Ieri sera ho visto i primi due episodi di "1992", la serie di Sky dedicata a Tangentopoli. Il taglio che è stato dato è molto spettacolare e in alcuni tratti un po' sopra le righe (è una fiction del resto). Una sorta di "grande bellezza" senza lustrini, paillettes e champagne.
Emerge però una cosa, forse per la prima volta in maniera così evidente. Che se il sistema era malato, e lo era, la colpa era di tutti. Dei corrotti innanzitutto, che non hanno servito la Repubblica "con disciplina e onore", come recita la Costituzione. Dei corruttori, che hanno creduto non nel loro lavoro ma nel loro arricchimento, investendo in tangenti invece che nelle loro aziende mandandole all'aria.
Di un Paese, il nostro, molto cattivo e molto spregiudicato a cui, in fondo, andava bene così. Come scrive Feltri in un pezzo molto bello, uscito ieri: "non è la storia di Mani
pulite ma la storia di Tangentopoli, e cioè non è la storia del
drappello di pm bensì la storia di come eravamo, noi abitanti della
città delle mazzette".
La prima fiction su quegli anni, che io ricordo a malapena come un rumore di fondo nel tg della sera, mentre mangiavamo cena, mi fa riflettere su due cose: la prima è che, passati più di vent'anni, quei mesi così intensi si stanno storicizzando. C'è quindi la possibilità di iniziare a riflettere su quello che è accaduto con un po' meno pathos, un po' più di distacco e di oggettività, comprendendo cosa è successo ma soprattutto, e qui la seconda riflessione, cosa ha generato la caduta della Prima Repubblica: non la rinvicita dei giusti, ma l'assalto alla diligenza da parte dei peggio burocrati, politici, affaristi e feccendieri, incarnati e degnamente rappresentati da un uomo solo.
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25 marzo 2015
18 febbraio 2013
Tante risposte, nessuna domanda
Per le prossime elezioni politiche, fissiamo la regola che i confronti tv si fanno "senza se e senza ma"?Questa cosa tutta italiana che il confronto lo chiede chi è in svantaggio, credendo di recuperare due voti sparandola più grossa che può, è l'ennesima dimostrazione di quanto sia immatura la nostra cultura democratica e di quanto sia sguaiato il mondo dell'informazione.
Ottimo anche Grillo, che prima invita Sky sul suo camper (non ti scomodare eh Beppe...) e poi tira pacco perchè "Ci sono due modi per fare campagna elettorale. Il primo serviti e riveriti nei salotti tv, magari con trasmissioni 'cucite addosso'. Noi preferiamo il secondo: nelle piazze, tra la gente". Qualcuno gli spieghi (anche se lo sa benissimo...) che la condizione di "serviti e riveriti" non è obbligatoria, al massimo è un di più a cui uno può (anzi, deve) rinunciare. Poi è chiaro che "i due modi" non sono in contrapposizione ma complementari. L'unica differenza è che in piazza uno può dire tutto e il contrario di tutto, mentre in tv capita che il giornalista ti faccia anche delle domande (vi ricordate la D'Amico con Berlusconi?). Insomma, rumore di unghie sui vetri da far venir la pelle d'oca a un morto.
Come si fa a credere alle risposte di chi non accetta domande?
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