Eduard Bernstein è stato uno dei più importanti socialdemocratici di fine '800.
Conobbe Engles a Londra e, pur trovandosi d'accordo con lui e Marx sulla struttura sociale che avevano descritto, sui meccanismi economici e politici che regolavano il mondo del lavoro di allora, e anche sulla necessità di instaurare un nuovo corso sociale fondato sul potere ai lavoratori, polemizzò profondamente con loro su come raggiungere questo obiettivo. Non attraverso una spinta rivoluzionaria ma attraverso un'opera di modernizzazione permanente del capitalismo. Attraverso un'azione di contrattazione tra lavoratori e capitani d'industria. Attraverso una pratica politica riformista. La sua idea di società, di innovazione e di politica si riassume nel suo motto più famoso: "il fine è nulla, il movimento è tutto".
Ieri sera, riascoltando qualche intervento della direzione nazionale del PD dove si discuteva della legge elettorale, mi è tornata in mente la frase di Bernstein.
Perchè forse questa legge elettorale potrebbe essere migliore.
Perchè resto convinto del fatto che un ritorno al tanto odiato e poi tanto rimpianto Mattarellum sarebbe stata la cosa migliore.
Perchè credo che i capilista scelti dai gruppi dirigenti di questi partiti ormai insesistenti rischino di essere scelti in base a criteri di fedeltà e non di merito.
Però, ci sono dei però.
Perchè a forza di aspettare e litigare su una legge migliore, rischiamo di andare a votare ancora una volta con questa schifezza che abbiamo adesso.
Perchè quelli che oggi criticano l'Italicum e chiedono un ritorno al Mattarellum, sono in gran parte gli stessi che il Mattarellum potevano reintrodurlo, ma non lo han fatto.
Perchè credo che il problema dei capilista bloccati si possa superare con le primarie, cosa su cui Renzi si è impegnato e su cui bisogna vigilare e chiedere conto.
Perchè sono convinto che la storia non si esaurisca con un voto parlamentare, ma vada avanti nonostante i Renzi, i D'Alema, i Fassina e i Giachetti, e il Parlamento (presumibilmente il prossimo o quelli che verranno) potrà ricominciare a discutere di legge elettorale altre cento volte, se è necessario e se ci saranno le condizioni.
Questo è "il movimento" di Bernstein. Questa è l'essenza del riformismo.
Un pezzo del mio partito invece ha deciso di andare allo scontro totale, cercando un casus belli che difficilmente sarà capito da chi dobbiamo convincere a votarci ma soprattutto non valorizzando manco un po' le modifiche all'Italicum che erano state richieste e accolte, trasformando così una vittoria in una sconfitta.
Credo che dietro a tutto questo ci siano alcune ragioni politiche ma soprattutto un senso di rancore nei confronti di Renzi, "reo" di aver fatto saltare il tappo ad un partito imbottigliato nel passato di chi lo aveva fatto nascere, ma forse mai davvero nato. Questo però è stato deciso da un congresso, mica da un golpe.
Ieri è stato il giorno, oltre che dell'Italicum, anche dei 100 anni di Pietro Ingrao, che qualche anno fa scrisse un bellissimo libro intitolato "Volevo la Luna". Condivido in pieno lo spirito di quello scritto: volare alto, darsi obiettivi al limite dell'impossibile, rilanciare sempre. Vivere "in movimento" insomma. Ingrao di sicuro non era un riformista, però aveva capito che per volere la Luna, o almeno una legge elettorale, la testimonianza non basta.
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31 marzo 2015
Volere la luna. Anche una legge elettorale però va bene.
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15 maggio 2013
Lettera ad un partito mai nato
"L’ipotesi Chiamparino – come l’ipotesi Cuperlo – sono insomma in perfetta continuità con il passato delle scelte del PD: adottare le soluzioni che erano soluzioni ai problemi di quattro anni prima, e dimezzare i ritardi".
Lo scrive oggi Luca Sofri sul suo blog, ed è esattamente il mio pensiero.
Aggiungo un altro personaggio che manca all'appello. Quel Pierluigi Bersani che nel 2007, all'alba del Pd, sembrava poter essere un candidato spendibile per la segreteria. Disse di no, perchè "di ex Ds c'è già Veltroni" e l'apparato di allora (che è ancora quello di oggi) decise di sostenere compattamente il Walter nazionale salvo poi accoltellarlo il minuto dopo la sconfitta alle politiche (sconfitta con il Pd vicino al 34%, cose oggi inimmaginabili).
I guai iniziarono allora. Un partito mai nato perchè figlio di troppi padri. E' soprattutto per questo che, da allora, io e qualche altro sparuto peones decidemmo di fare altro. Di stare dentro per carità, ma di fare altri percorsi.
Come ho già scritto altre volte, il problema del Pd non è politico, o culturale, o generazionale. Il problema vero è che la sua classe dirigente è logora, stanca, timorosa, non più al passo con i tempi. E in un momento storico in cui le divisioni in Italia non sono tra destra e sinistra ma tra chi vuole innovare e chi vuole mantenere lo status quo, la dirigenza del Pd ha scelto la seconda strada, mortificando la passione e la voglia di riscatto dei 3 milioni di pesone che han votato alle primarie e dei quasi 9 che hanno votato alle politiche.
A ottobre ci sarà il congresso. Sarà l'occasione per dare il giro al tavolo.
Io son fortunato, so già per chi votare. E' uno di quei peones di cui vi parlavo qualche riga sopra.
Lo scrive oggi Luca Sofri sul suo blog, ed è esattamente il mio pensiero.
Aggiungo un altro personaggio che manca all'appello. Quel Pierluigi Bersani che nel 2007, all'alba del Pd, sembrava poter essere un candidato spendibile per la segreteria. Disse di no, perchè "di ex Ds c'è già Veltroni" e l'apparato di allora (che è ancora quello di oggi) decise di sostenere compattamente il Walter nazionale salvo poi accoltellarlo il minuto dopo la sconfitta alle politiche (sconfitta con il Pd vicino al 34%, cose oggi inimmaginabili).
I guai iniziarono allora. Un partito mai nato perchè figlio di troppi padri. E' soprattutto per questo che, da allora, io e qualche altro sparuto peones decidemmo di fare altro. Di stare dentro per carità, ma di fare altri percorsi.
Come ho già scritto altre volte, il problema del Pd non è politico, o culturale, o generazionale. Il problema vero è che la sua classe dirigente è logora, stanca, timorosa, non più al passo con i tempi. E in un momento storico in cui le divisioni in Italia non sono tra destra e sinistra ma tra chi vuole innovare e chi vuole mantenere lo status quo, la dirigenza del Pd ha scelto la seconda strada, mortificando la passione e la voglia di riscatto dei 3 milioni di pesone che han votato alle primarie e dei quasi 9 che hanno votato alle politiche.
A ottobre ci sarà il congresso. Sarà l'occasione per dare il giro al tavolo.
Io son fortunato, so già per chi votare. E' uno di quei peones di cui vi parlavo qualche riga sopra.
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7 maggio 2013
Altro che larghe intese
Non la voglio far lunga. Questa storia dell'Imu mi ha stufato. E anche parecchio.Berlusconi vuole togliere una tassa che lui stesso ha introdotto dopo che, per recuperare due voti, aveva abolito l'Ici nel 2008, mandando in malora i bilanci comunali.
L'Imu vale 4 miliardi di euro, circa la metà delle famiglie italiane non lo paga per via delle detrazioni o perchè, banalmente, non possiede una casa, ma soprattutto, per via degli scaglioni in cui è stato strutturato, va a colpire soprattutto i redditi più alti (forse è per questo che sta tanto a cuore a mister B.?).
Siamo un Paese dove la tassazione reale è del 43%, dove oltre il 35% dei ragazzi tra i 18 e i 30 anni non lavora, dove si son persi, in cinque anni, 8 punti di Pil, dove sta finendo la cassa integrazione in deroga, dove il costo del lavoro è altissimo mentre quello legato alle speculazioni finanziarie bassissimo, dove l'evasione fiscale è una piaga talmente ampia che non si riesce quasi a quantificare, così come non si riescono a quantificare i debiti dello Stato nei confronti delle imprese.
E il problema vero è l'Imu? Ma per piacere...
Fa bene il Pd a tenere fermo il punto dicendo che si può studiare un aggiustamento della tassa ma non la sua abolizione. Rimane il fatto che queste intese, fortunatamente, sono molto più strette di quanto si possa credere e che sarebbe utile tornare a votare il prima possibile.
18 aprile 2013
Ho mandato una mail a Bersani
Fatelo anche voi
segre.bersani@partitodemocratico.com
NON PERDIAMO QUESTA OCCASIONE:
Gentile segretario Pierlugi Bersani
Sono da sempre un elettore del Pd, nonchè segretario del Circolo di Condove (TO).
Ti chiedo con forza di far sì che il Partito Democratico, il nostro partito, sia il protagonista di un cambiamento vero e visibile e di conseguenza abbandoni l'idea di candidare di Franco Marini per la Presidenza della Repubblica.
Con il voto del 24 e 25 febbraio, l'Italia e gli italiani hanno chiesto a gran voce un cambiamento radicale e immediato.
Eludere questa domanda sarebbe un errore storico clamoroso, che ci costringerebbe alla sconfitta e alla marginalità per lunghi anni. Oggi abbiamo un'occasione irripetibile per fare una cosa giusta.
Per allontanare Berlusconi dai nostri orizzonti.
Per stupire chi non ci crede più.
Per fare dell'Italia un posto migliore.
Mi aspetto che tu, e tutti i parlamentari di quello che è ancora il mio partito abbiate coraggio.
Jacopo Suppo
segre.bersani@partitodemocratico.com
NON PERDIAMO QUESTA OCCASIONE:
Gentile segretario Pierlugi Bersani
Sono da sempre un elettore del Pd, nonchè segretario del Circolo di Condove (TO).
Ti chiedo con forza di far sì che il Partito Democratico, il nostro partito, sia il protagonista di un cambiamento vero e visibile e di conseguenza abbandoni l'idea di candidare di Franco Marini per la Presidenza della Repubblica.
Con il voto del 24 e 25 febbraio, l'Italia e gli italiani hanno chiesto a gran voce un cambiamento radicale e immediato.
Eludere questa domanda sarebbe un errore storico clamoroso, che ci costringerebbe alla sconfitta e alla marginalità per lunghi anni. Oggi abbiamo un'occasione irripetibile per fare una cosa giusta.
Per allontanare Berlusconi dai nostri orizzonti.
Per stupire chi non ci crede più.
Per fare dell'Italia un posto migliore.
Mi aspetto che tu, e tutti i parlamentari di quello che è ancora il mio partito abbiate coraggio.
Jacopo Suppo
9 aprile 2013
I Litfiba, Elio e il centrosinistra
La dichiarazione odierna di Bersani su Berlusconi ("mascherina ti conosco") ha un merito: certifica lo status di punto di riferimento culturale dei Litfiba in questa particolare fase storica del centrosinistra. Cosa che, per altri motivi e con altri protagonisti, aveva già previsto Elio diversi anni fa.
#ridiamocisu
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4 aprile 2013
L'Italia che verrà
"Che la politica degli ultimi vent’anni abbia fallito l’han capito anche i sassi,
e l’avevano capito anche prima di Grillo. Dubito però che la risposta a
questo fallimento sia un “vaffanculo” diffuso e ripetuto tipo un mantra.
Pensare poi che siano i partiti il vero problema del funzionamento democratico
del nostro Paese non solo è sbagliato, ma è un’affermazione talmente falsa da
farmi pensare che sia strumentale.Il problema della democrazia italiana invece è proprio il contrario, cioè che i partiti che hanno occupato la scena fino ad oggi o non erano partiti (Pdl, Italia dei Valori, Udc, ecc, ecc) o si sono trasformati in centri di potere (cosa che è accaduto al Pd, almeno a livello locale). I partiti non sono più stati in grado di rappresentare i bisogni reali della società, di mediare tra i diversi interessi locali (spesso in contrasto tra di loro) in un ottica di Bene Comune, di proporre soluzioni, di creare classe dirigente. E non basta entrare nella “stanza dei bottoni” per cambiare le cose. I bottoni bisogna anche avere il coraggio di premerli, possibilmente dopo aver capito quali sono quelli giusti".
Un piccolo estratto del mio ultimo pezzo per Intervistato.com che potete leggere qui
26 marzo 2013
Primum, vivere
Oggi Francesco Costa pubblica un pezzo molto duro nei confronti di Bersani, bollando i suoi tentativi per far nascere un governo come una "strategia della perdita di tempo".
Io non sarei così tranchant.
O per lo meno, partirei dal presupposto che non ci sono tante altre alternative a quello che Bersani sta provando a fare in queste ore: provare a strappare la fiducia al Senato per poi incalzare le forze politiche in Parlamento, provvediamento dopo provvedimento.
La situazione impone una scelta del genere, sia perchè ci sono delle scadenze (vedi IMU, Tares, Irpef) che non possono essere affronatate senza ammortizzatori sociali e senza un governo che dia delle indicazioni. Son cose serie, che interessano tutti noi e che valgono, secondo le stime, una ventina abbondante di miliardi di euro. Come se non bastasse, c'è tutta la partita istituzionale legata all'elezione del nuovo presidente della Repubblica, che inizierà non prima del 20 aprile e credo si protrarrà fino a metà maggio. Solo il successore di Napolitano potrà sciogliere le Camere e indire, nel caso, nuove elezioni.
In mezzo a queste esigenze pratiche, c'è anche quella politica, legittima, del Pd e del centrosinistra. E cioè di non regalare a Grillo altro terreno e a Berlusconi il ruolo di salvatore della patria.
Situazione incasinatissima, resa ancora più grave dal fatto che due delle tre minoranze/maggioranze continuano a disinteressarsi di tutto quanto scritto sopra, continuando nella loro personalissima campagna elettorale. Per la serie, tanto peggio, tanto meglio.
Con un quadro del genere, pensare di non fare il governo e tornare subito al voto quindi è da matti. Non credo quindi che Bersani stia perdendo tempo. Sicuramente se lo sta "prendendo", ed è indubbio, ma lo fa solo per aumentare le chance di far nascere il governo.
E ci son segnali che dicono che la cosa non è poi così impossibile come sembra.
Non sarà un governo lungo, ma potrebbe comunque fare delle cose importanti prima dell'inevitabile ritorno al voto.
Un passo alla volta insomma.
Perchè come diceva Aristotele, per filosofare, prima bisogna essere vivi.
Io non sarei così tranchant.
O per lo meno, partirei dal presupposto che non ci sono tante altre alternative a quello che Bersani sta provando a fare in queste ore: provare a strappare la fiducia al Senato per poi incalzare le forze politiche in Parlamento, provvediamento dopo provvedimento.
La situazione impone una scelta del genere, sia perchè ci sono delle scadenze (vedi IMU, Tares, Irpef) che non possono essere affronatate senza ammortizzatori sociali e senza un governo che dia delle indicazioni. Son cose serie, che interessano tutti noi e che valgono, secondo le stime, una ventina abbondante di miliardi di euro. Come se non bastasse, c'è tutta la partita istituzionale legata all'elezione del nuovo presidente della Repubblica, che inizierà non prima del 20 aprile e credo si protrarrà fino a metà maggio. Solo il successore di Napolitano potrà sciogliere le Camere e indire, nel caso, nuove elezioni.
In mezzo a queste esigenze pratiche, c'è anche quella politica, legittima, del Pd e del centrosinistra. E cioè di non regalare a Grillo altro terreno e a Berlusconi il ruolo di salvatore della patria.
Situazione incasinatissima, resa ancora più grave dal fatto che due delle tre minoranze/maggioranze continuano a disinteressarsi di tutto quanto scritto sopra, continuando nella loro personalissima campagna elettorale. Per la serie, tanto peggio, tanto meglio.
Con un quadro del genere, pensare di non fare il governo e tornare subito al voto quindi è da matti. Non credo quindi che Bersani stia perdendo tempo. Sicuramente se lo sta "prendendo", ed è indubbio, ma lo fa solo per aumentare le chance di far nascere il governo.
E ci son segnali che dicono che la cosa non è poi così impossibile come sembra.
Non sarà un governo lungo, ma potrebbe comunque fare delle cose importanti prima dell'inevitabile ritorno al voto.
Un passo alla volta insomma.
Perchè come diceva Aristotele, per filosofare, prima bisogna essere vivi.
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22 marzo 2013
Al Senato parte l'operazione stampella
Napolitano ha convocato Bersani, alle 17, al Quirinale.
Dieci senatori, provenienti da Pdl, Lega e Mpa, hanno costituito a Palazzo Madama il gruppo parlamentare "Grandi autonomie e libertà". Si tratta di Mario Ferrara (capogruppo), Gian Marco Centinaio, Jonny Crosio, Giuseppe Compagnone, Antonio Scavone, Giovanni Mauro, Giovanni Bilardi, Laura Bianconi, Luigi Compagna, Lucio Barani. I gruppi al Senato salgono così a otto: PD, PdL, MoVimento 5 Stelle, Scelta Civica, Lega, Per le Autonomie-Psi, Gruppo Misto e il neonato Gal.
(fonte: termometropolitico.it)
Noi però non ci cascheremo.
Vero?
Dieci senatori, provenienti da Pdl, Lega e Mpa, hanno costituito a Palazzo Madama il gruppo parlamentare "Grandi autonomie e libertà". Si tratta di Mario Ferrara (capogruppo), Gian Marco Centinaio, Jonny Crosio, Giuseppe Compagnone, Antonio Scavone, Giovanni Mauro, Giovanni Bilardi, Laura Bianconi, Luigi Compagna, Lucio Barani. I gruppi al Senato salgono così a otto: PD, PdL, MoVimento 5 Stelle, Scelta Civica, Lega, Per le Autonomie-Psi, Gruppo Misto e il neonato Gal.
(fonte: termometropolitico.it)
Noi però non ci cascheremo.
Vero?
20 marzo 2013
Al via le consultazioni
Oggi i rappresentanti dei gruppi parlamentari saranno ricevuti da Napolitano, che darà così il via alle consultazioni per la formazione del nuovo governo.Credo che l'elezione di Grasso e Boldrini abbia rafforzato l'idea che un governo supportato sia dal centrosinistra, sia dal M5S, si può fare.
Un governo a termine, che dovrà fare poche cose chiare in un tempo breve ben determinato, come scrivevo già qui.
Mi sembra che gli spazi ci siano, così come c'è la consapevolezza che questo giovane Parlamento possa fare più di quanto non abbiano fatto quelli che si sono succeduti nei vent'anni precedenti.
Mi sembra altrettanto chiaro però, che non potrà essere Bersani a guidare l'esecutivo che verrà, nonostante le sue competenze e le sue capacità.
Non ci sono tante altre strade, ma credo che fare un passo indietro oggi significherebbe farne fare tre in avanti all'Italia, e tutto sommato anche al Pd.
11 marzo 2013
Lo spazio della politica
Oggi Grillo ha dichiarato che si ritirerà dalla politica se i parlamentari pentastellati decidessero di votare la fiducia ad un qualsiasi governo formato "dai partiti".
Sorvolo sul fatto che anche l'M5S è un partito e quindi sarebbe interessante capire da chi dovrebbe essere guidato e sostenuto il prossimo governo. Sorvolo anche sul fatto che il "semplice megafono" imponga, nel primo giorno della nuova legislatura, una sorta di fiducia su sè stesso, consapevole di trovarsi di fronte ad un bivio: provare a formare un governo con il centrosinistra, ascoltando i milioni di elettori che lo han scelto per fare delle cose, o mandare tutto al diavolo dando retta ai migliaia di militanti e fan più scalmanati.
Deve cioè capire se vuole far politica davvero o se invece ammettere di non essere interessato.
Vi rimando alle belle riflessioni su questo tema fatte oggi da Pippo Civati e da Stefano Aurighi.
La cosa interessante è che un dilemma ugualmente profondo, e dagli esiti non scontati, lo sta attraversando anche il Pd.
Al di là delle vicende legate al governo e alla gestione di queste difficili settimane, dentro il partito sta crescendo in maniera sempre più visibile e diffusa il malcontento di una base che, dopo aver subito storcendo il naso le scelte fatte in questi ultimi tre anni, dopo i risultati di due settimane fa appare sempre più decisa nel chiedere conto ai dirigenti dei loro fallimenti.
In ordine sparso, gli interventi di Soru, Civati e Cuperlo in direzione nazionale, il bell'intervento di Matteo Franceschini Beghini alla direzione provinciale di giovedì, la nostra iniziativa sabato, le iniziative su Facebook a favore di un governo di scopo, i tentativi simili di Puppato ed Errani, il ritorno in campo di Renzi.
I primi essmpi che mi son venuti in mente, che però hanno in comune una cosa. La consapevolezza che il Pd non si deve svecchiare; deve proprio cambiare. Radicalmente e velocemente. Non una resa dei conti ma una resa di fronte alla realtà.
Insomma, dopo vent'anni di immobilismo e di tatticismi, pare stia tornado il tempo della politica.
Quella che propone soluzioni, che fissa le priorità, che coinvolge i cittadini, che ci mette la faccia.
Quella che ha tanti padri (i cittadini) e nessun padrone.
Che sia la volta buona?
In ordine sparso, gli interventi di Soru, Civati e Cuperlo in direzione nazionale, il bell'intervento di Matteo Franceschini Beghini alla direzione provinciale di giovedì, la nostra iniziativa sabato, le iniziative su Facebook a favore di un governo di scopo, i tentativi simili di Puppato ed Errani, il ritorno in campo di Renzi.
I primi essmpi che mi son venuti in mente, che però hanno in comune una cosa. La consapevolezza che il Pd non si deve svecchiare; deve proprio cambiare. Radicalmente e velocemente. Non una resa dei conti ma una resa di fronte alla realtà.
Insomma, dopo vent'anni di immobilismo e di tatticismi, pare stia tornado il tempo della politica.
Quella che propone soluzioni, che fissa le priorità, che coinvolge i cittadini, che ci mette la faccia.
Quella che ha tanti padri (i cittadini) e nessun padrone.
Che sia la volta buona?
7 marzo 2013
Un commento sulla direzione nazionale
Parto dalla polemica che sta riempiendo le colonne dei giornali di oggi.Ieri Matteo Renzi ha abbandonato quasi subito, e senza intervenire, la direzione nazionale del Partito Democratico.
Una scelta che è stata molto criticata da alcuni degli intervenuti e anche dai media.
Fino a lunedì scorso mi sarei aggiunto anche io al coro delle critiche, ma dopo l'esito del voto mi sembra che qualsiasi cosa faccia Renzi stia diventando un alibi per una classe dirigente che ieri, durante il dibattito, ha dimostrato di non aver capito granchè di quello che è successo.
Ci hanno provato Pippo Civati, Renato Soru e a modo suo anche Gianni Cuperlo a ricollegare la dirigenza del Pd alla realtà. Temo con scarsi risultati.
Franceschini ha di nuovo tirato fuori Monti, D'Alema la "destra senza Berlusconi" (che non esiste), qualcuno l'eterno dualismo tra liberalismo e socialdemocrazia che nel resto del mondo, mi spiace per loro, non esiste più.
Invece di parlare di tutto questo, l'attenzione si è spostata su Renzi, che abbandonando la direzione non credo volesse fare lo spaccone o l'ennesimo colpo di teatro, ma abbia dimostrato di iniziare a perdere la speranza di cambiare il Pd.
Io credo che si sbagli, ma inizio a non avere più molte certezze e usare questo episodio per imbastire una polemica personalistica non fa che accrescerle.
Sono preoccupato, perchè vedo tanti militanti e tanti elettori consapevoli di quanto sta accadendo, della difficoltà di chi dirige il Pd di interpretare il cambiamento e di essere percepita come forza di rottura. Vedo anche persone che si sono allontanate per questo motivo ma che, ancora e nonostante tutto, ci osservano con attenzione per vedere se abbiamo capito la lezione.
C'è un ancora una grossa fetta di cittadini che vorrebbe credere al Pd, ma che non lo fa per colpa di un gruppo dirigente sparuto, autorefernziale e sempre più asserragliato sulle proprie posizioni.
Paradossalmente, Bersani ha compreso questa situazione ma credo non sappia bene come uscirne, impelagato com'è in questo caos istituzionale.
Un modo ci sarebbe. L'unico, tra l'altro. Sostenere una nuova classe dirigente mettendoci la faccia senza far più calcoli. Quelli che alla fine son sempre sbagliati.
Un nome in campo c'è già, da alcuni mesi anche. Quello di Pippo Civati, che per le sue capacità e la sua lucidità rende l'unica strada percorribile anche la migliore.
4 marzo 2013
L'ipotesi governissimo
Si sta facendo largo in queste ultime ore, in maniera sempre più insistente.Ne hanno scritto Ferruccio De Bortoli ed Eugenio Scalfari e pare sia l'ipotesi caldeggiata anche dal presidente Napolitano.
Il motivo? Rifare la legge elettorale, fare una legge sul conflitto d'interessi, una sui costi della politica e poi tornare a votare.
Volendo solo fare il "tifoso", mi vien da dire che se questa ipotesi diventasse realtà, il Pd chiuderebbe baracca e burattini. Anche giustamente.
Ma visto che in gioco c'è soprattutto il futuro di tutti noi, mi vien difficile credere che un governo fatto dagli stessi che in questi vent'anni han bloccato sul nascere qualsiasi tentativo di riforma della politica possano, in sei mesi, mettersi d'accordo sul da farsi.
Ultima cosa.
Poi magari mi sbaglio, o mi ricordo male, ma quando Monti è andato a Palazzo Chigi non doveva proprio fare queste cose qui? E ci è riuscito?
Ecco.
27 febbraio 2013
Note a margine
In mezzo a tutto sto gran casino, ce ne sono due.
La prima.
Da diverse settimane negli ambienti Pd si parlava solo di lui.
Il prossimo segretario, l'uomo di lotta e di governo, l'erede della grande tradizione della sinistra italiana. Bravissimo, preparatissimo, fighissimo.
Fabrizio Barca, l'uomo delle provvidenza, quello berlingueriano stimato anche da Monti che l'ha voluto al governo con lui.
C'era il pacchetto pronto, con buona pace di Pippo Civati che si era candidato prima parlando di diritti, trasparenza, costi della politica, green economy, ecc, ecc.
Lunedì però il giocattolo si è rotto, di Barca abbiamo perso le coordinate e Civati viene indicato addirittura come uno dei pochi in grado da fare da pontiere con i deputati del M5S per la formazione del governo.
Mi sembra evidente che oggi la sua candidatura sia più forte che mai. Per fortuna dico io.
Ma ascoltarlo prima, il Civati? No eh...
La seconda.
La più grande novità introdotta dal centrosinistra negli ultmi vent'anni sono state le primarie.
Le ultime che abbiamo fatto hanno scelto un leader che ha ottentuo il peggior risultato politico di sempre.
Ergo, mi sa che per un po' ci siamo giocati anche quelle. Lo strumento più efficace che avevamo per stare in contatto con i nostri elettori.
Ottimo, non c'è che dire.
La prima.
Da diverse settimane negli ambienti Pd si parlava solo di lui.
Il prossimo segretario, l'uomo di lotta e di governo, l'erede della grande tradizione della sinistra italiana. Bravissimo, preparatissimo, fighissimo.
Fabrizio Barca, l'uomo delle provvidenza, quello berlingueriano stimato anche da Monti che l'ha voluto al governo con lui.
C'era il pacchetto pronto, con buona pace di Pippo Civati che si era candidato prima parlando di diritti, trasparenza, costi della politica, green economy, ecc, ecc.
Lunedì però il giocattolo si è rotto, di Barca abbiamo perso le coordinate e Civati viene indicato addirittura come uno dei pochi in grado da fare da pontiere con i deputati del M5S per la formazione del governo.
Mi sembra evidente che oggi la sua candidatura sia più forte che mai. Per fortuna dico io.
Ma ascoltarlo prima, il Civati? No eh...
La seconda.
La più grande novità introdotta dal centrosinistra negli ultmi vent'anni sono state le primarie.
Le ultime che abbiamo fatto hanno scelto un leader che ha ottentuo il peggior risultato politico di sempre.
Ergo, mi sa che per un po' ci siamo giocati anche quelle. Lo strumento più efficace che avevamo per stare in contatto con i nostri elettori.
Ottimo, non c'è che dire.
26 febbraio 2013
Un'immagine e una riflessione
Oggi leggo un pezzo dello Spiegel ripostato da Linkiesta."Gli italiani non hanno capito la gravità della crisi".
Mi è sembrata una sparata fatta da chi abita a 2.000 km di distanza e legge una realtà diversa dalla sua con gli occhiali sbagliati.
Poi ho visto in tv un artigiano edile di Savona, che ha dovuto chiudere la sua piccola azienda, che questa notte, alle 2 del mattino, si è messo in viaggio con la sua Ape (sì, sì, un'Ape) alla volta di Genova per andare a complimentarsi con Grillo e chiedergli di mantenere le promesse che ha fatto perchè "sono disperato e non ne posso più".
Facciamo tutte le valutazioni del caso (e quelle che stanno emergendo in queste ore, ahimè, mi sembrano di nuovo sballate) ma ricordiamoci che si è perso per un motivo semplice. Ci siamo immaginati un "Paese delle meraviglie". Un Paese in crisi ma tutto sommato entusiasta.
E invece no. Non c'è entusiasmo. C'è disperazione e incazzatura. Talmente tanta che alcuni sono stati disposti a credere che Berlusconi gli avrebbe ridato l'IMU (probabilmente per andare un week end al mare) o che Grillo avrebbe dato 1.000 euro al mese a chi non lavora.
E non venitemi a dire che con Renzi avremmo vinto, perchè non è così.
Abbiamo fatto le primarie, ci siamo rotti le palle per mesi per far passare questo percorso nel partito, è venuta a votare un sacco di gente e Renzi ha perso. Punto. E quelli che adesso dicono "adesso Renzi subito" dimostrano proprio di vivere sempre fuori tempo massimo.
Resto profondamente convinto delle idee del Pd, del percorso delle primarie, del programma che abbiamo proposto, ma prendo atto di quel che è accaduto.
Detto questo, non abbiamo capito. Io in primis.
Scusate.
23 febbraio 2013
Se 5 stelle vi sembran poche...
Cliccando qui trovate un breve pezzo che ho scritto per intervistato.com che spiega quello che dovrà fare il Pd da martedì in poi.Perchè martedì il Pd avrà vinto le elezioni.
22 febbraio 2013
Sapete per chi voto, vi spiego anche il perchè
Oggi finisce la campagna elettorale. Una legge vecchia non so quanti anni (che andrebbe decisamente rivista) impone il silenzio "riflessivo" di un giorno che, come sempre, non sarà rispettato e che comunque non servirà a far cambiare idea a chi ha già deciso o a convincere i tanti indecisi.Sapete benissimo cosa voterò, ma visto che continuo a ricevere (e mi fa molto piacere) tante mail o sms che mi chiedono un parere o una delucidazione, metto nero su bianco un po' di cose sul perchè voterò il Pd e sul perchè credo sarebbe bene se la maggioranza degli italiani facesse lo stesso.
Per me, ci son tre livelli: uno pratico, l'altro civile, il terzo politico.
Sul piano "pratico", mi convincono le proposte sul fisco e sul recupero dell'evasione. Meno contanti, meno nero, introduzione della fiscal card (che tra l'altro abbiamo già...avete presente la tessera sanitaria no?), abbassamento della soglia dei pagamenti non tracciabili. Perchè non è vero che i soldi in Italia non ci sono. Ci sono eccome, basta solo andarli a prendere.
Mi convincono, e molto, le proposte sul rilancio dell'economia investendo sulla green economy e sullo sviluppo della banda larga (le vera grande opera che serve all'Italia). Finalmente un investimento serio sul futuro.
Da amministratore di un piccolo comune poi, sono contento dell'impegno preso da Bersani per allentare il patto di stabilità per quanto riguarda gli investimenti dei comuni. Un modo per monitorare la spesa senza rinunciare ai tanti piccoli lavori che sono l'anima dell'economia locale.
Ottima anche la proposta di abolire l'Imu fino a 500 euro di imposta, in modo da tutelare chi ha meno e far pagare un po' di più a chi ha molto di più.
Spero infine sia praticabile il taglio degli investimenti sulle spese militari a favore delle scuole e degli ospedali e che si trasformi in legge la proposta di adeguare lo stipendio dei parlamentari a quello di un sindaco di una grande città. Abbiamo bisogno di un po' di criterio nello spendere i soldi pubblici.
Sul piano civile, non vedo l'ora di stappare le bottiglie che ho in fresco il giorno in cui il Parlamento approverà le unioni civili come nei paesi civili, il diritto di cittadinanza per i figli degli stranieri che sono nati in Italia e per gli stranieri che vivono e lavorano e pagano le tasse in Italia da anni, una legge contro l'omofobia e il femminicido e l'abolizione della legge 40 (come ci chiede l'Europa).
Non vedo l'ora che l'Italia torni ad essere un grande paese europeo, perchè l'Europa è la nostra casa, il nostro orizzonte, il nostro futuro.
Il piano politico è quello che tiene insieme i precedenti due. Perchè la crisi la sia batte non solo con una società più "ricca", ma soprattutto con una società più giusta. Perchè lo sviluppo economico deve essere accompagnato da quello sociale, culturale, civile e morale. Perchè dobbiamo lavorare per un'Italia nuova, più aperta e più inclusiva. L'unico partito che può tenere insieme queste cose è renderle possibili è il Pd e la scelta di fare le primarie sia per la scelta del candidato premier, sia per i parlamentari nè è la conferma.
Nella Prossima Italia non ci saranno uomini soli al comando, ma un nuovo impegno collettivo, un rinnovato senso di responsabilità. Non basterà più andare in piazza a sbraitare (e ridere sotto il palco), o promettere la luna sperando che qualcuno ci caschi (e qualcuno ci casca sempre).
Basta slogan, basta ricette facili, basta far decidere ad altri. Le chiacchiere staranno a zero.
Ci vorrà l'impegno e l'aiuto di tutti. Sarà una vera rivoluzione.
Non vedo l'ora, perchè non se ne può veramente più.
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Ha ragione Pizzarotti
C'è la stessa aria di Parma.Dove il Pd vinse al primo turno, il Movimento 5 Stelle arrivò secondo e il centrodestra si sciolse come neve al sole.
Poi al secondo turno l'M5S prese i voti di tutti quelli che ce l'avevano a morte con il centrosinistra (ricordo che Parma era l'unica città emiliana capoluogo di provincia amministrata dal centrodestra) e vinse.
Pizzarotti è il front man della rivoluzione grillina, del nuovo che avanza, della politica libera dalle regole e lo sa benissimo che alle politiche non c'è il doppio turno.
Lo sa, vero?
19 febbraio 2013
Cercate un'altra scusa
Perchè quella di dire "non voto il centrosinistra perchè tanto poi si allea con Monti" ha stufato, non vuol dire niente ed è un controsenso.Come avevo già scritto qui, non sono un fan del voto utile, ma concorrere all'insufficienza numerica del centrosinistra al Senato, salvo poi (già me lo immagino...) accusare Bersani e Vendola di fare un accordo post elettorale con Monti semplicemente non ha senso.
Vi interessa il centrosinistra ma non volete che il Pd e Sel si accordino con Monti? Votateli. Non c'è altro modo.
Poi ci sarebbe da fare una bella riflessione sul fatto che la politica non si esaurisce con il voto, ma che deve essere innanzitutto partecipazione continua e diffusa. Non vi piace il Pd per come è adesso? Iscrivetevi e dateci una mano a cambiarlo (a ottobre c'è il congresso, tra l'altro). E non vale la scusa che "tanto non cambia mai niente" perchè le primarie han dimostrato che non è così.
Se il problema invece sono "le cose da fare", vi consiglio questo puntualissimo post scritto qualche giorno fa da Pippo Civati. Impegni concreti, messi nero su bianco da chi ci sarà, nel prossimo Parlamento, e garantirà impegno e trasparenza.
18 febbraio 2013
Tante risposte, nessuna domanda
Per le prossime elezioni politiche, fissiamo la regola che i confronti tv si fanno "senza se e senza ma"?Questa cosa tutta italiana che il confronto lo chiede chi è in svantaggio, credendo di recuperare due voti sparandola più grossa che può, è l'ennesima dimostrazione di quanto sia immatura la nostra cultura democratica e di quanto sia sguaiato il mondo dell'informazione.
Ottimo anche Grillo, che prima invita Sky sul suo camper (non ti scomodare eh Beppe...) e poi tira pacco perchè "Ci sono due modi per fare campagna elettorale. Il primo serviti e riveriti nei salotti tv, magari con trasmissioni 'cucite addosso'. Noi preferiamo il secondo: nelle piazze, tra la gente". Qualcuno gli spieghi (anche se lo sa benissimo...) che la condizione di "serviti e riveriti" non è obbligatoria, al massimo è un di più a cui uno può (anzi, deve) rinunciare. Poi è chiaro che "i due modi" non sono in contrapposizione ma complementari. L'unica differenza è che in piazza uno può dire tutto e il contrario di tutto, mentre in tv capita che il giornalista ti faccia anche delle domande (vi ricordate la D'Amico con Berlusconi?). Insomma, rumore di unghie sui vetri da far venir la pelle d'oca a un morto.
Come si fa a credere alle risposte di chi non accetta domande?
17 febbraio 2013
Ormai ci siamo
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