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25 marzo 2015

1992: una riflessione

Ieri sera ho visto i primi due episodi di "1992", la serie di Sky dedicata a Tangentopoli. Il taglio che è stato dato è molto spettacolare e in alcuni tratti un po' sopra le righe (è una fiction del resto). Una sorta di "grande bellezza" senza lustrini, paillettes e champagne.
Emerge però una cosa, forse per la prima volta in maniera così evidente. Che se il sistema era malato, e lo era, la colpa era di tutti. Dei corrotti innanzitutto, che non hanno servito la Repubblica "con disciplina e onore", come recita la Costituzione. Dei corruttori, che hanno creduto non nel loro lavoro ma nel loro arricchimento, investendo in tangenti invece che nelle loro aziende mandandole all'aria.
Di un Paese, il nostro, molto cattivo e molto spregiudicato a cui, in fondo, andava bene così. Come scrive Feltri in un pezzo molto bello, uscito ieri: "non è la storia di Mani pulite ma la storia di Tangentopoli, e cioè non è la storia del drappello di pm bensì la storia di come eravamo, noi abitanti della città delle mazzette".
La prima fiction su quegli anni, che io ricordo a malapena come un rumore di fondo nel tg della sera, mentre mangiavamo cena, mi fa riflettere su due cose: la prima è che, passati più di vent'anni, quei mesi così intensi si stanno storicizzando. C'è quindi la possibilità di iniziare a riflettere su quello che è accaduto con un po' meno pathos, un po' più di distacco e di oggettività, comprendendo cosa è successo ma soprattutto, e qui la seconda riflessione, cosa ha generato la caduta della Prima Repubblica: non la rinvicita dei giusti, ma l'assalto alla diligenza da parte dei peggio burocrati, politici, affaristi e feccendieri, incarnati e degnamente rappresentati da un uomo solo.   

29 gennaio 2014

Il mio costo della politica

Come gli anni scorsi, eccovi il cedolino con la mia retribuzione da consigliere comunale per l'anno 2013.
Come gli anni scorsi, devolverò il tutto ad un'associazione condovese.
La trasparenza prima di tutto.

8 novembre 2013

E' ora di bere un buon CiWino

Vi risparmio anche l'imbarazzo della scelta.
Perchè se le cose cambiano, cambiandole, il vino lo si beve, bevendolo.
Ma soprattutto acquistandolo.
Il CiWino è un ottimo barbera da pasto, imbottigliato da un produttore locale di Castigliole ed etichettato da noi di Piemonte per Civati.
E' un vino che fa bene non solo perchè è buono e tiene allegri, ma perchè acquistandolo si finanzia la campagna congressuale per la segreteria del Pd di Giuseppe Civati.
Non avendo nessun grande finanziatore alle spalle, ci siamo inventati questo modo trasparente e divertente per raccogliere i fondi necessari per la stampa di volantini e pieghevoli, per coprire le spese di affitto dei locali dove abbiamo fatto (e faremo) iniziative pubbliche e per tutte le spese che in una campagna elettorale devonoe ssere affronatate.
Il CiWino fa 12 gradi, è garantito "101 free" (nel senso che i famosi 101 non lo possono bere) ed è in vendita a 7 euro a bottiglia.
Per info, richieste e prenotazioni scrivetemi in privato (jacopo.suppo@libero.it oppure sul mio profilo Facebook) o mandate una mail a piemonte@civati.it oppure cercateci sulla pagina Facebook Piemonte per Civati.   
Vi dico solo che in due giorni ne abbiamo venute 132.
Fossi in voi mi affretterei.

16 luglio 2013

Rassegna Stampa - consiglio comunale dell'8 luglio

Un breve pezzo sul consiglio comunale della settimana scorsa, in particolare sul bilancio e sulla vicenda del decurtamento delle indennità da parte della giunta.
Oggi, su Luna Nuova.

3 luglio 2013

I costi della politica (condovese)

Lunedì 8 luglio è convocato il consiglio comunale. Sarà una seduta importante perchè la maggioranza presenterà il bilancio di previsione 2013. In vista del consiglio, ieri sera ho partecipato alla conferenza dei capigruppo dove il Sindaco mi ha anticipato una scelta economica molto importante. La giunta ha deciso di dimezzarsi le indennità di carica da qui fino alla fine della legislatura. I soldi "risparmiati" andranno in un fondo di solidarietà che servirà a realizzare piccole iniziative sul territorio.
Ricordo che l'aumento delle indennità di carica alla soglia massima consentita è stato uno dei primissimi provvedimenti di questa amministrazione. Io e gli altri consiglieri di minoranza abbiamo sempre denunciato questa decisione, che non solo è una "prima assoluta" nella storia recente di Condove (ma di "prime visioni" ne abbiamo viste tante in questi anni...) ma soprattutto cozza con il momento economico e, lasciatemelo dire, con l'assenteismo diffuso in giunta. Per verificare, basta controllare le delibere e le presenze. 
Ora, non posso che essere felice di questa decisione, che riduce i costi e restituisce un po' di denaro ai condovesi.
Devo però ammettere che non so cosa pensare. Perchè dopo quattro anni con l'indennità al massimo, dimezzarsi lo stipendio a pochi mesi dal voto mi puzza parecchio. La giunta ha dato ascolto a noi minoranze o, semplicemente, siamo di fronte ad una banalissima mossa elettorale?
Nel farmi questa domanda mi è venuto in mente Corrado Guzzanti, che anni fa interpretava un profeta da quattro soldi di nome Quelo, che alle domande che gli venivano poste spesso rispondeva "La seconda che hai detto".
Ecco, anche in sto caso mi sa che "la seconda che ho detto" è quella giusta.
 

21 marzo 2013

Il modello Sicilia

L'altro giorno il presidente Crocetta ha sbandierato ai quattro venti di aver portato a casa, con l'aiuto determinate del M5S, una riforma epocale: l'abolizione delle province della Sicilia.
Basta con questi enti inutili, basta con gli sperchi, tagliamo i costi della politica, ecc, ecc.
Tutto giusto, tutto condivisibile, tutto sacorsanto.
Peccato però che sembra che le cose siano andate un po' diversamente, e che gli unici costi che realmente sono stati tagliati sono quelli della democrazia.
L'unica cosa certa è che è già iniziata la querelle politica per attribuirsi il merito di questa scelta che sembra cambiare tutto ma in realtà cambia quasi niente (ma in Sicilia si sa, il gattopardo è di casa).

19 marzo 2013

Poltronissime. C'è #unaltromodo

Alle ultime elezioni, alcuni assessori provinciali e regionali sono stati eletti in Parlamento.
Cota ha subito preso la palla al balzo per un bel rimpasto, mi auguro l'ultimo della sua sciagurata presidenza.
Anche Saitta ha preso la palla al balzo, per iniziare quello che definisce "il dimagrimento della giunta". D'Ottavio va a Roma ma nessuno lo sostituirà. Saitta riassegnerà la deleghe ad altri membri della giunta.
Una scelta dettata dalla volontà di diminuire i costi della politica.
Poi tanto son sempre tutti uguali no?

12 marzo 2013

Sui costi della politica

Visto che è l'argomento del giorno (anzi, degli ultimi anni) e visto che mi è toccato dibatterne pubblicamente più di una volta, scrivo brevemente anche qui che ne penso, partendo da una serie di riflessioni fatte ieri sera con un amico. 
L'errore è pensare che la politica non abbia spese. Il delitto è pensare di poter usare questa verità come "paravento". Il referendum di 20 anni fa ha abolito il finanziamento ai partiti ma non i rimbosi elettorali. Il punto è che è vergognoso incassare, per fare un esempio a me vicino, 48 milioni di euro a fronte di una spesa di 6,5. La cosa sbagliata è che i rimborsi vengono elargiti un tot a voto e non in base alle spese, ed è questa la prima cosa da cambiare.
La nota positiva è che non dobbiamo inventarci niente, basta solo guardare cosa capita altrove e scegliere la soluzione che ci sembra migliore.
Negli altri paesi del mondo ci sono delle regole molto vincolanti per le spese dei partiti, a vari livelli. In Germania, per esempio, le spese dei gruppi parlamentari sono gestite direttamente dal Parlamento tedesco. Ti serve uno staff per fare il tuo lavoro? Bene, te lo pago io mettendo un tetto alle spese e selezionando i collaboratori.
Negli USA, dove il finanziamento pubblico è talmente basso che nessuno lo utilizza, le spese per la politica sono sostenute dai privati e sono enormemente superiori alle nostre ma si sta lo stesso pensando di introdurre un finanziamento pubblico corposo per evitare che le lobby influiscano sulle scelte dei partiti che sostengono e finanziano.
Da noi c'è poi un problema "tecnico". I nostri partiti non hanno una ragione sociale. Non sono cooperative, srl, spa, onlus o altro. Basterebbe modificare questo punto per avere un quadro molto più trasparente.
Non basta? Si vuole proprio togliere togliere il finanziamento pubblico?
Bene, basta che lo si sostituisca con qualcos'altro, proprio per evitare che solo i miliardari o i grandi poteri possano finanziare la politica. Le soluzioni alternative ci sono, come questa che da un anno circa gira per il web e che è sostenuta anche da un neo parlamentare come Pippo Civati. Un modo per far partecipare i cittadini e per sgravare il bilancio pubblico.
E poi basta usare la fantasia. In una bella discussione di qualche giorno fa ho sentito delle proposte molto interessanti. Tipo, in campagna elettorale non la si potrebbe smettere con tutti questi manifesti e volantini che lasciano il tempo che trovano? Non sarebbe meglio che lo Stato mettesse online, su un sito governativo, tutti i programmi e tutte le biografie dei candidati? O che riservasse a sue spese degli spazi (gli stessi) da affidare ai partiti a rotazione? O che mandasse in soffitta questa finta par condicio, obbligando i candidati e i gruppi politici a partecipare ai dibattiti televisivi?      
Una volta che abbiamo fatto tutto questo però, ricordiamoci che i veri grandi sprechi della politica stanno altrove. Gli sprechi sono i fiumi di soldi che a vari livelli girano nelle istituzioni. Quanti staffisti in regione o in provincia per ogni gruppo consiliare? Quanti progetti di amici finanziati con i soldi di tutti? Quante cene, trasferte, feste pagate con i nostri soldi? Quante persone sguazzano in questo sistema, portando a casa la pagnotta (e spesso anche un po' di prosciutto)?
Questo è un argomento delicato, e purtroppo mi rendo conto che gli eccessi, le ruberie e lo squilibrio di questi anni hanno costruito un clima per cui fare dei ragionamenti su questo tema è quasi impossibile. Al centro di tutto ci sono i soldi (e visto che in sto periodo ne girano pochi, non potrebbe essere altrimenti), non il normale funzionamento della democrazia e quindi chi vuole mantenere il finanziamento pubblico così com'è è un ladro, chi lo vuole togliere un salvatore della patria (salvo poi scoprire retroscena molto interessanti).
Chi, come me e altri, pensa invece che il finanziamento debba esssere mantentuo ma regolamentato e soprattutto ridotto drasticamente, semplicemente non viene considerato. Evidentemente è già una posizione troppo lontana dallo stomaco.
Qui non ci sono vie di mezzo. O bianco, o nero. Un modo di pensare tutto italiano che non ci ha portato molto lontano.
 
 
 
 

4 marzo 2013

L'ipotesi governissimo

Si sta facendo largo in queste ultime ore, in maniera sempre più insistente.
Ne hanno scritto Ferruccio De Bortoli ed Eugenio Scalfari e pare sia l'ipotesi caldeggiata anche dal presidente Napolitano. 
Il motivo? Rifare la legge elettorale, fare una legge sul conflitto d'interessi, una sui costi della politica e poi tornare a votare.
Volendo solo fare il "tifoso", mi vien da dire che se questa ipotesi diventasse realtà, il Pd chiuderebbe baracca e burattini. Anche giustamente.
Ma visto che in gioco c'è soprattutto il futuro di tutti noi, mi vien difficile credere che un governo fatto dagli stessi che in questi vent'anni han bloccato sul nascere qualsiasi tentativo di riforma della politica possano, in sei mesi, mettersi d'accordo sul da farsi.
Ultima cosa.
Poi magari mi sbaglio, o mi ricordo male, ma quando Monti è andato a Palazzo Chigi non doveva proprio fare queste cose qui? E ci è riuscito?
Ecco.
 

2 marzo 2013

Numeri da brividi

Mentre si sprecano le speculazioni giornalistiche, i tira e molla tra i partiti, gli insulti, gli abboccamenti più o meno sotterranei, ieri l'Istat ha pubblicato i numeri sull'occupazione, quelli sulla pressione fiscale e sul Pil.
Un disastro, roba da mettersi le mani nei capelli. Numeri che hanno spinto gli analisti a prevedere una ripresa dell'economia italiana a partire dal 2016.
Sarebbe bello sentir parlare di come uscire da questa situazione che mi fa venire in mente gli anni precedenti alla seconda guerra mondiale invece di passare le giornate a insultarsi o a perdersi in calcoli elettorali.
Lo tsunami tour è finito. Lo tsunami economico invece no. 

22 febbraio 2013

Sapete per chi voto, vi spiego anche il perchè

Oggi finisce la campagna elettorale. Una legge vecchia non so quanti anni (che andrebbe decisamente rivista) impone il silenzio "riflessivo" di un giorno che, come sempre, non sarà rispettato e che comunque non servirà a far cambiare idea a chi ha già deciso o a convincere i tanti indecisi.
Sapete benissimo cosa voterò, ma visto che continuo a ricevere (e mi fa molto piacere) tante mail o sms che mi chiedono un parere o una delucidazione, metto nero su bianco un po' di cose sul perchè voterò il Pd e sul perchè credo sarebbe bene se la maggioranza degli italiani facesse lo stesso.
Per me, ci son tre livelli: uno pratico, l'altro civile, il terzo politico.
Sul piano "pratico", mi convincono le proposte sul fisco e sul recupero dell'evasione. Meno contanti, meno nero, introduzione della fiscal card (che tra l'altro abbiamo già...avete presente la tessera sanitaria no?), abbassamento della soglia dei pagamenti non tracciabili. Perchè non è vero che i soldi in Italia non ci sono. Ci sono eccome, basta solo andarli a prendere.
Mi convincono, e molto, le proposte sul rilancio dell'economia investendo sulla green economy e sullo sviluppo della banda larga (le vera grande opera che serve all'Italia). Finalmente un investimento serio sul futuro.  
Da amministratore di un piccolo comune poi, sono contento dell'impegno preso da Bersani per allentare il patto di stabilità per quanto riguarda gli investimenti dei comuni. Un modo per monitorare la spesa senza rinunciare ai tanti piccoli lavori che sono l'anima dell'economia locale.
Ottima anche la proposta di abolire l'Imu fino a 500 euro di imposta, in modo da tutelare chi ha meno e far pagare un po' di più a chi ha molto di più.
Spero infine sia praticabile il taglio degli investimenti sulle spese militari a favore delle scuole e degli ospedali e che si trasformi in legge la proposta di adeguare lo stipendio dei parlamentari a quello di un sindaco di una grande città. Abbiamo bisogno di un po' di criterio nello spendere i soldi pubblici. 
Sul piano civile, non vedo l'ora di stappare le bottiglie che ho in fresco il giorno in cui il Parlamento approverà le unioni civili come nei paesi civili, il diritto di cittadinanza per i figli degli stranieri che sono nati in Italia e per gli stranieri che vivono e lavorano e pagano le tasse in Italia da anni, una legge contro l'omofobia e il femminicido e l'abolizione della legge 40 (come ci chiede l'Europa).
Non vedo l'ora che l'Italia torni ad essere un grande paese europeo, perchè l'Europa è la nostra casa, il nostro orizzonte, il nostro futuro.
Il piano politico è quello che tiene insieme i precedenti due. Perchè la crisi la sia batte non solo con una società più "ricca", ma soprattutto con una società più giusta. Perchè lo sviluppo economico deve essere accompagnato da quello sociale, culturale, civile e morale. Perchè dobbiamo lavorare per un'Italia nuova, più aperta e più inclusiva. L'unico partito che può tenere insieme queste cose è renderle possibili è il Pd e la scelta di fare le primarie sia per la scelta del candidato premier, sia per i parlamentari nè è la conferma.
Nella Prossima Italia non ci saranno uomini soli al comando, ma un nuovo impegno collettivo, un rinnovato senso di responsabilità. Non basterà più andare in piazza a sbraitare (e ridere sotto il palco), o promettere la luna sperando che qualcuno ci caschi (e qualcuno ci casca sempre).
Basta slogan, basta ricette facili, basta far decidere ad altri. Le chiacchiere staranno a zero.
Ci vorrà l'impegno e l'aiuto di tutti. Sarà una vera rivoluzione.
Non vedo l'ora, perchè non se ne può veramente più.

    

12 febbraio 2013

Riparte il futuro

E' una campagna online, promossa da diverse associazioni, per chiedere al prossimo Parlamento trasparenza e impegno per combattere la corruzione, che ogni anno ruba a noi italiani 60 miliardi di euro, più o meno il Pil della Croazia.
Se fosse uno Stato indipendente, "la corruzione" sarebbe la 76° economia del mondo.
Io ho firmato.
Fatelo anche voi cliccando qui, ma soprattutto controllate qui quali sono i candidati alle prossime politiche che hanno firmato l'appello e che, in caso di elezione, si sono impegnati a combattere la corruzione in Parlamento.
Nel resto del mondo funziona così. Open data, open democracy, piena trasparenza.
Pian piano, con un ritardo mostruoso, ci stiamo adeguando anche noi.
Era ora.

4 febbraio 2013

A proposito di trasparenza...

Sabato pomeriggio sono andato a Susa, alla marcia in difesa del punto nascite dell'ospedale.
Come ho già scritto su Facebook, una delle frasi che andava per la maggiore era "tagliatevi gli stipendi invece di tagliare gli ospedali".
Oggi scopro questa bella vicenda, molto educativa, che riguarda proprio l'Assessore alla Sanità della Regione Paolo Monferino.
In partica l'ex dirigente Iveco non ha ancora reso pubblici i suoi conti personali, andando contro la legge che impone la trasparenza sui redditi ma soprattutto dimostrando di svolgere il suo ruolo senza nessun interesse verso il territorio e verso i piemontesi. Trovo infatti scandaloso che l'Assessore si rifiuti di ottemperare ad un suo obbligo, tenendo nascosti i suoi redditi proprio mentre chiede grossi sacrifici ai piemontesi, mettendo in ginocchio il sistema sanitario regionale.
Cota dovrebbe o imporre a Monferino di rispettare la legge, o sollevarlo dall'incarico. Ma da uno che fa (fa, oddio...) contemporaneamente il presidente di Regione e il candidato parlamentare non credo ci si possa aspettare un moto d'orgoglio simile.

28 gennaio 2013

Il mio costo nella politica

Sabato pomeriggio avevo una riunione in Comune. Prima di iniziare ho buttato un occhio alla cassettina delle comunicazioni e ho trovato il cedolino con lo stipendio da consigliere per l'anno 2012 (che trovate qui di fianco).
171 euro netti. Un bel cifrone vero?
Segnalo un dato. Per tagliare i costi della politica, nel 2010 il governo ha introdotto in finanziaria un taglio dei consigli comunali, tagliando del 20% il numero dei consiglieri nelle grandi città (dove tra indennità e gettoni di presenza esce fuori uno stipendio) e di oltre il 50% nei paesi come Condove. In quest'ottica, se oggi il consiglio comunale di Condove è formato da 16 consiglieri più il Sindaco, dal 2014 si comporrà di 7 consiglieri più il Sindaco.
Alla faccia della rappresentanza territoriale.
Ecco, quando sentite parlare dei costi della politica nelle piccole amministrazioni, sappiate che stiamo parlando di queste cifre: meno di 200 euro all'anno, per i consiglieri.
Forse bisognerebbe sforbiciare altrove? Che dite?
Segnalo infine che, come l'anno scorso, anche quest'anno ho deciso di devolvere la mia indennità ad un'associazione condovese. Considero quello che faccio per la mia comunità un servizio e mi hanno insegnato che il servizio è gratuito.