnamente rappresentati da un uomo solo.
20 febbraio 2015
Con più democrazia
"Al male reagiremo con più democrazia e più umanità".
Così Jens Stoltenberg, primo ministro norvegese, si rivolse alla stampa che gli chiedeva come avrebbe reagito il suo Paese di fronte alla carneficina che si era consumata sull'isola di Utoya.
L'integralismo e il fanatismo sono fenomeni che stanno nella pancia delle nostre società, che negli ultimi 25 anni sono cambiate in maniera radicale.
Dagli attacchi alle Torri Gemelle a Utoya, da Londra a Madrid, da Parigi a Copenaghen. Momenti che hanno messo e stanno mettendo alla prova i nostri valori, le regole del nostro vivere insieme, le sfide che abbiamo davanti e che riguardano il multiculturalismo, l'integrazione, la tolleranza.
Questa sera, alle 21, vogliamo parlare di tutte queste cose insieme a Ilda Curti, assessore all'integrazione del Comune di Torino e Brahaim Baya, portavoce dell'Associazione Islamica delle Alpi di Torino, moderati dal giornalista Giorgio Brezzo.
Sono contento che i giornali locali ne abbiano parlato.
Tutte le info sulla serata le trovate qui.
Spero di vedervi in tanti.
12 febbraio 2015
"Ce lo chiede l'Europa" è andata alla grande
Ringrazio La Valsusa per lo spazio che ha voluto dedicare all'incontro di sabato scorso con Daniele Viotti. Credo da sempre che l'Europa sia lo spazio naturale del nostro agire come cittadini e amministratori.
Ringraziando Daniele per la disponibilità, rinnovo l'impegno ad organizzare altri momenti di questo tipo, utili a dare una visione d'insieme e un quadro generale che spesso sfugge, sommersi come siamo dalla quotidianità.
6 febbraio 2015
Ancora un remind
Ma ve l'avevo già detto che domani viene Daniele Viotti a Condove per parlare di Europa e di #futuropossibile?
5 febbraio 2015
Rassegna stampa condovese
Il progetto Abil-mente, il dopo scuola che partirà domani grazie all'AGESCI, la rinascita dell'Associazione Commercianti e la bella serata del 31 con la Protezione Civile e i bambini condovesi per Fora l'ors!
Progetti piccoli e grandi che abbiamo seguito in questi mesi e che ora sono realtà.
Ogni tanto, qualche soddisfazione.
Alè!
Rassegna stampa Ce lo chiede l'Europa
Ringrazio La Valsusa per lo spazio dedicato all'iniziativa di sabato con Daniele Viotti.
Adesso nessuno ha più scuse. Sapete tutti cosa fare sabato mattina alle 10,nel salone della biblioteca di Condove.
Ci vediamo lì.
Info varie, as usual, sull'evento Facebook,.
9 dicembre 2014
Rassegna Stampa. Condove e l'Imu sui terreni agricoli
Oggi Luna Nuova dedica una pagina alla complicata vicenda dell'Imu "agricola", la norma per cui i proprietari dei terreni agricoli situati in Comuni collocati tra 0 e 600 mt sul livello del mare avrebbero dovuto pagare, entro il 16 dicembre, una nuova tassa di possesso.
La norma, che risale al 2012 ma che è diventata legge solo a metà 2014 e i cui decreti attuativi sono stati votati a fine novembre, è stata sospesa. Troppe le proteste e le pressioni da parte degli amministratori di mezza Italia, che si son trovati i bilanci da rifare dopo averli assestati.
Oggi mi segnalano che, molto probabilmente, entrofine settimana verrà votato un ddl ad hoc che rinvierà questa nuova tassa. Non si capisce ancora se a fine gennaio o se a giugno.
Il tutto, in un quadro in cui la tassazione locale nel 2015 cambierà totalmente tra la nuova contabilità armonizzata e l'introduzione della local tax.
La norma, che risale al 2012 ma che è diventata legge solo a metà 2014 e i cui decreti attuativi sono stati votati a fine novembre, è stata sospesa. Troppe le proteste e le pressioni da parte degli amministratori di mezza Italia, che si son trovati i bilanci da rifare dopo averli assestati.
Oggi mi segnalano che, molto probabilmente, entrofine settimana verrà votato un ddl ad hoc che rinvierà questa nuova tassa. Non si capisce ancora se a fine gennaio o se a giugno.
Il tutto, in un quadro in cui la tassazione locale nel 2015 cambierà totalmente tra la nuova contabilità armonizzata e l'introduzione della local tax.
3 dicembre 2014
Rassegna stampa. Consiglio, questione rifiuti e patto di stabilità
Con un po' di ritardo vi segnalo alcune cose uscite in questi giorni sui giornali locali.
Da una breve sintesi del consiglio comunale della settimana scorsa, alla vicenda rifiuti, chiudendo con alcune considerazioni mie e del sindaco sul patto di stabilità, uno strumento che impedisce ai Comuni di spendere soldi che hanno in cassa. Soldi veri, che servirebbero ad accendere mutui per costruire opere pubbliche, compiere lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, investire sul territorio. Si stima che i soldi bloccati dal patto di stabilità siano circa 30 miliardi di euro. Una cifra enorme. Una finanziaria.
La settimana scorsa l'Anci ci ha trasmesso una nota in cui si parla di un accordo con il Governo per l'allentamento di alcuni vincoli del patto a partire dal 2015, ma non ci sono riferimenti certi ne tantomeno cifre.
Anche in questo caso, staremo a vedere.
Da una breve sintesi del consiglio comunale della settimana scorsa, alla vicenda rifiuti, chiudendo con alcune considerazioni mie e del sindaco sul patto di stabilità, uno strumento che impedisce ai Comuni di spendere soldi che hanno in cassa. Soldi veri, che servirebbero ad accendere mutui per costruire opere pubbliche, compiere lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, investire sul territorio. Si stima che i soldi bloccati dal patto di stabilità siano circa 30 miliardi di euro. Una cifra enorme. Una finanziaria.
Anche in questo caso, staremo a vedere.
2 dicembre 2014
I primi effetti degli 80 euro
Vi racconto una cosa.
Prima, un po' di cronistoria.
Ad aprile il Governo vara la famosa norma che porta in busta paga il famoso bonus fiscale crescente.
I famosi 80 euro "di Renzi".
Una riforma che, per essere strutturale, ha bisogno di 9,5 miliardi di euro.
Il 18 ottobre il Governo presenta la manovra economica (presentato...ha mandato delle slides) annunciando, tra le altre cose, che nel 2015 sono previsti tagli alle tasse per 18 miliardi di euro.
Quindi per gli italiani ci saranno 9,5 miliardi di euro in più e 18 miliardi di euro in meno.
Bene no?
No.
Perchè a settembre il Governo ha tagliato ai comuni i trasferimenti mentre venerdì, a due giorni dalla chiusura dei bilanci comunali (DUE GIORNI!) ha fatto uscire una norma che ridefinisce l'IMU sui terreni agricoli che sballa totalmente i bilanci dei piccoli comuni, specialmente quelli montani o collinari.
Parlando di Condove (4800 abitanti circa), i soldi tagliati a settembre furono 40.000 euro, mentre quelli tagliati venerdì 59.000. Tagliati il venerdì sera quando il termine ultimo per l'assestmaneto dei bilanci era fissato a domenica.
Soldi questi che i Comuni (cioè io, i miei compagni di giunta e di maggiroanza e gli uffici) dovremmo andare a chiedere ai cittadini entro il 16 dicembre!
Capite il meccanismo? Roma introduce una tassa che fa riscuotere ai Comuni, data limite, 16 dicembre. Visto però che sa già che in pochissimi pagheranno (non ci sonoi tempi materiali per organizzare questa cosa), fa che tagliare i trasferimenti. Cosi Roma comunque i soldi li vede, a noi rimangono le incazzature dei cittadini e un bilancio (già apporvato) da rifare.
E' una vigliaccata.
Una vigliaccata firmata Matteo Renzi e Graziano Delrio, due che hanno iniziato a fare poltica facendo i sindaci.
Vi chiedo una cosa sola: fermatevi!
A forza di correre qui il verso è cambiato così tanto che sembra tutto uguale a prima.
Prima, un po' di cronistoria.
Ad aprile il Governo vara la famosa norma che porta in busta paga il famoso bonus fiscale crescente.
I famosi 80 euro "di Renzi".
Una riforma che, per essere strutturale, ha bisogno di 9,5 miliardi di euro.
Il 18 ottobre il Governo presenta la manovra economica (presentato...ha mandato delle slides) annunciando, tra le altre cose, che nel 2015 sono previsti tagli alle tasse per 18 miliardi di euro.
Quindi per gli italiani ci saranno 9,5 miliardi di euro in più e 18 miliardi di euro in meno.
Bene no?
No.
Perchè a settembre il Governo ha tagliato ai comuni i trasferimenti mentre venerdì, a due giorni dalla chiusura dei bilanci comunali (DUE GIORNI!) ha fatto uscire una norma che ridefinisce l'IMU sui terreni agricoli che sballa totalmente i bilanci dei piccoli comuni, specialmente quelli montani o collinari.
Parlando di Condove (4800 abitanti circa), i soldi tagliati a settembre furono 40.000 euro, mentre quelli tagliati venerdì 59.000. Tagliati il venerdì sera quando il termine ultimo per l'assestmaneto dei bilanci era fissato a domenica.
Soldi questi che i Comuni (cioè io, i miei compagni di giunta e di maggiroanza e gli uffici) dovremmo andare a chiedere ai cittadini entro il 16 dicembre!
Capite il meccanismo? Roma introduce una tassa che fa riscuotere ai Comuni, data limite, 16 dicembre. Visto però che sa già che in pochissimi pagheranno (non ci sonoi tempi materiali per organizzare questa cosa), fa che tagliare i trasferimenti. Cosi Roma comunque i soldi li vede, a noi rimangono le incazzature dei cittadini e un bilancio (già apporvato) da rifare.
E' una vigliaccata.
Una vigliaccata firmata Matteo Renzi e Graziano Delrio, due che hanno iniziato a fare poltica facendo i sindaci.
Vi chiedo una cosa sola: fermatevi!
A forza di correre qui il verso è cambiato così tanto che sembra tutto uguale a prima.
Etichette:
bilancio,
comune,
condove,
consiglio comunale,
euro,
Italia,
politica,
Renzi,
Sindaco,
valsusa
26 novembre 2014
Un piccolo racconto del consiglio di ieri sera
Il consiglio comunale di ieri
sera è stato molto tecnico.
All’odg, due punti riguardanti
l’assestamento di bilancio, l’approvazione del regolamento per l’installazione
dell’impianto di video sorveglianza presso le isole interrate, il rinnovo della
convenzione con l’asilo Perodo e l’istituzione delle commissioni consiliari.
Prima di dibattere questi
punti, l’assessore Allais ha risposto ad un paio di interrogazioni di
Buongiorno Condove sul piano di emergenza di protezione civile e sui cattivi
odori/fumi che ogni tanto alcuni condovesi che abitano in via Gramsci, via Piave
o via Conte Verde hanno sentito. Durante le risposte Giorgia ha comunicato al
consiglio lo sblocco dei fondi ATO che serviranno per la pulizia del torrente
Gravio per gli anni 2015-2017 per una cifra superiore al milione di euro. Una bella
boccata di ossigeno per un ambito, quello della manutenzione del territorio, su
cui è importante investire il più possibile.
Anche il consigliere Bruno ha
presentato delle interrogazioni, ma lo ha fatto durante il consiglio. Gran
parte erano incentrate su argomenti di mia competenza, quindi fornirò risposta
scritta il prima possibile.
Per quanto riguarda l’assestamento
di bilancio, prima ho illustrato la variazione che abbiamo fatto utilizzando 62.000
euro dell’avanzo di amministrazione. Questi soldi ci servono per chiudere
(senza il pagamento di interessi o di penali) un finanziamento fatto dalla
precedente amministrazione con Enel Sole per la sostituzione di 181 punti luce
che sarebbe durato ancora 6 anni al costo di 11.000 euro all’anno. Dal 2015
quindi avremo qualche risorsa in più da utilizzare.
Per quanto riguarda l’assestamento,
le cose da segnalare non sono state significative in quanto il grosso dei
ritocchi era già stato fatto in sede di equilibrio. Abbiamo ancora risparmiato
qualche euro sul capitolo delle indennità di carica (e ci tengo a dirlo…)
mentre abbiamo finanziato due progetti educativi (Treno della Memoria e AbilMente)
in collaborazione con l’Istituto Comprensivo. Il bilancio 2014 si è così chiuso
a 4.155.770,00 euro.
Passando all’approvazione del
regolamento per l’installazione delle videocamere nelle isole interrate, anche
qui il consiglio si è trovato sostanzialmente d’accordo con questa iniziativa. La
situazione è diventata insostenibile e c’è la necessità di procedere con azioni
di controllo. Questo regolamento è il primo passo (necessario) per iniziare l’iter
che porterà alla scelta degli strumenti di videosorveglianza e alla ricerca dei
soldi per i lavori.
Abbiamo quindi rinnovato la
convenzione con l’asilo Perodo, un atto che di solito è di competenza della
giunta ma che abbiamo deciso di condividere con tutto il consiglio perché ci sembrava
giusto visto l’importante ruolo sociale dell’asilo. Anche qui, nulla di
particolare da segnalare.
Abbiamo poi chiuso con la
composizione delle commissioni consiliari. Istituita a luglio quella edilizia,
abbiamo formalizzato la costituzione di quella bilancio, di quella ambiente e territorio
e di quella rifiuti, che abbiamo deciso di istituire (dopo che la passata
amministrazione non lo aveva fatto) perché speriamo di farla diventare il luogo
di lavoro e di confronto su un tema sentitissimo da tutti i cittadini.
24 novembre 2014
Io #stosereno. Tu #cambiaverso.
Parto
dall’unico dato che mi sembra condiviso da tutti.
L’affluenza
al voto in Emilia Romagna non è più classificabile come “un campanello dall’allarme”.
È qualcosa di molto di più.
È
una cosa che nel nostro Paese non credo sia mai successa e che, a mio modo di
vedere, avvicina la nostra democrazia a quella statunitense. One man show più
comitati elettorali al posto dei partiti uguale affluenza bassa, bassissima. Da
questo punto di vista il dato emiliano è il risultato di un percorso in atto da
tempo e che il botto di Grillo alle politiche del 2013 aveva solo ritardato. Se
poi sia anche l’inizio della parabola discendente di Renzi, è una cosa che non
credo sia ancora dato a sapersi.
Dentro
a questo ci sono un po’ di cose da leggere con attenzione, partendo dall’eccezionalità
della situazione emiliana.
Quelle
di ieri erano elezioni anticipate (anche in Calabria) perché a luglio il
presidente Errani si era dimesso.
In
un contesto del genere quindi uno si aspetta che i partiti all’opposizione
facciano il botto.
Bene,
c’è una fetta, non gigante ma significativa, di elettori di destra che a sto
giro ha premiato Salvini e la sua strategia movimentista/antitutto.
Per
il resto, l’M5S passa da oltre 400.000 voti a poco meno di 160.000, il
raggruppamento alla sinistra del Pd recupera sì e no 50.000 voti.
Gli
unici a guadagnarci sono i leghisti, che raddoppiano i voti passando da 115.000
a 230.000 voti.
Questa
situazione mi fa pensare che la stragrande maggioranza di quelli che pensano
che il Pd abbia amministrato male l’Emilia, o che banalmente ce l’hanno con
Renzi, piuttosto che votare le liste grilline o quelle alla sinistra del Pd
sono rimaste a casa. E fossi in loro mi
farei delle domande molto serie
In
questa debacle voglio vedere anche un dato positivo. E cioè spero che questi
numeri frenino le frenesie scissioniste all’interno del Pd. Noi non siamo messi
benissimo, ma altrove son messi peggio. E anche l’idea di fare una “nuova cosa”
per rappresentare chi non va a votare mi sembra molto accademica. L’offerta
politica c’è ed è ampia. Evidentemente sono i contenuti che latitano.
C’è
poi l’unico soggetto politico strutturato che è rimasto in Italia, il Pd, che
nel giro di sei-mesi-sei perde 700.000 voti.
Credo
che le ragioni siano tante. Votare due volte all’anno non aiuta la
partecipazione, riproporsi dopo una serie di scandali neppure, la vicenda delle
primarie aveva già mandato dei segnali preoccupanti. E poi, nonostante i tweet
di Renzi, c’è un problema più ampio. Perché il Partito della Nazione in questi
sei mesi non è diventato quel soggetto politico inclusivo e plurale di cui
parlava tempo fa Reichlin, ma una nave senza capitano sulla quale stanno provando
a salire tutti. Un capolavoro di gattopardismo che magari vince anche, a patto
che in molti stiano a casa.
Sempre
meno persone guardano con fiducia alla politica. La maggioranza di quelli che
lo fanno guardano (ancora) al Pd.
Fossi
nel segretario-premier-uomoovunque mi fermerei un attimo e proverei a fare il punto
della situazione, che ahilui non credo possa essere contenuto in 140 battute. Fossi
in lui la pianterei lì con questa annuncite e proverei a portare a casa almeno
un paio delle mille cose messe in pista e poi dimenticate tra una commissione o
un voto alla Camera o al Senato. Magari la smetterei anche di dire che gli enti
locali sono degli spreconi, che non servono a nulla e che sarebbe il caso di
chiuderli, perché poi i risultati sono (anche) questi qui.
Io
continuo a #starsereno.
Fossi
in lui però, inizierei a #cambiareverso.
Questa
volta sul serio però.
11 novembre 2014
Due giorni a Bruxelles
Domani e dopo domani saranno due giorni molto intensi e importanti.Insieme ad altri amici, compagni e amministratori, saremo ospiti a Bruxelles di Daniele Viotti, Elly Schlein e Renata Briano. Due giorni dedicati all'Unione Europea, per capire come funziona, quali sono gli argomenti su cui è incentrato l'attuale dibattito politico, quale aiuto può dare l'UE all'Italia e ai nostri territori in questo momento di crisi economica, sociale, culturale.
Dalle politiche per i giovani a quelle per l'immigrazione, dai trasferimenti che l'Italia usa pochissimo e malissimo ai progetti per l'occupazione finanziabili con i fondi FESR.
Ci sarà tanto da fare e da capire.
Non vedo l'ora.
27 ottobre 2014
Un week end un po' pesante
Ho seguito con parecchio distacco il debry Leopolda-Piazza San Giovanni.
Ho trovato entrambi i momenti molto strumentali, molto costruiti, tutto sommato abbastanza fini a se stessi.
Perchè su riforma del mercato del lavoro, sul mondo del lavoro e sul ruolo del sindacato hanno ragione Renzi, Di Vico oggi su Il Corriere e il solito pungente Enrico Sola.
Perchè le vere sciagure di questo mercato del lavoro sono sia dei contratti al limite dello sfruttamento, sia la struttura stessa del mercato del lavoro. Rigida, immobile, incapace di essere inclusiva quando serve e allo stesso tempo di ricollocare e di garantire protezioni quando le esigenze cambiano.
Perchè la corsa al posto fisso e alle sue tutele ha garantito la generazione precedente, ma sta massacrando la mia e, in tempi di crisi devastante come quelli di questi anni, ha innescato una guerra tra poveri che ha aumentato le inefficienze, ha bloccato possibili reazioni (industriali, economiche, finanziarie) a questo stato di cose ma soprattutto ha creato nell'immaginario collettivo una frattura devastante.
Chi ha un lavoro che gli garantisce dei diritti (DI-RIT-TI) è un privilegiato. E i diritti sono diventati un privilegio.E questo perchè, banalmente, chi usufruisce di questi diritti è ormai la minoranza di chi lavora.
Quando la CGIL dice di dover allargare i diritti, un paio di domande su questa status quo se le dovrebbe fare. Perchè se non ha convinto ad iscriversi al sindacato manco uno come me, abbastanza politicizzato e sensibile a quello che mi capita intorno, forse un problema di rappresentanzione della realtà ce l'ha.
A questo gigantesco caos bisogna metter mano, cosa che il governo sta provando a fare.
E qui, per me, casca Renzi.
Perchè ridurre il dibattito su questo tema come un perenne scontro tra vecchi e nuovi, tra gufi e rivoluzionari, tra chi blocca il paese e chi lo vuole cambiare, semplicemente non serve a nulla e inizia a dare anche un po' fastidio.
Soprattutto quando, a voler fare i precisini, nella legge delega su cui il governo ha chiesto la fiducia (la fiducia su una legge delega...) non c'è scritto praticamente nulla (NULLA!) del percorso politico di questo riforma del mercato del lavoro.
E non basta salire su un palco e urlare "basta ai co.co.pro e sì al contratto unico!" se poi non mi spieghi (e ormai è un mesetto buono...) come intendi procedere e dove mi trovi le coperture per questa riforma.
Perchè allora mi viene il sospetto che ci troviamo di fronte ad un bluff.
L'ennesimo bluff. Che secondo me è mirato ad andare al voto anticipato.
Una strategia che di rottamatrice non ha proprio nulla, anzi.
Un sacco di miei amici hanno partecipato o alla Leopolda, o alla manifestazione in piazza San Giovanni.
A loro mi sento di chiedere questo. Proviamo a mettere un attimo da parte l'orgoglio identitario e proviamo a perseguire un obiettivo comune. Incalzate (-amo) il governo affinchè non getti nel calderone degli slogan e degli hashtag questa opportunità storica di ammodernare il nostro mercato del lavoro.
Adesso che possiamo essere noi a decidere, facciamolo.
Ho trovato entrambi i momenti molto strumentali, molto costruiti, tutto sommato abbastanza fini a se stessi.
Perchè su riforma del mercato del lavoro, sul mondo del lavoro e sul ruolo del sindacato hanno ragione Renzi, Di Vico oggi su Il Corriere e il solito pungente Enrico Sola.
Perchè le vere sciagure di questo mercato del lavoro sono sia dei contratti al limite dello sfruttamento, sia la struttura stessa del mercato del lavoro. Rigida, immobile, incapace di essere inclusiva quando serve e allo stesso tempo di ricollocare e di garantire protezioni quando le esigenze cambiano.
Perchè la corsa al posto fisso e alle sue tutele ha garantito la generazione precedente, ma sta massacrando la mia e, in tempi di crisi devastante come quelli di questi anni, ha innescato una guerra tra poveri che ha aumentato le inefficienze, ha bloccato possibili reazioni (industriali, economiche, finanziarie) a questo stato di cose ma soprattutto ha creato nell'immaginario collettivo una frattura devastante.
Chi ha un lavoro che gli garantisce dei diritti (DI-RIT-TI) è un privilegiato. E i diritti sono diventati un privilegio.E questo perchè, banalmente, chi usufruisce di questi diritti è ormai la minoranza di chi lavora.
Quando la CGIL dice di dover allargare i diritti, un paio di domande su questa status quo se le dovrebbe fare. Perchè se non ha convinto ad iscriversi al sindacato manco uno come me, abbastanza politicizzato e sensibile a quello che mi capita intorno, forse un problema di rappresentanzione della realtà ce l'ha.
A questo gigantesco caos bisogna metter mano, cosa che il governo sta provando a fare.
E qui, per me, casca Renzi.
Perchè ridurre il dibattito su questo tema come un perenne scontro tra vecchi e nuovi, tra gufi e rivoluzionari, tra chi blocca il paese e chi lo vuole cambiare, semplicemente non serve a nulla e inizia a dare anche un po' fastidio.
Soprattutto quando, a voler fare i precisini, nella legge delega su cui il governo ha chiesto la fiducia (la fiducia su una legge delega...) non c'è scritto praticamente nulla (NULLA!) del percorso politico di questo riforma del mercato del lavoro.
E non basta salire su un palco e urlare "basta ai co.co.pro e sì al contratto unico!" se poi non mi spieghi (e ormai è un mesetto buono...) come intendi procedere e dove mi trovi le coperture per questa riforma.
Perchè allora mi viene il sospetto che ci troviamo di fronte ad un bluff.
L'ennesimo bluff. Che secondo me è mirato ad andare al voto anticipato.
Una strategia che di rottamatrice non ha proprio nulla, anzi.
Un sacco di miei amici hanno partecipato o alla Leopolda, o alla manifestazione in piazza San Giovanni.
A loro mi sento di chiedere questo. Proviamo a mettere un attimo da parte l'orgoglio identitario e proviamo a perseguire un obiettivo comune. Incalzate (-amo) il governo affinchè non getti nel calderone degli slogan e degli hashtag questa opportunità storica di ammodernare il nostro mercato del lavoro.
Adesso che possiamo essere noi a decidere, facciamolo.
Etichette:
cambiamento,
civati,
Italia,
lavoro,
manifestazione,
politica,
Renzi,
sindacati
21 ottobre 2014
Qui cambia tutto
Nella direzione nazionale di lunedì, Matteo Renzi ha parlato per la
prima volta di una prospettiva politica che già da qualche giorno aveva
trovato spazio nei media. Semplificando, un ipotetico Partito della
Nazione (che è una definizione che trovo orribile).
Un soggetto largo ma definito ("da Romano a Migliore" ha detto Renzi), un partito per uscire definitivamente da questa lunga agonia della seconda Repubblica e aprire una fase nuova, i cui contorni e le cui prospettive sono ancora incerte, più per il contesto economico e internazionale che non per volontà del premier.
Ieri sera poi ho sentito Migliore dire che lui e i deputati che insieme a lui qualche mese fa hanno lasciato Sel, oggi si iscriveranno al gruppo del Pd, per "partecipare fino in fondo al cambiamento messo in moto dal Pd di Matteo Renzi, “forza nella quale si possono esprimere i valori e anche i contenuti di una sinistra autenticamente di governo, che è quello che vogliamo fare noi”.
Ora, io non so come andrà a finire questa storia. So però come è iniziata. Banalmente, perchè l'ho vissuta praticamente dall'inizio.
Sentendo le parole di Migliore e leggendo le aperture di Romano, mi è tornata in mente un'iniziativa del 2009 che in pochi seguirono ma che, oggi, si rivela per quello che fu. Il primo vagito del nuvo Pd. Del vero, Pd. Si trovarono a Piombino, Romano, Serracchiani, Scalfarotto, Concia, Sofri, Civati e altri ancora. Si discusse tantissimo, di politica, di politiche, di strategie. Si parlò anche di un tema troppo spesso evaso nella storia recente della sinistra: la leadership. Romano stesso scrisse un pezzo stupendo (me lo ricordo ancora oggi) intitolato "Ho visto il futuro leader del Pd" dove raccontò quei tre giorni e le speranze che aveva intravisto. Il futuro/attuale leader del Pd c'era a Piombino. Arrivò dopo e andò via prima, ma faceva parte anche lui di quella nascente classe politica che sognava un Pd aperto, largo, liberal all'americana, attento ai diritti civili e determinato a metter mano ad un mondo del lavoro imballato.
Quel gruppo in questi cinque anni ha fatto molte cose.
E nel mio piccolo mi onoro di aver dato il mio contributo e il mio sostegno.
Ha lavorato sui territori, ha creato reti, ha mobilitato giovani su campagne specifiche: dalla banda larga alla cittadinanza per i bambini nati in Italia da genitori stranieri. Dalle primarie per i parlamentari all'istituzione dei matrimoni anche per gli omosessuali. Dal testamento biologico al contratto unico.
Avevamo un limite. Enorme. Non avevamo un leader.
Avevamo una nave, una rotta, un buon equipaggio ma non un comandante. Avevamo anche un buon vento, magari senza saperlo, ma non avevamo chi sapeva coglierlo.
Ci provammo con Ivan (Scalfarotto) alle europee del 2009 e con Marino al congresso dello stesso anno. Male in entrambi i casi.
Poi capitò la Leopolda. La prima. E l'ancora del cambiamento fu levata definitivamente. E la nave del Pd, lentamente, iniziò a prendere il largo.
Quello che è successo dopo è sotto gli occhi di tutti. Così come quello che sta succedendo adesso. Renzi ha monopolizzato la scena politica, diventando punto di riferimento a 360°, per chi lo sostiene ma anche per chi lo osteggia.
Quello che però sta accadendo, al di là dei nomi dei protagonsti e delle sigle dei gruppi che rappresentano, segna un ulteriore passo in avanti.
Se si ha l'onestà intellettuale di scindere i fatti dai processi politici, a me sembra chiaro che quello che si sta mettendo in moto è proprio quel processo immaginato a Piombino, che aggrega le persone di una nuova generazione politica mandando in soffitta 20 anni di Berlusconi contro il resto del mondo, realizza (finalmente) il partito dell'Ulivo e non più un'accozzaglia di micro partiti e di micro leader pronti a farsi le scarpe, avvicina il Pd al Labour party inglese o al Partito Democratico americano, tenendo insieme anime diverse con una sensibilità comune. Quella dell'innovazione, dell'allargamento dei diritti, dell'ammodernamento della società.
Ora, è innegabile che non ci sia ancora nulla di certo e di definito, ma solo ammiccamenti e posizionamenti. E' altrettanto innegabile che stiamo arrivando a questa situazione per "annessione" e non per "convinzione", com'era auspicabile. E questo non credo sia un fattore positivo. Temo ci sia molta tattica in tutta questa operazione, ulteriore indizio che mi porta a credere che le elezioni politiche si stiano avvicinando a passi da gigante.
Credo inoltre che questo nuovo "ipotetico" Pd dovrà fare i conti con quello che il governo riuscirà a produrre in questi mesi (i fatti di cui sopra...), e ad oggi mi sembra che non siamo proprio messi benissimo. Tanti slogan, tanta chiacchiera, misure che non han sortito l'effetto desiderato, troppe incertezze sul tema dei diritti, un riforma del mercato del lavoro che è ancora una pagina bianca su cui il governo ha chiesto la fiducia.
Questi fatti pesano, e peseranno. Ma sul lungo periodo il processo politico che si sta concretizzando è destinato a cambiare, e di parecchio, lo scenario politico e credo anche il nostro Paese. Ed è quasi paradossale che Renzi, che probabilmente è quello che in questa cosa ci ha creduto di meno, ora sia il protagonista assoluto, mentre uno come il mio amico Civati, che ha dato tutto per questa prospettiva, si trova ora in difficoltà. Intendiamoci, fa bene Pippo a mettere i puntini sulle "i" sulle misure che spesso frettolosamente il governo manda in aula, ma è innegabile che il clima da "gufi", "professoroni", "ce ne faremo una ragione" di sicuro non aiuta.
Vedremo cosa capiterà in queste settimane, possibilmente partecipando attivamente a tutti questi cambiamenti.
Perchè starne fuori sarebbe una stupidaggine imperdonabile.
Un soggetto largo ma definito ("da Romano a Migliore" ha detto Renzi), un partito per uscire definitivamente da questa lunga agonia della seconda Repubblica e aprire una fase nuova, i cui contorni e le cui prospettive sono ancora incerte, più per il contesto economico e internazionale che non per volontà del premier.
Ieri sera poi ho sentito Migliore dire che lui e i deputati che insieme a lui qualche mese fa hanno lasciato Sel, oggi si iscriveranno al gruppo del Pd, per "partecipare fino in fondo al cambiamento messo in moto dal Pd di Matteo Renzi, “forza nella quale si possono esprimere i valori e anche i contenuti di una sinistra autenticamente di governo, che è quello che vogliamo fare noi”.
Ora, io non so come andrà a finire questa storia. So però come è iniziata. Banalmente, perchè l'ho vissuta praticamente dall'inizio.
Sentendo le parole di Migliore e leggendo le aperture di Romano, mi è tornata in mente un'iniziativa del 2009 che in pochi seguirono ma che, oggi, si rivela per quello che fu. Il primo vagito del nuvo Pd. Del vero, Pd. Si trovarono a Piombino, Romano, Serracchiani, Scalfarotto, Concia, Sofri, Civati e altri ancora. Si discusse tantissimo, di politica, di politiche, di strategie. Si parlò anche di un tema troppo spesso evaso nella storia recente della sinistra: la leadership. Romano stesso scrisse un pezzo stupendo (me lo ricordo ancora oggi) intitolato "Ho visto il futuro leader del Pd" dove raccontò quei tre giorni e le speranze che aveva intravisto. Il futuro/attuale leader del Pd c'era a Piombino. Arrivò dopo e andò via prima, ma faceva parte anche lui di quella nascente classe politica che sognava un Pd aperto, largo, liberal all'americana, attento ai diritti civili e determinato a metter mano ad un mondo del lavoro imballato.
Quel gruppo in questi cinque anni ha fatto molte cose.
E nel mio piccolo mi onoro di aver dato il mio contributo e il mio sostegno.
Ha lavorato sui territori, ha creato reti, ha mobilitato giovani su campagne specifiche: dalla banda larga alla cittadinanza per i bambini nati in Italia da genitori stranieri. Dalle primarie per i parlamentari all'istituzione dei matrimoni anche per gli omosessuali. Dal testamento biologico al contratto unico.
Avevamo un limite. Enorme. Non avevamo un leader.
Avevamo una nave, una rotta, un buon equipaggio ma non un comandante. Avevamo anche un buon vento, magari senza saperlo, ma non avevamo chi sapeva coglierlo.
Ci provammo con Ivan (Scalfarotto) alle europee del 2009 e con Marino al congresso dello stesso anno. Male in entrambi i casi.
Poi capitò la Leopolda. La prima. E l'ancora del cambiamento fu levata definitivamente. E la nave del Pd, lentamente, iniziò a prendere il largo.
Quello che è successo dopo è sotto gli occhi di tutti. Così come quello che sta succedendo adesso. Renzi ha monopolizzato la scena politica, diventando punto di riferimento a 360°, per chi lo sostiene ma anche per chi lo osteggia.
Quello che però sta accadendo, al di là dei nomi dei protagonsti e delle sigle dei gruppi che rappresentano, segna un ulteriore passo in avanti.
Se si ha l'onestà intellettuale di scindere i fatti dai processi politici, a me sembra chiaro che quello che si sta mettendo in moto è proprio quel processo immaginato a Piombino, che aggrega le persone di una nuova generazione politica mandando in soffitta 20 anni di Berlusconi contro il resto del mondo, realizza (finalmente) il partito dell'Ulivo e non più un'accozzaglia di micro partiti e di micro leader pronti a farsi le scarpe, avvicina il Pd al Labour party inglese o al Partito Democratico americano, tenendo insieme anime diverse con una sensibilità comune. Quella dell'innovazione, dell'allargamento dei diritti, dell'ammodernamento della società.
Ora, è innegabile che non ci sia ancora nulla di certo e di definito, ma solo ammiccamenti e posizionamenti. E' altrettanto innegabile che stiamo arrivando a questa situazione per "annessione" e non per "convinzione", com'era auspicabile. E questo non credo sia un fattore positivo. Temo ci sia molta tattica in tutta questa operazione, ulteriore indizio che mi porta a credere che le elezioni politiche si stiano avvicinando a passi da gigante.
Credo inoltre che questo nuovo "ipotetico" Pd dovrà fare i conti con quello che il governo riuscirà a produrre in questi mesi (i fatti di cui sopra...), e ad oggi mi sembra che non siamo proprio messi benissimo. Tanti slogan, tanta chiacchiera, misure che non han sortito l'effetto desiderato, troppe incertezze sul tema dei diritti, un riforma del mercato del lavoro che è ancora una pagina bianca su cui il governo ha chiesto la fiducia.
Questi fatti pesano, e peseranno. Ma sul lungo periodo il processo politico che si sta concretizzando è destinato a cambiare, e di parecchio, lo scenario politico e credo anche il nostro Paese. Ed è quasi paradossale che Renzi, che probabilmente è quello che in questa cosa ci ha creduto di meno, ora sia il protagonista assoluto, mentre uno come il mio amico Civati, che ha dato tutto per questa prospettiva, si trova ora in difficoltà. Intendiamoci, fa bene Pippo a mettere i puntini sulle "i" sulle misure che spesso frettolosamente il governo manda in aula, ma è innegabile che il clima da "gufi", "professoroni", "ce ne faremo una ragione" di sicuro non aiuta.
Vedremo cosa capiterà in queste settimane, possibilmente partecipando attivamente a tutti questi cambiamenti.
Perchè starne fuori sarebbe una stupidaggine imperdonabile.
12 settembre 2014
Trasparenza a costo zero
In campagna elettorale avevamo aderito alla campagna "Riparte il futuro", ideata e promossa dall'associazione Libera per combattere la corruzione e l'infiltrazione della criminalità organizzata nelle pubbliche amministrazioni. Proprio per questo impegno, a luglio il nostro Sindaco ha ricevuto il braccialetto bianco, un piccolo simbolo visibile dell'impegno della nostra amministrazione in questo senso.
Ieri sera abbiamo approvato come giunta la delibera "trasparenza a costo zero", rispettando l'impegno di assumere questo documento entro i primi 100 giorni dalla nostra elezione.
La delibera ci impegna a rendere gli atti pubblici più trasparenti e più fruibili e a pubblicare entro poche settimane sul sito del Comune i nostri curriculum.
Piccoli gesti che vogliono avvicinare la popolazione all'amministrazione e che servono a rendere il più trasparente possibile il nostro operato.
Ieri sera abbiamo approvato come giunta la delibera "trasparenza a costo zero", rispettando l'impegno di assumere questo documento entro i primi 100 giorni dalla nostra elezione.
La delibera ci impegna a rendere gli atti pubblici più trasparenti e più fruibili e a pubblicare entro poche settimane sul sito del Comune i nostri curriculum.
Piccoli gesti che vogliono avvicinare la popolazione all'amministrazione e che servono a rendere il più trasparente possibile il nostro operato.
8 settembre 2014
A costo di essere politically uncorrect
Una vita spezzata a 17 anni è una cosa che non dovrebbe succedere mai.
Spezzata da un colpo di pistola poi, lascia senza parole.
Ma personalmente mi lascia ancor di più senza parole l'accanimento mediatico contro un Carabiniere di 22 anni (cinque in più della vittima) che ora ha la vita segnata da una tragedia più grossa di lui.
Mi lascia senza parole, anzi, mi fa schifo, che in una città dove la criminalità organizzata la fa da padrona, un intero quartiere si solleva, assaltando le auto delle forze dell'ordine, senza che nessuno conosca ancora a fondo le dinamiche di questa sparatoria. Sarebbe bello vedere le stesse scene quando i proiettili uccidono allo stesso modo, ma le pistole che sparano sono quelle della camorra.
Mi piacerebbe che il sindaco di questa città telefonasse anche alla famiglia del Carabiniere per augurarsi che la vicenda venga chiarita a fondo.
Senza reticenze, senza paura della verità, con la massima trasparenza possibile.
Tenendo sempre ben presente però che l'assurdità e la tragicità di questa vicenda nasce dall'assurdità e dalla tragicità di una città dove capita che si vada in tre su un motorino, senza casco, senza rispettare un blocco imposto dalle forze dell'ordine perchè uno dei passeggeri dovrebbe essere agli arresti domiciliari.
Mi piacerebbe anche che, per una volta, vicende come queste fossero affrontate partendo dai fatti (accertati e da accertare) e non dalle solite tifoserie.
Ma questo, evidentemente, è chiedere troppo.
Spezzata da un colpo di pistola poi, lascia senza parole.
Ma personalmente mi lascia ancor di più senza parole l'accanimento mediatico contro un Carabiniere di 22 anni (cinque in più della vittima) che ora ha la vita segnata da una tragedia più grossa di lui.
Mi lascia senza parole, anzi, mi fa schifo, che in una città dove la criminalità organizzata la fa da padrona, un intero quartiere si solleva, assaltando le auto delle forze dell'ordine, senza che nessuno conosca ancora a fondo le dinamiche di questa sparatoria. Sarebbe bello vedere le stesse scene quando i proiettili uccidono allo stesso modo, ma le pistole che sparano sono quelle della camorra.
Mi piacerebbe che il sindaco di questa città telefonasse anche alla famiglia del Carabiniere per augurarsi che la vicenda venga chiarita a fondo.
Senza reticenze, senza paura della verità, con la massima trasparenza possibile.
Tenendo sempre ben presente però che l'assurdità e la tragicità di questa vicenda nasce dall'assurdità e dalla tragicità di una città dove capita che si vada in tre su un motorino, senza casco, senza rispettare un blocco imposto dalle forze dell'ordine perchè uno dei passeggeri dovrebbe essere agli arresti domiciliari.
Mi piacerebbe anche che, per una volta, vicende come queste fossero affrontate partendo dai fatti (accertati e da accertare) e non dalle solite tifoserie.
Ma questo, evidentemente, è chiedere troppo.
31 agosto 2014
Benvenuto Fausto
Venerdì
sera, 29 agosto 2014, a Todi, Fausto Bertinotti, partecipando ad un’iniziativa pubblica ha dichiarato
che “il comunismo ha fallito e che è stata la cultura liberale quella che più
di tutte ha difeso i diritti dell’individuo”. Questa ammissione avviene alla fine di un ragionamento che parte dalla sua giovinezza, dagli ideali che lo hanno animato,
dalla “lotta per l’uguaglianza per gli uomini falsificata dall’Unione Sovietica.
E adesso non mi dite per favore che non si sapeva niente di cosa accadeva in
Unione Sovietica, e che bisognava attendere il 1956 o Praga!”.
Ovviamente
queste parole stanno facendo il giro della rete.E
il primo ricordo, per forza, va subito a quelle stagioni dell’Ulivo e dell’Unione
che hanno visto Bertinotti e Prc fare da contraltare alla parte riformista
della coalizione e a Romano Prodi. Stagioni che hanno suscitato grandi speranze
e che sono finite (brevemente) tra ripicche, capricci, imboscate parlamentari,
discussioni infinite sul nulla. Bertinotti
oggi, (ripeto, oggi!) ammette quello che ai più era chiaro già da un po’ (infatti la sinistra da
lui rappresentata non entra in Parlamento dal 2008).
Arriva
un po’ tardino, se posso dire. Ma basta leggere la sua storia politica per
capire che il buon Fausto e shiftato rispetto alla realtà di 15 anni buoni,
sempre e comunque. Entra nel PCI nel 1972 (quasi dieci anni dopo la morte di
Kennedy, a proposito di “liberal”) e si avvicina ad Ingrao in opposizione a
Berlinguer (sì, sì, quello stesso Berlinguer che adesso campeggia sulle
locandine delle feste in rosso di mezza Italia…), nel 1992 non aderisce al Pds
e poi, dal 1996 in poi, è al centro di tutte le vicende che ricordiamo bene.
Ora,
ognuno fa le sue scelte e segue i suoi percorsi. È legittimo. Certo che se
queste scelte e questi percorsi diventano punti di riferimento per una fetta
considerevole della società, forse bisognerebbe essere un po’ meno “frivoli” e
un po’ più certi di cosa si sta facendo. Soprattutto bisognerebbe rendersi conto che
il modo in cui si portano avanti queste scelte e questi percorsi, non sono
indifferenti rispetto all’esito delle battaglie che si portano avanti.
Mi
viene in mente il social forum di Genova del 2001. Un momento
rivelatore della crisi del capitalismo per come lo abbiamo conosciuto. Il primo
momento rivelatore. Un’occasione che la politica, e in particolare la sinistra
che una volta amava definirsi “radicale”, non ha saputo intercettare,
analizzare e trasformare in proposta, lasciando che pochi violenti mandassero
tutto in vacca.
Il
miglior biografo di Bertinotti a questo punto rimane Corrado Guzzanti, quando lo imitava dicendo che “al voto utile bisogna anteporre il voto dilettevole” o che
“uno non deve andare contro la sua natura che è fare gli scherzi e rompere i coglioni”.
Ma
a parte le battute, la cosa che più mi fa pensare di questa vicenda è che l’onesta
intellettuale a scoppio ritardato di Bertinotti cozza proprio con il concetto
stesso di sinistra, quello di cui lui molto sovente si è autoproclamato
tenutario unico.
Perché
la sinistra ha il compito, probabilmente un po’ ingenuo e onirico, di cambiare
il mondo. Di immaginarne uno nuovo, diverso, futuro ma (si spera) prossimo. Arrivare
sempre in ritardo, limitarsi a leggere il passato e cercare lì le chiavi di
lettura del mondo di oggi (anzi, di ieri) è una cosa molto più di destra.
In ogni caso, benvenuto nel 2014 Fausto. Attendiamo per il 2030 una dichiarazione sugli 80 euro "che alla fine così schifo non facevano..."
Iscriviti a:
Post (Atom)


