Parto dalla polemica che sta riempiendo le colonne dei giornali di oggi.Ieri Matteo Renzi ha abbandonato quasi subito, e senza intervenire, la direzione nazionale del Partito Democratico.
Una scelta che è stata molto criticata da alcuni degli intervenuti e anche dai media.
Fino a lunedì scorso mi sarei aggiunto anche io al coro delle critiche, ma dopo l'esito del voto mi sembra che qualsiasi cosa faccia Renzi stia diventando un alibi per una classe dirigente che ieri, durante il dibattito, ha dimostrato di non aver capito granchè di quello che è successo.
Ci hanno provato Pippo Civati, Renato Soru e a modo suo anche Gianni Cuperlo a ricollegare la dirigenza del Pd alla realtà. Temo con scarsi risultati.
Franceschini ha di nuovo tirato fuori Monti, D'Alema la "destra senza Berlusconi" (che non esiste), qualcuno l'eterno dualismo tra liberalismo e socialdemocrazia che nel resto del mondo, mi spiace per loro, non esiste più.
Invece di parlare di tutto questo, l'attenzione si è spostata su Renzi, che abbandonando la direzione non credo volesse fare lo spaccone o l'ennesimo colpo di teatro, ma abbia dimostrato di iniziare a perdere la speranza di cambiare il Pd.
Io credo che si sbagli, ma inizio a non avere più molte certezze e usare questo episodio per imbastire una polemica personalistica non fa che accrescerle.
Sono preoccupato, perchè vedo tanti militanti e tanti elettori consapevoli di quanto sta accadendo, della difficoltà di chi dirige il Pd di interpretare il cambiamento e di essere percepita come forza di rottura. Vedo anche persone che si sono allontanate per questo motivo ma che, ancora e nonostante tutto, ci osservano con attenzione per vedere se abbiamo capito la lezione.
C'è un ancora una grossa fetta di cittadini che vorrebbe credere al Pd, ma che non lo fa per colpa di un gruppo dirigente sparuto, autorefernziale e sempre più asserragliato sulle proprie posizioni.
Paradossalmente, Bersani ha compreso questa situazione ma credo non sappia bene come uscirne, impelagato com'è in questo caos istituzionale.
Un modo ci sarebbe. L'unico, tra l'altro. Sostenere una nuova classe dirigente mettendoci la faccia senza far più calcoli. Quelli che alla fine son sempre sbagliati.
Un nome in campo c'è già, da alcuni mesi anche. Quello di Pippo Civati, che per le sue capacità e la sua lucidità rende l'unica strada percorribile anche la migliore.