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21 ottobre 2014

Qui cambia tutto

Nella direzione nazionale di lunedì, Matteo Renzi ha parlato per la prima volta di una prospettiva politica che già da qualche giorno aveva trovato spazio nei media. Semplificando, un ipotetico Partito della Nazione (che è una definizione che trovo orribile).
Un soggetto largo ma definito ("da Romano a Migliore" ha detto Renzi), un partito per uscire definitivamente da questa lunga agonia della seconda Repubblica e aprire una fase nuova, i cui contorni e le cui prospettive sono ancora incerte, più per il contesto economico e internazionale che non per volontà del premier.
Ieri sera poi ho sentito Migliore dire che lui e i deputati che insieme a lui qualche mese fa hanno lasciato Sel, oggi si iscriveranno al gruppo del Pd, per "partecipare fino in fondo al cambiamento messo in moto dal Pd di Matteo Renzi, “forza nella quale si possono esprimere i valori e anche i contenuti di una sinistra autenticamente di governo, che è quello che vogliamo fare noi”.
Ora, io non so come andrà a finire questa storia. So però come è iniziata. Banalmente, perchè l'ho vissuta praticamente dall'inizio.
Sentendo le parole di Migliore e leggendo le aperture di Romano, mi è tornata in mente un'iniziativa del 2009 che in pochi seguirono ma che, oggi, si rivela per quello che fu. Il primo vagito del nuvo Pd. Del vero, Pd. Si trovarono a Piombino, Romano, Serracchiani, Scalfarotto, Concia, Sofri, Civati e altri ancora. Si discusse tantissimo, di politica, di politiche, di strategie. Si parlò anche di un tema troppo spesso evaso nella storia recente della sinistra: la leadership. Romano stesso scrisse un pezzo stupendo (me lo ricordo ancora oggi) intitolato "Ho visto il futuro leader del Pd" dove raccontò quei tre giorni e le speranze che aveva intravisto. Il futuro/attuale leader del Pd c'era a Piombino. Arrivò dopo e andò via prima, ma faceva parte anche lui di quella nascente classe politica che sognava un Pd aperto, largo, liberal all'americana, attento ai diritti civili e determinato a metter mano ad un mondo del lavoro imballato.
Quel gruppo in questi cinque anni ha fatto molte cose.
E nel mio piccolo mi onoro di aver dato il mio contributo e il mio sostegno.
Ha lavorato sui territori, ha creato reti, ha mobilitato giovani su campagne specifiche: dalla banda larga alla cittadinanza per i bambini nati in Italia da genitori stranieri. Dalle primarie per i parlamentari all'istituzione dei matrimoni anche per gli omosessuali. Dal testamento biologico al contratto unico.
Avevamo un limite. Enorme. Non avevamo un leader.
Avevamo una nave, una rotta, un buon equipaggio ma non un comandante. Avevamo anche un buon vento, magari senza saperlo, ma non avevamo chi sapeva coglierlo.                       
Ci provammo con Ivan (Scalfarotto) alle europee del 2009 e con Marino al congresso dello stesso anno. Male in entrambi i casi.
Poi capitò la Leopolda. La prima. E l'ancora del cambiamento fu levata definitivamente. E la nave del Pd, lentamente, iniziò a prendere il largo.
Quello che è successo dopo è sotto gli occhi di tutti. Così come quello che sta succedendo adesso. Renzi ha monopolizzato la scena politica, diventando punto di riferimento a 360°, per chi lo sostiene ma anche per chi lo osteggia.
Quello che però sta accadendo, al di là dei nomi dei protagonsti e delle sigle dei gruppi che rappresentano, segna un ulteriore passo in avanti.
Se si ha l'onestà intellettuale di scindere i fatti dai processi politici, a me sembra chiaro che quello che si sta mettendo in moto è proprio quel processo immaginato a Piombino, che aggrega le persone di una nuova generazione politica mandando in soffitta 20 anni di Berlusconi contro il resto del mondo, realizza (finalmente) il partito dell'Ulivo e non più un'accozzaglia di micro partiti e di micro leader pronti a farsi le scarpe, avvicina il Pd al Labour party inglese o al Partito Democratico americano, tenendo insieme anime diverse con una sensibilità comune. Quella dell'innovazione, dell'allargamento dei diritti, dell'ammodernamento della società.
Ora, è innegabile che non ci sia ancora nulla di certo e di definito, ma solo ammiccamenti e posizionamenti. E' altrettanto innegabile che stiamo arrivando a questa situazione per "annessione" e non per "convinzione", com'era auspicabile. E questo non credo sia un fattore positivo. Temo ci sia molta tattica in tutta questa operazione, ulteriore indizio che mi porta a credere che le elezioni politiche si stiano avvicinando a passi da gigante.
Credo inoltre che questo nuovo "ipotetico" Pd dovrà fare i conti con quello che il governo riuscirà a produrre in questi mesi (i fatti di cui sopra...), e ad oggi mi sembra che non siamo proprio messi benissimo. Tanti slogan, tanta chiacchiera, misure che non han sortito l'effetto desiderato, troppe incertezze sul tema dei diritti, un riforma del mercato del lavoro che è ancora una pagina bianca su cui il governo ha chiesto la fiducia.
Questi fatti pesano, e peseranno. Ma sul lungo periodo il processo politico che si sta concretizzando è destinato a cambiare, e di parecchio, lo scenario politico e credo anche il nostro Paese. Ed è quasi paradossale che Renzi, che probabilmente è quello che in questa cosa ci ha creduto di meno, ora sia il protagonista assoluto, mentre uno come il mio amico Civati, che ha dato tutto per questa prospettiva, si trova ora in difficoltà. Intendiamoci, fa bene Pippo a mettere i puntini sulle "i" sulle misure che spesso frettolosamente il governo manda in aula, ma è innegabile che il clima da "gufi", "professoroni", "ce ne faremo una ragione" di sicuro non aiuta.  
Vedremo cosa capiterà in queste settimane, possibilmente partecipando attivamente a tutti questi cambiamenti.
Perchè starne fuori sarebbe una stupidaggine imperdonabile.   
 

7 giugno 2013

Rassegna stampa - Luna Nuova

Alla fine pare non sia successo niente di particolare. Ci chiariremo, ne parleremo, ecc, ecc.L'Amministrazione sceglie il low profile istituzionale. Abbiamo un sindaco e un vicesindaco che sembrano Fonzie: non riescono a pronunciare la parola "scusa".


6 giugno 2013

Rassegna Stampa - parte seconda. Ancora sul 2 giugno

La vicenda sta assumendo una dimensione un po' più ampia di quella condovese.
Meno male. Che tutti sappiano.
p.s. Condove non ha 7.500 abitanti ma 4.700 circa.

4 giugno 2013

Rassegna stampa condovese

Oggi Luna Nuova pubblica il mio post su quello che é successo sabato. La cosa più significativa però, é la lettera del sindaco di Caprie, che non solo prende le distanze dalle parole del vicesindaco, ma dichiara che dopo sabato le relazioni istituzionali tra Condove e Caprie sono compromesse.
Com'era il claim? Insieme si può? Benissimo...

3 giugno 2013

L'omofobia é arrivata a Condove

Sabato sera, durante le manifestazioni organizzate a Condove per commemorare la festa della Repubblica, il vicesindaco ha preso parola per un breve discorso ufficiale. Così come aveva già fatto durante l’orazione ufficiale del 25 aprile, quando aveva detto che anche i partigiani hanno commesso dei crimini durante la guerra di Resistenza, anche in quest’occasione il vicesindaco ha voluto dare una sua personale interpretazione su un tema molto attuale come i riconoscimenti dei diritti per gli omosessuali, chiedendosi “come può una società progredire se si nega un principio naturale, come il fatto che il matrimonio si fonda sull'unione tra uomo e donna?”.
L’articolo 29 della Costituzione, fondamento della Repubblica che abbiamo festeggiato proprio ieri, cita testualmente: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, non limitando espressamente l’istituto del matrimonio a persone di sesso diverso. Una disposizione neutra, scritta in anni lontani da quelli che viviamo e in un contesto sociale profondamente diverso. Una frase che tiene aperta la porta dell’inclusione e della piena cittadinanza per tutti gli italiani quale che sia il loro l’orientamento sessuale. Interpretare in senso diverso questo articolo della costituzione vuol dire attribuire un valore morale (e quindi oggettivo) alla parola “naturale”. Un’accezione moralistica della legge che è stata superata con la Rivoluzione francese.
C’è però un altro fattore, molto più importante, che riguarda la dignità calpestata, i diritti negati e una cittadinanza non compiuta. Sentimenti che accompagnano ogni giorno milioni di omosessuali italiani. Mentre nel resto del mondo, seppur tra difficoltà e resistenze, i diritti degli omosessuali vengono riconosciuti e ratificati dai Parlamenti (gli ultimi, in ordine cronologico, a istituire i matrimoni gay sono stati l’Uruguay e la Francia), qui in Italia ci sono rappresentanti delle istituzioni che lavorano per una società più chiusa, divisa, con cittadini di serie A e di serie B. Politici o, come in questo caso, amministratori locali che credono di “far progredire” la nostra società limitando il diritto alla felicità e all’autodeterminazione di milioni di persone che dovrebbero rappresentare. Un atteggiamento che in questi anni ha creato un clima da caccia alle streghe nei confronti degli omosessuali, che trovano spazio sui media nazionali solo dopo episodi di violenza o intimidazione nei loro confronti.
Come può uno Stato lasciare indietro un pezzo di sé, non preoccuparsi che una parte della società del presente e del futuro non riesce a sentirsi cittadino a tutti gli effetti? Come è possibile trattare questo argomento con tale superficialità e sufficienza, mettendo davanti a tutto la propria morale e le proprie convinzioni etiche, manco vivessimo ancora nell’Italia feudale dell’alto Medioevo? Come può la politica italiana continuare a far finta di niente, limitandosi a dichiarazioni di facciata? 
Le dichiarazioni del vicesindaco poi, stridono profondamente con la storia civica di Condove. Una comunità che ha dato tanto alla guerra di Resistenza e che é stata in prima linea in battaglie importanti come la lotta agli armamenti o il riconoscimento dell'obiezione di coscienza. Una comunità aperta al prossimo senza nessuna preclusione, convita che le diversità rappresentano sempre una risorsa importante e non un ostacolo.
Il mio vicesindaco si chiede come può una società progredire se riconosce i matrimoni gay. Io, che di questa società faccio parte, mi chiedo invece dove crediamo di andare se impediamo alle persone di amarsi.  

24 maggio 2013

Strade e pensieri per domani

"Giovedì il Consiglio nazionale dei Boy Scouts of America, la più grande associazione scout degli Stati Uniti e una delle più grandi al mondo, ha approvato una norma che permette ai ragazzi dichiaratamente gay di far parte del movimento, contrariamente a quanto successo finora".

Il resto, su IlPost.

Un mondo "un po' migliore di così" lo si costruisce attraverso questi gesti.
Perchè le cose cambiano solo in un modo. Cambiandole.

16 gennaio 2013

Il voto utile e la corazzata Potemkin

Una riforma del mercato del lavoro che aiuti lavoratori e imprese, responsabilizzando entrambi.
Un aggiornamento legislativo sui diritti civili che ci metta al passo con i paesi occidentali.
Più investimenti nella scuola pubblica che portino a una una maggior qualità dell'insegnamento.
Più banda larga e accesso alla rete. La vera grande opera che serve all'Italia.
Politiche "verdi", per rilanciare l'economia oggi e vivere in un mondo migliore domani.
Una fiscalità più equa, che non perdoni chi ruba evadendo le tasse e ridia respiro a chi lavora e investe.
Liberalizzare i settori che sono inquinati da vecchie lobby e tutelare i settori in balia di una concorrenza agguerrita e spesso scorretta.
Rivendicare la scelta del centrosinistra di aprirsi ai cittadini per scegliere premier e parlamentari con le primarie, ridando dignità alla parola democrazia.
Queste sono le prime cose che mi son venute in mente, al volo, da ribadire nella campagna elettorale che ci apprestiamo a vivere.
Credo che siano argomenti forti, che toccano la nostra quotidianità e provano a dare risposte ai cittadini.   
Puntiamo su questo per favore e lasciamo stare il voto utile che, a mio avviso, come argomento ricorda molto la fantozziana corazzata Potemkin.

12 gennaio 2013

I figli sono figli. Punto.

Ieri la Cassazione, in relazione all’affidamento di un bambino a una madre che vive con la sua compagna, ha stabilito in una sentenza che è un «mero pregiudizio» sostenere che sia dannoso per i bambini crescere in una famiglia omosessuale.
Un sentenza storica, purtroppo. Dico purtroppo perchè trovo ridicolo-triste-vergognoso che in un grande Paese come l'Italia sia la Cassazione a dover dare indicazioni in materia di diritti.
E' un compito che dovrebbe assolvere la politica, senza neanche troppi sforzi. Basterebbe raccogliere le tante istanze e sollecitazioni che vengono dal mondo reale, quello fuori dal palazzo, che guarda basito alle discussioni ideologiche e conservatrici su questo tema.
Spero che il prossimo parlamento, tra i tanti provvedimenti che dovrà discutere, s'impegni nel campo dei diritti civili per adeguare la legislazione italiana a quella degli altri paesi europei