Eduard Bernstein è stato uno dei più importanti socialdemocratici di fine '800.
Conobbe Engles a Londra e, pur trovandosi d'accordo con lui e Marx sulla struttura sociale che avevano descritto, sui meccanismi economici e politici che regolavano il mondo del lavoro di allora, e anche sulla necessità di instaurare un nuovo corso sociale fondato sul potere ai lavoratori, polemizzò profondamente con loro su come raggiungere questo obiettivo. Non attraverso una spinta rivoluzionaria ma attraverso un'opera di modernizzazione permanente del capitalismo. Attraverso un'azione di contrattazione tra lavoratori e capitani d'industria. Attraverso una pratica politica riformista. La sua idea di società, di innovazione e di politica si riassume nel suo motto più famoso: "il fine è nulla, il movimento è tutto".
Ieri sera, riascoltando qualche intervento della direzione nazionale del PD dove si discuteva della legge elettorale, mi è tornata in mente la frase di Bernstein.
Perchè forse questa legge elettorale potrebbe essere migliore.
Perchè resto convinto del fatto che un ritorno al tanto odiato e poi tanto rimpianto Mattarellum sarebbe stata la cosa migliore.
Perchè credo che i capilista scelti dai gruppi dirigenti di questi partiti ormai insesistenti rischino di essere scelti in base a criteri di fedeltà e non di merito.
Però, ci sono dei però.
Perchè a forza di aspettare e litigare su una legge migliore, rischiamo di andare a votare ancora una volta con questa schifezza che abbiamo adesso.
Perchè quelli che oggi criticano l'Italicum e chiedono un ritorno al Mattarellum, sono in gran parte gli stessi che il Mattarellum potevano reintrodurlo, ma non lo han fatto.
Perchè credo che il problema dei capilista bloccati si possa superare con le primarie, cosa su cui Renzi si è impegnato e su cui bisogna vigilare e chiedere conto.
Perchè sono convinto che la storia non si esaurisca con un voto parlamentare, ma vada avanti nonostante i Renzi, i D'Alema, i Fassina e i Giachetti, e il Parlamento (presumibilmente il prossimo o quelli che verranno) potrà ricominciare a discutere di legge elettorale altre cento volte, se è necessario e se ci saranno le condizioni.
Questo è "il movimento" di Bernstein. Questa è l'essenza del riformismo.
Un pezzo del mio partito invece ha deciso di andare allo scontro totale, cercando un casus belli che difficilmente sarà capito da chi dobbiamo convincere a votarci ma soprattutto non valorizzando manco un po' le modifiche all'Italicum che erano state richieste e accolte, trasformando così una vittoria in una sconfitta.
Credo che dietro a tutto questo ci siano alcune ragioni politiche ma soprattutto un senso di rancore nei confronti di Renzi, "reo" di aver fatto saltare il tappo ad un partito imbottigliato nel passato di chi lo aveva fatto nascere, ma forse mai davvero nato. Questo però è stato deciso da un congresso, mica da un golpe.
Ieri è stato il giorno, oltre che dell'Italicum, anche dei 100 anni di Pietro Ingrao, che qualche anno fa scrisse un bellissimo libro intitolato "Volevo la Luna". Condivido in pieno lo spirito di quello scritto: volare alto, darsi obiettivi al limite dell'impossibile, rilanciare sempre. Vivere "in movimento" insomma. Ingrao di sicuro non era un riformista, però aveva capito che per volere la Luna, o almeno una legge elettorale, la testimonianza non basta.
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31 marzo 2015
Volere la luna. Anche una legge elettorale però va bene.
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12 febbraio 2015
"Ce lo chiede l'Europa" è andata alla grande
Ringrazio La Valsusa per lo spazio che ha voluto dedicare all'incontro di sabato scorso con Daniele Viotti. Credo da sempre che l'Europa sia lo spazio naturale del nostro agire come cittadini e amministratori.
Ringraziando Daniele per la disponibilità, rinnovo l'impegno ad organizzare altri momenti di questo tipo, utili a dare una visione d'insieme e un quadro generale che spesso sfugge, sommersi come siamo dalla quotidianità.
6 febbraio 2015
Ancora un remind
Ma ve l'avevo già detto che domani viene Daniele Viotti a Condove per parlare di Europa e di #futuropossibile?
5 febbraio 2015
Rassegna stampa Ce lo chiede l'Europa
Ringrazio La Valsusa per lo spazio dedicato all'iniziativa di sabato con Daniele Viotti.
Adesso nessuno ha più scuse. Sapete tutti cosa fare sabato mattina alle 10,nel salone della biblioteca di Condove.
Ci vediamo lì.
Info varie, as usual, sull'evento Facebook,.
3 febbraio 2015
Ce lo chiede l'Europa
Una mattinata per parlare di Europa, di sviluppo, di futuro e della nostra valle.
Dalle 10, nella sala della biblioteca comunale.
Tutte le info, in aggiornamento, le trovate sull'evento Facebook che trovate qui.
"Partecipate e diffondete", si diceva una volta.
Noi vi aspettiamo.
21 ottobre 2014
Qui cambia tutto
Nella direzione nazionale di lunedì, Matteo Renzi ha parlato per la
prima volta di una prospettiva politica che già da qualche giorno aveva
trovato spazio nei media. Semplificando, un ipotetico Partito della
Nazione (che è una definizione che trovo orribile).
Un soggetto largo ma definito ("da Romano a Migliore" ha detto Renzi), un partito per uscire definitivamente da questa lunga agonia della seconda Repubblica e aprire una fase nuova, i cui contorni e le cui prospettive sono ancora incerte, più per il contesto economico e internazionale che non per volontà del premier.
Ieri sera poi ho sentito Migliore dire che lui e i deputati che insieme a lui qualche mese fa hanno lasciato Sel, oggi si iscriveranno al gruppo del Pd, per "partecipare fino in fondo al cambiamento messo in moto dal Pd di Matteo Renzi, “forza nella quale si possono esprimere i valori e anche i contenuti di una sinistra autenticamente di governo, che è quello che vogliamo fare noi”.
Ora, io non so come andrà a finire questa storia. So però come è iniziata. Banalmente, perchè l'ho vissuta praticamente dall'inizio.
Sentendo le parole di Migliore e leggendo le aperture di Romano, mi è tornata in mente un'iniziativa del 2009 che in pochi seguirono ma che, oggi, si rivela per quello che fu. Il primo vagito del nuvo Pd. Del vero, Pd. Si trovarono a Piombino, Romano, Serracchiani, Scalfarotto, Concia, Sofri, Civati e altri ancora. Si discusse tantissimo, di politica, di politiche, di strategie. Si parlò anche di un tema troppo spesso evaso nella storia recente della sinistra: la leadership. Romano stesso scrisse un pezzo stupendo (me lo ricordo ancora oggi) intitolato "Ho visto il futuro leader del Pd" dove raccontò quei tre giorni e le speranze che aveva intravisto. Il futuro/attuale leader del Pd c'era a Piombino. Arrivò dopo e andò via prima, ma faceva parte anche lui di quella nascente classe politica che sognava un Pd aperto, largo, liberal all'americana, attento ai diritti civili e determinato a metter mano ad un mondo del lavoro imballato.
Quel gruppo in questi cinque anni ha fatto molte cose.
E nel mio piccolo mi onoro di aver dato il mio contributo e il mio sostegno.
Ha lavorato sui territori, ha creato reti, ha mobilitato giovani su campagne specifiche: dalla banda larga alla cittadinanza per i bambini nati in Italia da genitori stranieri. Dalle primarie per i parlamentari all'istituzione dei matrimoni anche per gli omosessuali. Dal testamento biologico al contratto unico.
Avevamo un limite. Enorme. Non avevamo un leader.
Avevamo una nave, una rotta, un buon equipaggio ma non un comandante. Avevamo anche un buon vento, magari senza saperlo, ma non avevamo chi sapeva coglierlo.
Ci provammo con Ivan (Scalfarotto) alle europee del 2009 e con Marino al congresso dello stesso anno. Male in entrambi i casi.
Poi capitò la Leopolda. La prima. E l'ancora del cambiamento fu levata definitivamente. E la nave del Pd, lentamente, iniziò a prendere il largo.
Quello che è successo dopo è sotto gli occhi di tutti. Così come quello che sta succedendo adesso. Renzi ha monopolizzato la scena politica, diventando punto di riferimento a 360°, per chi lo sostiene ma anche per chi lo osteggia.
Quello che però sta accadendo, al di là dei nomi dei protagonsti e delle sigle dei gruppi che rappresentano, segna un ulteriore passo in avanti.
Se si ha l'onestà intellettuale di scindere i fatti dai processi politici, a me sembra chiaro che quello che si sta mettendo in moto è proprio quel processo immaginato a Piombino, che aggrega le persone di una nuova generazione politica mandando in soffitta 20 anni di Berlusconi contro il resto del mondo, realizza (finalmente) il partito dell'Ulivo e non più un'accozzaglia di micro partiti e di micro leader pronti a farsi le scarpe, avvicina il Pd al Labour party inglese o al Partito Democratico americano, tenendo insieme anime diverse con una sensibilità comune. Quella dell'innovazione, dell'allargamento dei diritti, dell'ammodernamento della società.
Ora, è innegabile che non ci sia ancora nulla di certo e di definito, ma solo ammiccamenti e posizionamenti. E' altrettanto innegabile che stiamo arrivando a questa situazione per "annessione" e non per "convinzione", com'era auspicabile. E questo non credo sia un fattore positivo. Temo ci sia molta tattica in tutta questa operazione, ulteriore indizio che mi porta a credere che le elezioni politiche si stiano avvicinando a passi da gigante.
Credo inoltre che questo nuovo "ipotetico" Pd dovrà fare i conti con quello che il governo riuscirà a produrre in questi mesi (i fatti di cui sopra...), e ad oggi mi sembra che non siamo proprio messi benissimo. Tanti slogan, tanta chiacchiera, misure che non han sortito l'effetto desiderato, troppe incertezze sul tema dei diritti, un riforma del mercato del lavoro che è ancora una pagina bianca su cui il governo ha chiesto la fiducia.
Questi fatti pesano, e peseranno. Ma sul lungo periodo il processo politico che si sta concretizzando è destinato a cambiare, e di parecchio, lo scenario politico e credo anche il nostro Paese. Ed è quasi paradossale che Renzi, che probabilmente è quello che in questa cosa ci ha creduto di meno, ora sia il protagonista assoluto, mentre uno come il mio amico Civati, che ha dato tutto per questa prospettiva, si trova ora in difficoltà. Intendiamoci, fa bene Pippo a mettere i puntini sulle "i" sulle misure che spesso frettolosamente il governo manda in aula, ma è innegabile che il clima da "gufi", "professoroni", "ce ne faremo una ragione" di sicuro non aiuta.
Vedremo cosa capiterà in queste settimane, possibilmente partecipando attivamente a tutti questi cambiamenti.
Perchè starne fuori sarebbe una stupidaggine imperdonabile.
Un soggetto largo ma definito ("da Romano a Migliore" ha detto Renzi), un partito per uscire definitivamente da questa lunga agonia della seconda Repubblica e aprire una fase nuova, i cui contorni e le cui prospettive sono ancora incerte, più per il contesto economico e internazionale che non per volontà del premier.
Ieri sera poi ho sentito Migliore dire che lui e i deputati che insieme a lui qualche mese fa hanno lasciato Sel, oggi si iscriveranno al gruppo del Pd, per "partecipare fino in fondo al cambiamento messo in moto dal Pd di Matteo Renzi, “forza nella quale si possono esprimere i valori e anche i contenuti di una sinistra autenticamente di governo, che è quello che vogliamo fare noi”.
Ora, io non so come andrà a finire questa storia. So però come è iniziata. Banalmente, perchè l'ho vissuta praticamente dall'inizio.
Sentendo le parole di Migliore e leggendo le aperture di Romano, mi è tornata in mente un'iniziativa del 2009 che in pochi seguirono ma che, oggi, si rivela per quello che fu. Il primo vagito del nuvo Pd. Del vero, Pd. Si trovarono a Piombino, Romano, Serracchiani, Scalfarotto, Concia, Sofri, Civati e altri ancora. Si discusse tantissimo, di politica, di politiche, di strategie. Si parlò anche di un tema troppo spesso evaso nella storia recente della sinistra: la leadership. Romano stesso scrisse un pezzo stupendo (me lo ricordo ancora oggi) intitolato "Ho visto il futuro leader del Pd" dove raccontò quei tre giorni e le speranze che aveva intravisto. Il futuro/attuale leader del Pd c'era a Piombino. Arrivò dopo e andò via prima, ma faceva parte anche lui di quella nascente classe politica che sognava un Pd aperto, largo, liberal all'americana, attento ai diritti civili e determinato a metter mano ad un mondo del lavoro imballato.
Quel gruppo in questi cinque anni ha fatto molte cose.
E nel mio piccolo mi onoro di aver dato il mio contributo e il mio sostegno.
Ha lavorato sui territori, ha creato reti, ha mobilitato giovani su campagne specifiche: dalla banda larga alla cittadinanza per i bambini nati in Italia da genitori stranieri. Dalle primarie per i parlamentari all'istituzione dei matrimoni anche per gli omosessuali. Dal testamento biologico al contratto unico.
Avevamo un limite. Enorme. Non avevamo un leader.
Avevamo una nave, una rotta, un buon equipaggio ma non un comandante. Avevamo anche un buon vento, magari senza saperlo, ma non avevamo chi sapeva coglierlo.
Ci provammo con Ivan (Scalfarotto) alle europee del 2009 e con Marino al congresso dello stesso anno. Male in entrambi i casi.
Poi capitò la Leopolda. La prima. E l'ancora del cambiamento fu levata definitivamente. E la nave del Pd, lentamente, iniziò a prendere il largo.
Quello che è successo dopo è sotto gli occhi di tutti. Così come quello che sta succedendo adesso. Renzi ha monopolizzato la scena politica, diventando punto di riferimento a 360°, per chi lo sostiene ma anche per chi lo osteggia.
Quello che però sta accadendo, al di là dei nomi dei protagonsti e delle sigle dei gruppi che rappresentano, segna un ulteriore passo in avanti.
Se si ha l'onestà intellettuale di scindere i fatti dai processi politici, a me sembra chiaro che quello che si sta mettendo in moto è proprio quel processo immaginato a Piombino, che aggrega le persone di una nuova generazione politica mandando in soffitta 20 anni di Berlusconi contro il resto del mondo, realizza (finalmente) il partito dell'Ulivo e non più un'accozzaglia di micro partiti e di micro leader pronti a farsi le scarpe, avvicina il Pd al Labour party inglese o al Partito Democratico americano, tenendo insieme anime diverse con una sensibilità comune. Quella dell'innovazione, dell'allargamento dei diritti, dell'ammodernamento della società.
Ora, è innegabile che non ci sia ancora nulla di certo e di definito, ma solo ammiccamenti e posizionamenti. E' altrettanto innegabile che stiamo arrivando a questa situazione per "annessione" e non per "convinzione", com'era auspicabile. E questo non credo sia un fattore positivo. Temo ci sia molta tattica in tutta questa operazione, ulteriore indizio che mi porta a credere che le elezioni politiche si stiano avvicinando a passi da gigante.
Credo inoltre che questo nuovo "ipotetico" Pd dovrà fare i conti con quello che il governo riuscirà a produrre in questi mesi (i fatti di cui sopra...), e ad oggi mi sembra che non siamo proprio messi benissimo. Tanti slogan, tanta chiacchiera, misure che non han sortito l'effetto desiderato, troppe incertezze sul tema dei diritti, un riforma del mercato del lavoro che è ancora una pagina bianca su cui il governo ha chiesto la fiducia.
Questi fatti pesano, e peseranno. Ma sul lungo periodo il processo politico che si sta concretizzando è destinato a cambiare, e di parecchio, lo scenario politico e credo anche il nostro Paese. Ed è quasi paradossale che Renzi, che probabilmente è quello che in questa cosa ci ha creduto di meno, ora sia il protagonista assoluto, mentre uno come il mio amico Civati, che ha dato tutto per questa prospettiva, si trova ora in difficoltà. Intendiamoci, fa bene Pippo a mettere i puntini sulle "i" sulle misure che spesso frettolosamente il governo manda in aula, ma è innegabile che il clima da "gufi", "professoroni", "ce ne faremo una ragione" di sicuro non aiuta.
Vedremo cosa capiterà in queste settimane, possibilmente partecipando attivamente a tutti questi cambiamenti.
Perchè starne fuori sarebbe una stupidaggine imperdonabile.
27 maggio 2014
Le prime cose che mi son venute in mente
Ho dormito sette ore in due giorni, ma ne è valsa la pena.
Ieri notte, tornando a casa stravolto e felicissimo, mi son venute in mente tre immagini.
Giugno 2009: io, Elena e Mauri seduti in piazza. Lo scrutinio ancora in corso ma la sconfitta di Ascoltare Condove ormai evidente. Sapevo che sarebbe stata difficile, ma onestamente speravo in qualcosa di più. Non fu una bella serata.
L'anno dopo, a marzo: dopo una bellissima campagna per le regionali, scendo a Torino per festeggiare la vittoria di Mercedes Bresso alle regionali. E invece no. Musi lunghi, ansia, numeri sballati. Le bottiglie che vengono rimesse in frigo, i grillini che esultano sotto la sede della Regione e i leghisti increduli per un risultato insperato (e illegale, come abbiamo poi visto).
Non fu una bella serata.
Dicembre 2012: io e Dani, fuori dalla federazione a contare le firme raccolte per le parlamentarie del Pd. Tutti e due fuori, anche di molto. Ci avevamo provato con tanto cuore ma forse senza grande organizzazione.
Anche quella, non fu una bella serata.
Poi ti capita tutto in un giorno.
Dopo aver corso, girato, remato, lavorato come un matto, ti capita che nel giro di 24 ore il tuo partito faccia il botto e Dani diventi europarlamentare (no, dico: EUROPARLAMENTARE!).
Capita che la Regione torni al centrosinistra, per distacco.
Capita soprattutto che nel tuo paese, dove era già tutto deciso e nessuno doveva metterci il naso, un gruppo di ragazzi faccia saltare il banco e si prenda il comune.
Alla faccia degli insulti, delle falsità, dell'arroganza dei rivoluzionari da tastiera, della spocchia di chi ha dimostrato di non capirci granchè, di chi parla coi marziani e di chi invece i marziani li cerca su internet.
Per me tutto sto schifo è stato solo un motivo in più per darci dentro come un matto.
E quando è finito il tempo delle parole, a parlare son stati i numeri.
Tutto questo per dire che le cose sì, cambiano. Alla faccia dei cinici e degli incattiviti, di cui sembra ci siamo un po' tutti stufati.
Cambiano in un solo modo però: cambiandole.
E spesso capita tutto così in fretta, che quasi ti sembra impossibile.
Ieri notte, tornando a casa stravolto e felicissimo, mi son venute in mente tre immagini.
Giugno 2009: io, Elena e Mauri seduti in piazza. Lo scrutinio ancora in corso ma la sconfitta di Ascoltare Condove ormai evidente. Sapevo che sarebbe stata difficile, ma onestamente speravo in qualcosa di più. Non fu una bella serata.
L'anno dopo, a marzo: dopo una bellissima campagna per le regionali, scendo a Torino per festeggiare la vittoria di Mercedes Bresso alle regionali. E invece no. Musi lunghi, ansia, numeri sballati. Le bottiglie che vengono rimesse in frigo, i grillini che esultano sotto la sede della Regione e i leghisti increduli per un risultato insperato (e illegale, come abbiamo poi visto).
Non fu una bella serata.
Dicembre 2012: io e Dani, fuori dalla federazione a contare le firme raccolte per le parlamentarie del Pd. Tutti e due fuori, anche di molto. Ci avevamo provato con tanto cuore ma forse senza grande organizzazione.
Anche quella, non fu una bella serata.
Poi ti capita tutto in un giorno.
Dopo aver corso, girato, remato, lavorato come un matto, ti capita che nel giro di 24 ore il tuo partito faccia il botto e Dani diventi europarlamentare (no, dico: EUROPARLAMENTARE!).
Capita che la Regione torni al centrosinistra, per distacco.
Capita soprattutto che nel tuo paese, dove era già tutto deciso e nessuno doveva metterci il naso, un gruppo di ragazzi faccia saltare il banco e si prenda il comune.
Alla faccia degli insulti, delle falsità, dell'arroganza dei rivoluzionari da tastiera, della spocchia di chi ha dimostrato di non capirci granchè, di chi parla coi marziani e di chi invece i marziani li cerca su internet.
Per me tutto sto schifo è stato solo un motivo in più per darci dentro come un matto.
E quando è finito il tempo delle parole, a parlare son stati i numeri.
Tutto questo per dire che le cose sì, cambiano. Alla faccia dei cinici e degli incattiviti, di cui sembra ci siamo un po' tutti stufati.
Cambiano in un solo modo però: cambiandole.
E spesso capita tutto così in fretta, che quasi ti sembra impossibile.
22 maggio 2014
Tutti con Viotti
Alcuni amici in questi giorni mi stanno chiedendo chi voterò alle elezioni europee.
La cosa mi fa piacere perchè è evidente come, soprattutto per la mia generazione, l'Europa è ormai vissuta come una cosa importante, vicina. Un orizzonte imprescindibile.
L'Europa però oggi ha bisogno di una guida solida e di un cambio di passo, e ha bisogno di tanti parlamentari che portino a Bruxelles (o a Strasburgo, si decida una volta per tutte e si individui una sede sola) le istanze dei territori in cui sono stati eletti.
Ha bisogno di un grande gruppo parlamentare che guardi oltre alla somma dei singoli partiti nazionali, che si riconosca in leader moderno e riconosciuto e che, soprattutto, diventi il motore per quegli Stati Uniti d'Europa, presenti nel dibattito fin dai tempi del Manifesto di Ventotene ma ancora da realizzare.
Per questi motivi voterò il rappresentante del Pse in Italia, il Pd, che candida Martin Schulz alla presidenza della Comunità Europea.
Ma soprattutto darò una delle mie preferenze (se ne possono dare tre) ad un piemontese doc, un giovane di 40 anni che da ormai sei mesi sta girando come un pazzo per Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d'Aosta per conoscere i territori ed i loro problemi.
Un amico fraterno, soprattutto, di cui mi fido ciecamente e con cui ho condiviso tante battaglie ma soprattutto un 2013 ricchissimo, sia a livello politico, sia a livello umano con la campagna per Civati segretario
Si chiama Daniele Viotti, ha tutta la mia stima e la mia fiducia e merita il mio voto.
Se non lo conoscete, fatevi un giro sul suo sito e seguite la sua campagna.
Sono sicuro che convincerà anche voi.
La cosa mi fa piacere perchè è evidente come, soprattutto per la mia generazione, l'Europa è ormai vissuta come una cosa importante, vicina. Un orizzonte imprescindibile.
L'Europa però oggi ha bisogno di una guida solida e di un cambio di passo, e ha bisogno di tanti parlamentari che portino a Bruxelles (o a Strasburgo, si decida una volta per tutte e si individui una sede sola) le istanze dei territori in cui sono stati eletti.
Ha bisogno di un grande gruppo parlamentare che guardi oltre alla somma dei singoli partiti nazionali, che si riconosca in leader moderno e riconosciuto e che, soprattutto, diventi il motore per quegli Stati Uniti d'Europa, presenti nel dibattito fin dai tempi del Manifesto di Ventotene ma ancora da realizzare.
Per questi motivi voterò il rappresentante del Pse in Italia, il Pd, che candida Martin Schulz alla presidenza della Comunità Europea.
Ma soprattutto darò una delle mie preferenze (se ne possono dare tre) ad un piemontese doc, un giovane di 40 anni che da ormai sei mesi sta girando come un pazzo per Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d'Aosta per conoscere i territori ed i loro problemi.Un amico fraterno, soprattutto, di cui mi fido ciecamente e con cui ho condiviso tante battaglie ma soprattutto un 2013 ricchissimo, sia a livello politico, sia a livello umano con la campagna per Civati segretario
Si chiama Daniele Viotti, ha tutta la mia stima e la mia fiducia e merita il mio voto.
Se non lo conoscete, fatevi un giro sul suo sito e seguite la sua campagna.
Sono sicuro che convincerà anche voi.
14 febbraio 2014
Dalla Leopolda a Palazzo Chigi
Matteo Renzi ha trasformato la sede del Pd nella saletta vip del Bellagio.Si è seduto al tavolo, ha fatto all in e adesso si gioca le sue carte.
E le sue fiches.
Che siamo noi.
Ieri solo noi militanti democratici. Da oggi tutti gli italiani.
Non so perchè l'abbia fatto. Ci sono cose che evidentemente non conosciamo (e forse è meglio così) e pezzi del puzzle che mancano.
Vi consiglio però due ottimi post, che mi trovano d'accordo al 100%
Una spiega il perchè di questo scelta e il relativo percorso politico.
L'altra spiega perchè c'è il rischio concretissimo che vada tutto in vacca.
Sono un po' lunghi, ma ne vale la pena.
Buona lettura
12 febbraio 2014
Matteo Renzi e la mossa Kansas City
Quello che sta capitando a Roma in queste ore è incomprensibile.
Anzi, peggio. E' il remake di un film già visto, con attori diversi ma dal finale abbastanza scontato.
C'è chi per scacciare il fantasma di quel Prodi-Veltroni, anno domini 2008, ha riesumato addirittura la "staffetta".
Come quella tra Mazzola e Rivera a Messico '70 o tra Baggio e Del Piero a Francia '98. Bene ma non benissimo.
O come quella tutta made in Prima Repubblica (dove rischiamo di tornare di corsa), tra Craxi e De Mita, che non si concretizzò mai.
Insomma, giriamola come vogliamo, ma sto cambio in corsa Letta-Renzi non mi convince neanche un po'.Forse il film che ha in mente Matteo Renzi è un altro.
Da grande appassionato del cinema qual è, avrà sicuramente visto "Slevin", è saprà benissimo cos'è la mossa Kansas City. Far saltare il banco, mischiare le carte, l'effetto sorpresa.
Occhio però. Perchè la mossa Kansas City, per riuscire bene, ha bisogno di un morto.
Non vorrei che fosse proprio Renzi a rimetterci l'osso del collo. E noi con lui.
4 febbraio 2014
Un bel Paese
Da almeno cinque giorni il dibattito politico è più o meno questo: pompinare, fascisti, ladri, Kasta!!1!, morti, ecc, ecc. In mezzo, una proposta di legge elettorale che più passano i giorni, meno si capisce che fine farà, e un decreto su BankItalia approvato in fretta e furia. Un cadeau alle banche, vero, che però devono essere rifinanziate in qualche modo e qualcuno dovrebbe anche spiegarci se c'è una proposta alternativa per farlo.
Non ho voluto scrivere di queste "amenità".
Sono abbastanza basito. E preoccupato.
E anche un po' triste. Perchè se il governo fa male (di solito non fa, se si mette d'impegno, fa male...) è un problema per tutti, ma la risposta non è saltare sui banchi, fare caciara e insultare mezzo mondo. Bisognerebbe fare una proposta alternativa che spacchi il fronte (chi le fa però, rischia grosso).
Insultare poi chi non la pensa come te, dando cittadinanza politica a linguaggi e discorsi che si fanno nei cessi dello stadio, è appunto preoccupante, triste e anche pericoloso.
Di questi giorni mi rimarrà un'immagine. Che non c'entra nulla con la sceneggiate in Parlamento o i tweet deliranti. E' la foto di un assessore che, onde evitare improbabili danni alla salute (??), entra in una scuola e stacca l'hotspot del wi-fi tra le risate degli alunni e i sospiri di sollievo dei genitori.
E' una foto riassuntiva.
Viviamo in un Paese così.
Dove si bruciano i libri e si staccano i router.
Dove, di conseguenza, si insultano le donne invece di criticarle nel merito delle cose che fanno o si difendono le istituzioni mortificandole.
Una roba tra l'alto Medioevo e l'Iran di Khomeyni.
Auguri a tutti.
21 gennaio 2014
Sulla legge elettorale
Volevo scrivere un post, per dirvi cosa penso e magari, scrivendo, capirlo meglio anche io.Due amici, Dino Amenduni e Pippo Civati, mi han preceduto.
Il primo ha scritto questa bella riflessione, il secondo ha parlato ieri in direzione nazionale.
Alla fine la penso come loro.
Che è consolante per quel che riguarda la sintonia con persone intelligenti e con cui ho condiviso un percorso.
Un po' meno per quel che ci aspetta.
P.s. per i patiti di sondaggi, simulazioni, previsioni del futuro in genere, qui trovate un'interessante analisi di youtrend su come sarebbero andate e su come potrebbero andare le elezioni con questo sistema elettorale (che è ancora in là
da venire).
19 gennaio 2014
Profonda sintonia
Tutti noi siamo in "profonda sintonia" con qualcosa.
Raramente però, lo siamo al 100% su quello che è altro da noi.
Quindi, anche nel dibattito post incontro Renzi-Berlusconi, sarebbe il caso di evitare le battute e gli schermi e provare a capire cosa sta capitando. Perchè non è vero che è stato resuscitato mister B., e non è vero che torna di moda il claim PDL e PD meno L.
E' vero invece che sta capitando qualcosa di importante.
Capita che Renzi è in profonda sintonia con la base del PD (basta vedere i numeri delle primarie) e sta facendo quello che la base del suo partito gli ha chiesto. Sta provando a fare il PD.
Capita allora che per fare le cose se non si hanno i numeri, bisogna fare gli accordi, vedersi, fare proposte, confrontarsi.
E' anche capitato che Renzi, prima di incontrare Berlusconi (che, se non mi sbaglio, ahinoi è il leader del terzo partito rappresentato alla Camera), aveva fatto un bell'assist a Grillo (a proposito di condannati in via definitiva), chiedendogli #beppefirmaqui e cambiamo l'Italia. Era il 15 dicembre. Non è successo nulla.
Capita che se la legge elettorale è una priorita, è arrivato il momento di farne una nuova, se no non si capirebbero i 34 appelli al giorno, puntualmente seguiti dal vuoto pneumatico.
Renzi si è messo a fare il segretario, velocizzando i tempi della politica in maniera pazzesca, mettendo spalle al muro compagni di partito che gli fanno la guerra e avversari.
Sta provando a fare le cose, a ribaltare un sistema politico che in vent'anni non ha fatto quasi nulla.
Sta giocando pesante, Renzi, e lo scivolone linguistico di ieri (profonda sintonia...) dimostra che è anche un po' teso. E ti credo!
L'unico che ha capito tutto questo? Il solito mister B.
A cui non frega nulla di andare al Nazzareno col cappello in mano, perchè sa che quello sta diventando il luogo dove si prendono le decisioni. Figurarsi se si preoccupa per così poco uno che voleva far cadere il governo e quando si è accorto che non aveva i numeri, in aula!, ha fatto retromarcia.
Tralascio poi il tema "governo". Semplicemente perchè dire di dover fare una nuova legge elettorale partendo da chi attualmente è al governo per me non è un argomento. Punto.
Sono entusiasta che mister B. sia andato per due ore nella sede del PD? No, nessuno lo è.
Ma non sono stato entusiasta di vivere nell'Italia berlusconiana di questi ultimi vent'anni. E mi ha fatto letteralmente schifo che il mio partito abbia fatto due governi (non uno, due!) con Berlusconi e la sua banda, senza riuscire a portare a casa nulla, se non l'abolizione dell'IMU (che non era una proposta nostra).
Non so se porteremo a casa qualcosa. La proposta che sta venendo fuori non mi convince molto, ma finalmente il PD fa il PD. Gioca all'attacco, detta la linea, si sceglie gli avversari (cosa comunicativamente geniale...) e i temi da affrontare.
Grillo, che non è scemo, non ha ancora detto nulla.
Stefano Fassina dice che ieri si è vergognato.
Anche io mi sono vergognato. Tante volte. Sempre per la linea politica scelta dal PD governato da lui e quelli della sua area, di cui non ricordo un successo che sia uno.
Adesso ce n'è un altro, di PD.
Vediamo che succede.
Raramente però, lo siamo al 100% su quello che è altro da noi.
Quindi, anche nel dibattito post incontro Renzi-Berlusconi, sarebbe il caso di evitare le battute e gli schermi e provare a capire cosa sta capitando. Perchè non è vero che è stato resuscitato mister B., e non è vero che torna di moda il claim PDL e PD meno L.
E' vero invece che sta capitando qualcosa di importante.
Capita che Renzi è in profonda sintonia con la base del PD (basta vedere i numeri delle primarie) e sta facendo quello che la base del suo partito gli ha chiesto. Sta provando a fare il PD.
Capita allora che per fare le cose se non si hanno i numeri, bisogna fare gli accordi, vedersi, fare proposte, confrontarsi.
E' anche capitato che Renzi, prima di incontrare Berlusconi (che, se non mi sbaglio, ahinoi è il leader del terzo partito rappresentato alla Camera), aveva fatto un bell'assist a Grillo (a proposito di condannati in via definitiva), chiedendogli #beppefirmaqui e cambiamo l'Italia. Era il 15 dicembre. Non è successo nulla.
Capita che se la legge elettorale è una priorita, è arrivato il momento di farne una nuova, se no non si capirebbero i 34 appelli al giorno, puntualmente seguiti dal vuoto pneumatico.
Renzi si è messo a fare il segretario, velocizzando i tempi della politica in maniera pazzesca, mettendo spalle al muro compagni di partito che gli fanno la guerra e avversari.
Sta provando a fare le cose, a ribaltare un sistema politico che in vent'anni non ha fatto quasi nulla.
Sta giocando pesante, Renzi, e lo scivolone linguistico di ieri (profonda sintonia...) dimostra che è anche un po' teso. E ti credo!
L'unico che ha capito tutto questo? Il solito mister B.
A cui non frega nulla di andare al Nazzareno col cappello in mano, perchè sa che quello sta diventando il luogo dove si prendono le decisioni. Figurarsi se si preoccupa per così poco uno che voleva far cadere il governo e quando si è accorto che non aveva i numeri, in aula!, ha fatto retromarcia.
Tralascio poi il tema "governo". Semplicemente perchè dire di dover fare una nuova legge elettorale partendo da chi attualmente è al governo per me non è un argomento. Punto.
Sono entusiasta che mister B. sia andato per due ore nella sede del PD? No, nessuno lo è.
Ma non sono stato entusiasta di vivere nell'Italia berlusconiana di questi ultimi vent'anni. E mi ha fatto letteralmente schifo che il mio partito abbia fatto due governi (non uno, due!) con Berlusconi e la sua banda, senza riuscire a portare a casa nulla, se non l'abolizione dell'IMU (che non era una proposta nostra).
Non so se porteremo a casa qualcosa. La proposta che sta venendo fuori non mi convince molto, ma finalmente il PD fa il PD. Gioca all'attacco, detta la linea, si sceglie gli avversari (cosa comunicativamente geniale...) e i temi da affrontare.
Grillo, che non è scemo, non ha ancora detto nulla.
Stefano Fassina dice che ieri si è vergognato.
Anche io mi sono vergognato. Tante volte. Sempre per la linea politica scelta dal PD governato da lui e quelli della sua area, di cui non ricordo un successo che sia uno.
Adesso ce n'è un altro, di PD.
Vediamo che succede.
16 dicembre 2013
Ieri, all'assemblea nazionale del Pd
C'era davvero un bel clima. Prima di registrarmi ho salutato tantissimi amici e persone che non vedevo da tempo. Ho abbracciato Filippo Taddei e Francesco Nicodemo, freschi freschi di nomina in segreteria nazionale. Le nostre speranze camminano anche sulle loro gambe.Tante facce nuove (tra cui la mia), tanti miei coetanei e mie coetanee. Tutti sorridenti, tutti contenti di essere lì, a rimettere in marcia questo caspita di partito a cui, alla fine, vogliamo bene.
Un'immagine su tutte. A inseguire D'Alema, Franceschini and co. per i corridoi c'erano solo i giornalisti. Che è un po' triste, perchè è più facile strappar via una battuta a baffino che non scrivere un pezzo dove si prova a descrivere il Pd che cambia, però è anche consolante. I militanti, gli iscritti, i delegati erano da un'altra parte. Abbiamo voltato pagina.
Han parlato i due padroni di casa, il segretario cittadino di Milano e quello lombardo. Poi è toccato a Letta, che è riuscito a strappare due applausi solo quando ha detto "siamo un'altra cosa rispetto a Casa Pound". Mi è piaciuto molto Epifani, che chiudendo il suo intervento ha passato idealmente il testimone dalla sua alla nostra generazione, chiedendo "al nuovo gruppo dirigente che inizia oggi a guidare il Pd" coraggio e iniziativa.
Davide Zoggia ha poi letto i risultati del congresso e ha proclamato eletto Matteo Renzi, il cui discorso ha emozionato molto renziani e giornalisti, un po' meno me. Tanto show all'inizio, tante "Francesca, Letizia, Fatima, ecc" che non si sa bene chi siano. Un discorso forse pensato più per chi stava a casa che non per chi era in sala. Non mi ha convinto il passaggio "siamo in un governo di coalizione perchè non c'è più Berlusconi" e non ho capito bene quando dovrebbe durare questo governo, se 15 mesi, un anno o se dopo le europee si può andare a votare.
Bene invece il passaggio sul lavoro, bene, anche se avrei voluto più coraggio, quello sui diritti. In assoluto, era dai tempi di Veltroni che un segretario del Pd non dettava un'agenda politica ad un governo, e questo è certamente un passo in avanti.
Staremo a vedere. Il dato più positivo resta quella carica di entusiasmo che ho visto nei tanti volti con cui ho incrociato lo sguardo.
Questa comunità politica ha un'energia, una capacità di rinnovarsi e di ripartire che è incredibile.
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13 dicembre 2013
Cosa succede in città (una settimana coi forconi)
Questa settimana è stata surreale per i torinesi o per chi Torino la frequenta quotidianamente.
La mobilitazione di diverse categorie economiche e
sociali, legittima e figlia di una crisi economica e politica di cui si
stenta a vedere la fine, è degenerata in manifestazioni di violenza,
intimidazione e squadrismo da parte di alcuni gruppi organizzati che hanno
sfruttato questa occasione per gettare nel caos la città e sconvolgere la vita
di migliaia di cittadini.
Insieme ad altri
compagni del Pd, ci siamo stupiti nel non vedere da parte del nostro partito una
presa di posizione netta contro questo stato di cose. Abbiamo perciò deciso di
chiedere al presidente dell’assemblea provinciale, Alessandro Altamura, la convocazione
di un’assemblea straordinaria e pubblica, dove poter discutere di quello che
sta succedendo alla nostra città e di come riuscire a capire le ragioni di chi
protesta e isolare e condannare i violenti. Per farlo abbiamo raccolto oltre sessanta firme di delegati in assemblea e altrettante di iscritti e militanti del Pd.
Nel frattempo, la situazione di violenza e di degenerazione più forte si è verificata a Nichelino, dove un gruppo di persone ha assediato il comune, tenendo letteralmente in ostaggio il sindaco Catizone e alcuni impiegati. La popolazione di Nichelino, dopo la bella iniziativa di martedì sera (i ragazzi sono usciti a pulire le strade inzozzate da questi vandali), ha deciso di convocare per questo pomeriggio, alle 18.30, una fiaccolata contro la violenza e contro la degenerazione della protesta.
Ieri pomeriggio, come primo firmatario della richiesta di assemblea, mi sono sentito con
il segretario Fabrizio Morri. Abbiamo concordato che l'iniziativa di Nichelino stava assumendo una dimensione che andava oltre i confini cittadini e che sarebbe stato importante esserci. Abbiamo perciò concordato di "aderire" alla marcia di Nichelino e Morri si è impegnato a far convocare l'assemblea entro la prossima settimana.
Durante questo colloquio ho chiesto espressamente a Morri di fare di tutto affinchè il Pd aderisse alla marcia di domani indetta dai sindacati contro il governo Cota, contro la crisi e contro le violenze che si sono manifestate in questi giorni.
L'adesione è arrivata in serata. Non per merito mio eh, ma perchè è stato trovato un accordo. Diciamo che era un'esigenza diffusa, quella di scendere in piazza tutti insieme.
Perchè vi ho raccontato questa storia?
Perchè lo devo alle persone che abbiamo contattato in questi giorni e che hanno condiviso con me e altri questa iniziativa.
Perchè "l'immobilismo del Pd" tanto strombazzato dai giornali è una triste realtà, ma non deve essere confuso con l'ignavia.
Ci siamo trovati di fronte ad una protesta che è nata in un modo ed è finita in un altro. Abbiamo sperimentato come le forze dell'ordine non fossero preparate ad affrontare una situazione del genere (e vorrei ancora capire perchè...). Non abbiamo capito quello che stava succedendo. Non lunedì però, ma nelle settimane precedenti, quando la protesta si stava organizzando.
La cosa che mi lascia più perplesso è che sembra del tutto evidente come in questa città e nei territori che gravitano intorno a Torino, pare non esserci più una rete di rapporti tra istituzioni, partiti, sindacati, associazioni, ecc. Ci si muove in ordine sparso, senza un coordinamento organizzativo e senza neanche avere le idee chiare su cosa sta succedendo.
Estremizzo: alcuni difendono i forconi a spada tratta mentre altri dicono che son solo fascisti.
E poi le iniziative. Mercoledì sera gli autoconvocati sotto il Comune, ieri la CGIL ha affittato una mongolfiera (non sto scherzando) con uno striscione "meno tasse, più lavoro", stamattina c'è un presidio dell'ANPI, oggi pomeriggio la fiaccolata a Nichelino, domani la manifestazione dei sindacati. Tutte cose fatte per bene ed importanti, ma slegate tra di loro.
Estremizzo: alcuni difendono i forconi a spada tratta mentre altri dicono che son solo fascisti.
E poi le iniziative. Mercoledì sera gli autoconvocati sotto il Comune, ieri la CGIL ha affittato una mongolfiera (non sto scherzando) con uno striscione "meno tasse, più lavoro", stamattina c'è un presidio dell'ANPI, oggi pomeriggio la fiaccolata a Nichelino, domani la manifestazione dei sindacati. Tutte cose fatte per bene ed importanti, ma slegate tra di loro.
In questo caos, il Pd ha fatto un po' il pesce in barile, un po' è stato tirato per la giacca da una parte e dall'altra, un po' si è mosso senza però prendere posizioni nette.
Spero che, finito tutto questo casino, ci si renda conto che o si ricomincia a parlarsi, o siamo panati. Parlare con chi manifesta onestamente e ha tutte le ragioni per farlo, parlare con chi, associazioni e sindacati, ha ancora un ruolo di rappresentanza, parlare con chi, semplicemente, ha ancora voglia di occuparsi della cosa pubblica e, soprattutto, del futuro del nostro territorio e della nostra società.
5 dicembre 2013
L'ultimo miglio
Stasera sarò a Pinerolo, con l'ex senatore Elvio Fassone e Marta Levi, per presentare la mozione Civati.Domani a Piossasco con Davide Ricca (Renzi) e Andrea Giorgis (Cuperlo) per un dibattito sulle primarie e sul futuro del Pd.
Sabato mattina a Rivoli, per un aperitivio pre pranzo con gli amici rivolesi.
La campagna si fa, facendola, anche se inizio a sentirmi come Forrest Gump: sono un po' stanchino.
4 dicembre 2013
Un bel pomeriggio
L'incontro con Pippo Civati è stato un successo.
In pochi giorni, mandando qualche sms e mobilitandosi su Facebook, siamo riusciti a mobilitare più di 100 persone. Una roba non facilissima alle 15.30 di un martedì qualunque.
Abbiamo parlato di cosa sta capitando al Pd e più in generale alla nostra comunità politica.
Abbiamo ascoltato, soprattutto.
I lavoratori della Vertek-Lucchini che rischiano di rimanere a casa tra pochi mesi e la disillusione e l'incazzatura di chi non si fida più della politica ma vorrebbe tornare a fidarsi.
Abbiamo provato a spiegare che le cose sono un po' più complicate di come rimbalzano su Facebook (vedi caso Cancellieri) e che sul Tav, anche nel Pd, c'è un gruppo di persone che prova a F.A.R.E. dei ragionamenti diversi.
E' stato un gran bel pomeriggio, e credo che anche la tanta gente presente in sala abbia apprezzato.
Credo anche che abbia capito che le cose cambiano cambiandole, e il primo passo è andare a votare alle primarie di domenica e mettere una bella croce su Civati.
3 dicembre 2013
Rassegna Stampa - Pippo a Condove
Nonostante il preavviso minimo, Luna Nuova dà un po' di spazio alla nostra iniziativa di oggi.Per chi non lo sapesse ancora, alle 15.30 Pippo Civati sarà a Condove.
Oggi eh, solo oggi.
Stasera poi va a Bra e domani è a Bruxelles.
L'appuntamento è per le 14.45 al binario 20 di Porta Nuova.
Esco da lavoro, un panino al volo, recupero Pippo, 40' di treno e siamo a Condove.
Ci vediamo in biblioteca.
26 novembre 2013
Gli endorsement che ci piacciono
Questa campagna per le primarie dell'8 dicembre sembra i 3.000 siepi.Ogni giorno una scadenza, un documento da leggere, persone da contattare, eventi da organizzare, materiale da distribuire ecc, ecc.
La scadenza di questa (prima parte di...) settimana è fissata per giovedì alle 12. Entro quell'ora devono essere presentate le liste dei candidati all'assemblea nazionale, collegate ai singoli candidati nazionali, corredate da 50 firme per ogni lista.
In pratica, l'8 dicembre non si voterà solo per Renzi, Cuperlo o PIPPO CIVATI :) ma anche per delle piccole liste di persone che andranno a comporre l'organismo assembleare più importante del Pd.
La nostra raccolta procede alla grande. Stiamo ricevendo adesioni da tutti i territori della provincia e probabilmente riusciremo a chiudere questa partita già stasera.
Mettendo a posto i moduli, mi è cascato l'occhio su una firma in particolare, che mi ha fatto molto piacere vedere.
Quella di Elvio Fassone. Ex senatore, giurista, pensatore raffinato ed elegante.
Una di quelle persone da non rottamare insomma, ma da tenersi ben strette.
Vota Civati e lo fa convintamente.
Ci piacciono parecchio questi endorsement.
28 ottobre 2013
A scanso di equivoci
Sabato ho ripostato su Facebook il video del mio intervento alla Leopolda 2010.
Ho ricevuto un po' di like e son venute fuori tutta una serie di riflessioni su Tav, Pd, congresso, ecc, ecc.
Ci tengo a dire solo una cosa, perchè credo che a qualcuno sia sfuggita.
Non ho postato quel video per parlare (ancora una volta) di Tav. La mia posizione sul tema rimane quella di sempre, così come rimangono immutate le critiche a chi, a Roma come in valle, non ha saputo o non ha voluto gestire questo problema in maniera rigorosa. Forse, e dico forse, avremmo potuto evitare tutti i casini che capitano un giorno sì e l'altro pure.
Ho voluto postare quel video per segnare la differenza tra l'evento di tre anni fa e quello che è terminato ieri. Perchè se la qualità degli interventi e la grande partecipazione è sempre la stessa, è la prospettiva ad essere diversa.
Perchè nel 2010 c'era una nuova generazione democratica, diffusa sul territorio, competente e appassionata, che per la prima volta si guardava negli occhi e iniziava un percorso di rinnovamento che è ancora molto lungo. C'erano due ragazzi a dirigere le danze, che non sono stati su quel palco tre giorni soltanto per ambizione personale, ma lo hanno fatto perchè credevano veramente di poter essere i front man di una nuova generazione che si candidava alla guida di un centrosinistra nuovo, rinnovato e ampio.
Al netto degli interventi (moltissimi dei quali belli, condivisibili, studiati) e della partecipazione, la Leopolda di quest'anno aveva un'altra prospettiva.
Quella di lanciare la corsa di uno. Di uno solo.
Circondato, tra l'altro, da molti di quei personaggi che lui stesso aveva promesso di voler mandare in pensione e che non più tardi di un anno fa lo dipingevano come il Belfagor d'Oltrarno.
"Innovare la politica con Fini e Casini è come voler circumnavigare Capo Horn con il pedalò", disse Renzi alla vigilia delle primarie dell'anno scorso.
Ecco, cambiare il Pd con Fassino, Franceschini e tutti i vari signorotti delle tessere invece, è come andare a Pechino in ginocchio su una strada sterrata.
Io credo che la differenza sia tutta qui. E per me non è poco.
Resta il rammarico per quello che poteva essere e non è stato. Per non aver saputo dare seguito a quello che, ad oggi, resta il momento di partecipazione politica (nel centrosinistra) più alto per la mia generazione
Son stati fatti tanti errori, ma alla fine ognuno fa le sue scelte e se saran giuste o sbagliate, non lo scopriremo l'8 dicembre, ma dal 9 in poi.
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