Piccole storie da assessore al bilancio.
Entro il 30 del mese i Comuni hanno l'obbligo di approvare in consiglio gli equilibri di bilancio, un passaggio tecnico che certifica il buono stato del bilancio, cioè il pareggio tra le voci in entrata e quelle in uscita.
La settimana scorsa abbiamo fatto una ricognizione dei piani economici dei diversi settori del nostro ente e, dopo un lavoro di cesello da parte degli uffici, siamo riusciti a trovare la quadra.
Taglia di qua, riduci di là, rivedi quella previsione, ecc, ecc. Insomma, abbiamo trovato circa 25.000 euro tra le pieghe di un bilancio non nostro, che ormai è quasi del tutto impegnato (siamo a settembre...).
Personalmente, essendo la prima volta che mi trovavo ad affrontare questa situazione, un po' ero preoccupato. Però l'abbiamo chiusa. Benissimo.
Ieri salta fuori le news del giorno.
Senza che ci sia stata inviata nessuna comunicazione ufficiale, ma solo grazie allo scrupolo di una dipendente che, pur essendo in mutua, ha controllato da casa il sito del Ministero alla voce "fondo di solidarietà", scopriamo che da Roma ci hanno di fatto ridotto i trasferimenti di 28.000 euro.
Soldi che fino alla settimana scorsa c'erano ed erano stati contabilizzati.
Ora, se il termine per fare gli equilibri è il 30 settembre, e il Governo, che è quello che ci detta le regole, cambia le carte in tavola 10 giorni prima della scadenza, qualcuno mi spiega come si fa non solo a chiudere il bilancio, ma banalmente a fare un minimo di programmazione?
Ha senso tagliare le voci in entrata a tre mesi dalla fine dell'anno?
Ci dobbiamo aspettare lo stesso trattamento anche per gli anni a venire?
E' l'ennesimo passaggio che punta al soffocamento dei piccoli comuni?
Che risposte possiamo dare ai cittadini in queste condizioni?
Abbiamo già concordato un appuntamento con il revisore dei conti per capire come muoverci, visto che martedì prossimo dobbiamo andare in consiglio.
Diciamo che come primo passaggio ufficiale sul bilancio, partiamo col botto.
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22 settembre 2014
31 agosto 2014
Benvenuto Fausto
Venerdì
sera, 29 agosto 2014, a Todi, Fausto Bertinotti, partecipando ad un’iniziativa pubblica ha dichiarato
che “il comunismo ha fallito e che è stata la cultura liberale quella che più
di tutte ha difeso i diritti dell’individuo”. Questa ammissione avviene alla fine di un ragionamento che parte dalla sua giovinezza, dagli ideali che lo hanno animato,
dalla “lotta per l’uguaglianza per gli uomini falsificata dall’Unione Sovietica.
E adesso non mi dite per favore che non si sapeva niente di cosa accadeva in
Unione Sovietica, e che bisognava attendere il 1956 o Praga!”.
Ovviamente
queste parole stanno facendo il giro della rete.E
il primo ricordo, per forza, va subito a quelle stagioni dell’Ulivo e dell’Unione
che hanno visto Bertinotti e Prc fare da contraltare alla parte riformista
della coalizione e a Romano Prodi. Stagioni che hanno suscitato grandi speranze
e che sono finite (brevemente) tra ripicche, capricci, imboscate parlamentari,
discussioni infinite sul nulla. Bertinotti
oggi, (ripeto, oggi!) ammette quello che ai più era chiaro già da un po’ (infatti la sinistra da
lui rappresentata non entra in Parlamento dal 2008).
Arriva
un po’ tardino, se posso dire. Ma basta leggere la sua storia politica per
capire che il buon Fausto e shiftato rispetto alla realtà di 15 anni buoni,
sempre e comunque. Entra nel PCI nel 1972 (quasi dieci anni dopo la morte di
Kennedy, a proposito di “liberal”) e si avvicina ad Ingrao in opposizione a
Berlinguer (sì, sì, quello stesso Berlinguer che adesso campeggia sulle
locandine delle feste in rosso di mezza Italia…), nel 1992 non aderisce al Pds
e poi, dal 1996 in poi, è al centro di tutte le vicende che ricordiamo bene.
Ora,
ognuno fa le sue scelte e segue i suoi percorsi. È legittimo. Certo che se
queste scelte e questi percorsi diventano punti di riferimento per una fetta
considerevole della società, forse bisognerebbe essere un po’ meno “frivoli” e
un po’ più certi di cosa si sta facendo. Soprattutto bisognerebbe rendersi conto che
il modo in cui si portano avanti queste scelte e questi percorsi, non sono
indifferenti rispetto all’esito delle battaglie che si portano avanti.
Mi
viene in mente il social forum di Genova del 2001. Un momento
rivelatore della crisi del capitalismo per come lo abbiamo conosciuto. Il primo
momento rivelatore. Un’occasione che la politica, e in particolare la sinistra
che una volta amava definirsi “radicale”, non ha saputo intercettare,
analizzare e trasformare in proposta, lasciando che pochi violenti mandassero
tutto in vacca.
Il
miglior biografo di Bertinotti a questo punto rimane Corrado Guzzanti, quando lo imitava dicendo che “al voto utile bisogna anteporre il voto dilettevole” o che
“uno non deve andare contro la sua natura che è fare gli scherzi e rompere i coglioni”.
Ma
a parte le battute, la cosa che più mi fa pensare di questa vicenda è che l’onesta
intellettuale a scoppio ritardato di Bertinotti cozza proprio con il concetto
stesso di sinistra, quello di cui lui molto sovente si è autoproclamato
tenutario unico.
Perché
la sinistra ha il compito, probabilmente un po’ ingenuo e onirico, di cambiare
il mondo. Di immaginarne uno nuovo, diverso, futuro ma (si spera) prossimo. Arrivare
sempre in ritardo, limitarsi a leggere il passato e cercare lì le chiavi di
lettura del mondo di oggi (anzi, di ieri) è una cosa molto più di destra.
In ogni caso, benvenuto nel 2014 Fausto. Attendiamo per il 2030 una dichiarazione sugli 80 euro "che alla fine così schifo non facevano..."
13 marzo 2014
Che fa Renzi?
Le riforme promesse ieri sera da Matteo Renzi nella sua spumeggiante conferenza stampa mi sembra abbiamo dato l'ennesimo scossone al quadro politico.
Non voglio star qui a discutere se son chiacchiere da bar, promesse campate per aria, cose studiate ad hoc per suscitare scalpore.
Provo a capire la strategia, specialmente quella comunicativa, che è più interessante.
Il passaggio più stretto di questo inizio legislatura era sicuramente l'iter parlamentare per la modifica della legge elettorale. Renzi lo sapeva ed ha imposto un'acellerata sia al dibattito, sia all'approvazione. Ha un accordo con Forza Italia sull'Italicum, che in questa fase serve per isolare il più possibile Alfano e il suo NCD. Non ti va bene l'azione del governo? Bene, fallo cadere e poi vedi se riesci a fare l'8%. Se non ci riesci, torna dal tuo amico Belrusconi, che sarà felicissimo di accoglierti e di fartela pagare.
Una strategia spregiudicata forse, ma giocare a poker con i bari non è una roba da ragazzini.
Renzi sapeva anche che questo passaggio parlamentare lo avrebbe esposto a critiche, quindi appena ha portato a casa il risultato ha lanciato il suo piano di riforme, per concentrare l'attenzione dei media su questa partira. Le quote rosa ma soprattutto il dimezzamento della legge elttorale (valida alla Camera e non al Senato) sono passati in secondo piano rispetto agli 80 euro in più in busta paga o alle auto blu messe in vendita su e-bay.
80 euro al mese che arriveranno da maggio, data non casuale visto che il 25 si vota per le europee.
E qui mi vien da pensare che Renzi abbia in mente questa cosa qui: aumento i salari, mi porto dalla mia anche chi mi critica, provo a vincere le europee e, se capita, vado a Bruxelles a puntare i piedi e a far allentare i cordoni della borsa.
La tattica è questa qui, e mi sembra buona.
Ora c'è da vedere cosa si riesce a portare a casa.
I 1000 euro al mese per chi perde il lavoro, l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, il taglio del cuneo fiscale e altre misure economiche mi fanno ben sperare.
Come "area Civati" sono le cose che ripetiamo da almeno tre anni del resto, e non è un caso se questi temi vengono fuori adesso che Filippo Taddei è diventato il responsabile economico del partito.
In tutte queste evoluzioni, tutte molto rapide, è evidente che Renzi ha un modo diverso di interpretare il ruolo che ricopre rispetto ai suoi predecessori a sinistra. E' sembra sul pezzo, sovraesposto, sempre in campagna eelttorale, non molla mai il tiro.
E' decisionista, una qualità che pare esser diventata l'unica richiesta in questi anni di crisi economica, sociale e anche democratica.
Al di là di Renzi, la domanda è proprio questa qui.
La democrazia, per come è strutturata oggi in occidente, è ancora un valore o il "fare" ha preso il sopravvento? Il fine giustifica i mezzi? I metodi sono indifferenti ai meriti? Io credo di no, e credo che se in questi momenti di crisi non si costruiscano le basi per un nuovo modello democratico, i tempi saranno molto più duri di quello che ci aspettiamo.
Qui un gran bel pezzo che vi consiglio (è un po' lungo, vi avviso).
14 febbraio 2014
Dalla Leopolda a Palazzo Chigi
Matteo Renzi ha trasformato la sede del Pd nella saletta vip del Bellagio.Si è seduto al tavolo, ha fatto all in e adesso si gioca le sue carte.
E le sue fiches.
Che siamo noi.
Ieri solo noi militanti democratici. Da oggi tutti gli italiani.
Non so perchè l'abbia fatto. Ci sono cose che evidentemente non conosciamo (e forse è meglio così) e pezzi del puzzle che mancano.
Vi consiglio però due ottimi post, che mi trovano d'accordo al 100%
Una spiega il perchè di questo scelta e il relativo percorso politico.
L'altra spiega perchè c'è il rischio concretissimo che vada tutto in vacca.
Sono un po' lunghi, ma ne vale la pena.
Buona lettura
12 febbraio 2014
Matteo Renzi e la mossa Kansas City
Quello che sta capitando a Roma in queste ore è incomprensibile.
Anzi, peggio. E' il remake di un film già visto, con attori diversi ma dal finale abbastanza scontato.
C'è chi per scacciare il fantasma di quel Prodi-Veltroni, anno domini 2008, ha riesumato addirittura la "staffetta".
Come quella tra Mazzola e Rivera a Messico '70 o tra Baggio e Del Piero a Francia '98. Bene ma non benissimo.
O come quella tutta made in Prima Repubblica (dove rischiamo di tornare di corsa), tra Craxi e De Mita, che non si concretizzò mai.
Insomma, giriamola come vogliamo, ma sto cambio in corsa Letta-Renzi non mi convince neanche un po'.Forse il film che ha in mente Matteo Renzi è un altro.
Da grande appassionato del cinema qual è, avrà sicuramente visto "Slevin", è saprà benissimo cos'è la mossa Kansas City. Far saltare il banco, mischiare le carte, l'effetto sorpresa.
Occhio però. Perchè la mossa Kansas City, per riuscire bene, ha bisogno di un morto.
Non vorrei che fosse proprio Renzi a rimetterci l'osso del collo. E noi con lui.
4 febbraio 2014
Un bel Paese
Da almeno cinque giorni il dibattito politico è più o meno questo: pompinare, fascisti, ladri, Kasta!!1!, morti, ecc, ecc. In mezzo, una proposta di legge elettorale che più passano i giorni, meno si capisce che fine farà, e un decreto su BankItalia approvato in fretta e furia. Un cadeau alle banche, vero, che però devono essere rifinanziate in qualche modo e qualcuno dovrebbe anche spiegarci se c'è una proposta alternativa per farlo.
Non ho voluto scrivere di queste "amenità".
Sono abbastanza basito. E preoccupato.
E anche un po' triste. Perchè se il governo fa male (di solito non fa, se si mette d'impegno, fa male...) è un problema per tutti, ma la risposta non è saltare sui banchi, fare caciara e insultare mezzo mondo. Bisognerebbe fare una proposta alternativa che spacchi il fronte (chi le fa però, rischia grosso).
Insultare poi chi non la pensa come te, dando cittadinanza politica a linguaggi e discorsi che si fanno nei cessi dello stadio, è appunto preoccupante, triste e anche pericoloso.
Di questi giorni mi rimarrà un'immagine. Che non c'entra nulla con la sceneggiate in Parlamento o i tweet deliranti. E' la foto di un assessore che, onde evitare improbabili danni alla salute (??), entra in una scuola e stacca l'hotspot del wi-fi tra le risate degli alunni e i sospiri di sollievo dei genitori.
E' una foto riassuntiva.
Viviamo in un Paese così.
Dove si bruciano i libri e si staccano i router.
Dove, di conseguenza, si insultano le donne invece di criticarle nel merito delle cose che fanno o si difendono le istituzioni mortificandole.
Una roba tra l'alto Medioevo e l'Iran di Khomeyni.
Auguri a tutti.
21 gennaio 2014
Sulla legge elettorale
Volevo scrivere un post, per dirvi cosa penso e magari, scrivendo, capirlo meglio anche io.Due amici, Dino Amenduni e Pippo Civati, mi han preceduto.
Il primo ha scritto questa bella riflessione, il secondo ha parlato ieri in direzione nazionale.
Alla fine la penso come loro.
Che è consolante per quel che riguarda la sintonia con persone intelligenti e con cui ho condiviso un percorso.
Un po' meno per quel che ci aspetta.
P.s. per i patiti di sondaggi, simulazioni, previsioni del futuro in genere, qui trovate un'interessante analisi di youtrend su come sarebbero andate e su come potrebbero andare le elezioni con questo sistema elettorale (che è ancora in là
da venire).
8 gennaio 2014
Una cosa dovete fare, anzi due.
In meno di una settimana il Governo ha:
1) perso il permalosissimo viceministo all'economia, la cui scelta poco centra col ruolo che ricopriva ma è da ricondursi a una roba tutta interna al Pd. Da notare che le dimissioni del viceministro sono la cosa che più ricorderemo di lui e del suo operato (a parte la foto con Brunetta).
2) confermato la cosiddetta "mini-Imu", da pagare entro il 24 gennaio, che non ci doveva essere, poi sarebbe stata annacquata con la nuova tassa sui servizi (di cui non si sa nulla) e che invece alla fine si deve pagare, e anche di fretta.
3) detto che gli insegnati avrebbero dovuto "rimborsare" lo Stato dei 150 euro percepiti l'anno scorso come scatti d'anzianità, rimangiandosi giustamente tutto poco più di un'ora fa.
Nel frattempo, pezzi di Parlamento discutono dell'abolizione della Fini-Giovanardi (?), spingendosi a chiedere la legalizzazione della cannabis.
Una cosa che sarebbe rivoluzionaria, e che proprio per questo, nelle condizioni date e con i protagonisti dell'attuale scenario politico, non si farà ma che soprattutto non si capisce bene da dove nasca.
Insomma, un gran casino.
Letta avrebbe dovuto fare poche cose ma subito, come Monti.
Non ne sta facendo manco una e non se ne vede la fine.
Una cosa deve fare, il Governo. Anzi due.
Una nuova legge elettorale e poi andare a casa.
1) perso il permalosissimo viceministo all'economia, la cui scelta poco centra col ruolo che ricopriva ma è da ricondursi a una roba tutta interna al Pd. Da notare che le dimissioni del viceministro sono la cosa che più ricorderemo di lui e del suo operato (a parte la foto con Brunetta).
2) confermato la cosiddetta "mini-Imu", da pagare entro il 24 gennaio, che non ci doveva essere, poi sarebbe stata annacquata con la nuova tassa sui servizi (di cui non si sa nulla) e che invece alla fine si deve pagare, e anche di fretta.
3) detto che gli insegnati avrebbero dovuto "rimborsare" lo Stato dei 150 euro percepiti l'anno scorso come scatti d'anzianità, rimangiandosi giustamente tutto poco più di un'ora fa.
Nel frattempo, pezzi di Parlamento discutono dell'abolizione della Fini-Giovanardi (?), spingendosi a chiedere la legalizzazione della cannabis.
Una cosa che sarebbe rivoluzionaria, e che proprio per questo, nelle condizioni date e con i protagonisti dell'attuale scenario politico, non si farà ma che soprattutto non si capisce bene da dove nasca.
Insomma, un gran casino.
Letta avrebbe dovuto fare poche cose ma subito, come Monti.
Non ne sta facendo manco una e non se ne vede la fine.
Una cosa deve fare, il Governo. Anzi due.
Una nuova legge elettorale e poi andare a casa.
3 ottobre 2013
Ma, alla fine, ieri cos'è successo?
Per come l'ho capita io, essenzialmente quattro cose.La prima. Berlusconi ha preso una discreta nasata, e di questo c'è solo di che esserne contenti. Ha fatto il matto per una settimana, accusando i ministri che non lo volevano saguire di tradimento, salvo poi tradire lui stesso quelli che lo avevano seguito nella sua personale crociata. Una sorta di tragedia greca alle nostre spalle (e sulle nostre tasche). Fosse finita così, ci sarebbe da stare allegri, ma credo che ne vedremo ancora delle belle in questi mesi.
La seconda. I gruppi parlamentari autonomi costituiti dai fuoriusciti del Pdl ieri sembravano certi, oggi invece non si sa se saranno costituiti oppure no. E fa una bella differenza. Perchè se il Pdl rimane "unito", possiamo continuare a sperare che sto governicchio duri il meno possibile. Se invece questi gruppi si costituiscono Berlusconi sarebbe fuori dai giochi, senza numeri per far ballare Letta e senza ministri, ma il governo diventerebbe molto più "politico", reggendosi tutto sull'asse Letta-Alfano, e di conseguenza il suo orizzonte si allungherebbe in maniera preoccupante.
La terza. Grillo e i suoi, ancora una volta, sono stati di una inutilità più unica che rara. Gli otto milioni e passa di italiani che li hanno votati, ringraziano sentitamente.
La quarta, e la più grave. Temo sia finito il bipolarismo. e con lui i suoi protagonisti. Imploso il Pdl per mano di un democristianone come Letta, temo che il Pd rischi di fare la stessa fine se non si dà una linea seria, riconoscibile e autonoma. Per questo il congresso dell'8 dicembre sarà importantissimo. Credo comunque che ne capiremo di più quando s'inizierà a discutere della legge elettorale.
Qualcuno ha commentato che il voto di ieri sanciva la fine della seconda Repubblica. Non lo so. Non faccio previsioni. Più che altro perchè, se così fosse, non mi sembra di essere entrato nella terza ma di essere tornato alla prima.
Anche alla luce di questo, urge ricostruire uno spazio di centrosinistra dove gli elettori si sentono "a casa loro". Una roba al di là del Pd, di Sel e degli altri movimenti e partitini che in questi anni hanno concluso poco. Dopo queste giornate di tattica, speriamo arrivino anche quelle della politica.
18 settembre 2013
Il pensiero debole
Questo sabato si riunisce l'assemblea nazionale del Pd, che dovrà stabilire tempi e modi del prossimo congresso, che spero venga convocato il prima possibile.Non credo che le regole cambieranno più di tanto (e meno male...), anche se il motivo di questa decisione non sembra essere quello, sacrosanto, che le regole non si cambiano prima di una competizone, ma semplicemente perchè in tanti sosterranno Matteo Renzi e quindi bene le primarie aperte, osteggiate fino a poche settimane fa.
Ecco, il limite più grande del mio partito mi sembra proprio questo.
Un pensiero debole che guarda solo a quello che capita oggi o se va bene, a domani mattina.
E quindi, dopo un sei mesi in cui non si poteva dire nulla perchè "se no cade il governo", siamo passati con un giro di valzer a mettere da parte la discussione sui problemi del nostro Paese "perchè tanto vince Renzi" e poi ci pensa lui.
L'importante ora è stare il più vicino possibile al Matteo nazionale, quello che fino a gennaio era una sorta di bestia di Satana da massacrare, cosa che si porta dietro tutta una serie di riflessioni che avevo già scritto qui.
In questi giorni di festa provinciale e di grandi discussioni con amici e iscritti, la cosa che più mi ha lasciato perplesso è stato proprio questo ragionamento. Personalmente non posso credere che questi mesi così difficili, punta di un iceberg che agita i mari del Pd da almeno tre anni, vengano dimenticati "perchè tanto vince Renzi". Non voglio credere che la discussione, più libera che in passato, nata intorno ai temi del lavoro, dell'integrazione, dei diritti e del senso stesso della politica in questi tempi così strani (cos'è la partecipazione, come si organizza oggi, che ruolo può avere la sinistra in tutto ciò) venga messa in freezer "perchè tanto vince Renzi". Capisco lo smarrimento e la voglia di voltare pagina, ma il momento giusto per questo cambiamento è capitato mesi fa, quando dovevamo scegliere il candidato premier e andò come sappiamo. Sostenere Renzi perchè-poi-si-va-a-votare-e-poi-si-vince è una bel mantra che racchiude in sè tutta una serie di eventi che non è detto che si verifichino uno in fila all'altro così, come se nulla fosse. A fare i conti senza l'oste siamo dei fenomeni, e anche oggi vedo il rischio che si diano per scontate troppe cose che scontate non lo sono per niente.
Oggi dobbiamo decidere chi farà il segretario, che è una cosa un po' diversa dal fare il premier. Serve una persona che rimetta al centro la partecipazione, la discussione, il senso di comunità e che sia un "fattore scatenante" tra i militanti. Che sia in grado di mettere in moto energie indipendentemente dalla sua persona e dal fatto che si vada a votare domani o tra tre anni.
L'esperienza del governo Letta dimostra proprio questo. Il problema non è il governo, che si barcamena e tira a campare, il problema è che il Pd non ha un linea e si fa tirare un po' a destra (sempre più spesso) e un po' a sinistra (raramente).
In questo Paese abbiamo bisogno di luoghi dove fare politica, dove incontrarsi e riconoscersi, dove discutere, imparare e fare rete. Luoghi che magari esistono pure, ma sono sempre di meno e sempre meno frequentati.
Lasciamo da parte i conti che non tornano mai. Non anteponiamo il consenso (che oggi c'è e domani chissà) alla politica se vogliamo evitare altri 25 febbraio.
29 agosto 2013
L'Imu, il governo, le nostre tasche
Ieri il Consiglio dei Ministri ha abolito il pagamento della prima rata dell'Imu (quella che dovevamo pagare entro giugno) ma soprattutto ha deciso di cancellare dal 2014 la tassa più odiata dagli evasori (perchè era una delle pochissime che dovevano pagare per forza), introducendo la service tax, una tassa unica che andrà ad inglobare, Imu, Tares e una nuova aliquota sui servizi comunali. Un modello di tassazione che esiste già in Gran Bretagna e che dovrebbe restare, almeno in parte, ai Comuni, che saranno incaricati di riscuoterla. Le modalità non sono ancora chiare, così come non sono ancora chiari i parametri con cui verrà calibrata la nuova imposta e chi li deciderà. Questi però sono "tecnicismi". Il dato politico è un altro, come ha fatto capire benissimo lo stesso Letta in conferenza stampa: "Una vittoria del governo e non del Pdl" ha spiegato il premier, con il suo vice Alfano a 30 centimetri. Una frase che dice tanto.
Dice che il governo ha giustificato la sua presenza assumendo una decisione. Dice che il Pdl ha rotto parecchio i maroni, che però ora può andare da suoi a dire che l'Imu è stata abolita (anche se poi l'anno prossimo torna con un altro nome e i soldi per abolire la seconda rata di settembre non ci sono) e che quindi la crisi si allontana. Dice che il Pd ha fatto la sua parte per evitare la caduta di Letta, accettando un compromesso al ribasso nella speranza di depotenziare la bomba ineleggibilità di mister B.
Dice che in questa decisione c'è molta, moltissima tattica e poca, pochissima lungimiranza.
Perchè continua ad essere cosa nota e arcinota (e arcirichesta dai sindacati e dalla Confindustria) che sarebbe stato più utile ridurre le tasse sul lavoro, aumentando così gli stipendi dei lavoratori ed alleggerendo le cartelle esattoriali delle aziende. Perchè tassare il patrimonio è più giusto e più equo (e rende di più) che non continuare a tassare il lavoro (e quindi i soliti noti). Proprio per questo la tassa sulla casa esiste dappertutto e nessuno si sognerebbe mai di abolirla.
Linko questo bel pezzo di qualche mese fa scritto da Massimo Bordignon, che spiega meglio di me questi pochi concetti che vi ho scritto qui sopra.
La considerazione politica è sempre la stessa. Il governo prova a fare la sua strada, il Pdl porta a casa un risultato falso, ma buono per la prossima campagna elettorale, l'M5S potrà continuare a strpitare che "son tutti d'accordo" che "si devono dimettere tutti", ecc. Paradossalmente, tanti italiani saranno soddisfatti di non pagare più l'Imu, (e li capisco pure, visto che in certi comuni è stata una mazzata clamorosa, vedi Torino) non accorgendosi che lo pagheranno lo stesso e che le tasse che tengono basso il loro stipendio non diminuiranno, anzi, possono solo aumentare.
In mezzo sta il Pd, che si è imposto di difendere il suo premier "senza se e senza ma", che in campagna elettorale, ma soprattutto nella sua discussione interna, si è sempre detto contrario ad abolire l'Imu per ridurre le tasse sul lavoro. Poi però le elezioni, i 101, il governo, le larghe intese, ecc. La contingenza insomma. Che in politica esiste, per carità, e chi non ne tiene conto sta fuori del mondo, ma che non può essere l'unico faro in un mare in tempesta.
Pensate se avessimo spiegato bene ai cittadini che pagando la tassa sulla casa ci sarebbe i soldi, oltre che per garantire dei servizi, magari anche per rendere più robusti i loro stipendi. Magari ci avrebbero capito. Magari ci avrebbero pure votato. Magari avremmo vinto le elezioni. Magari non saremo a questo punto.
Magari...
26 agosto 2013
Giuseppe Civati a Torino. Save the date
Dopo un lungo "giro d'Italia" che lo ha impegnato per tutta l'estate, Giuseppe Civati farà tappa anche a Torino.
L'appuntamento è per sabato sera, alle ore 21, presso la Festa Democratica che
anche quest'anno si svolgerà in piazza d'Armi. Una chiacchierata per parlare di
questi mesi difficili, di che cosa ha bisogno l'Italia per rimettersi in marcia
e del futuro del Pd, che Pippo si candida a guidare, partecipando al prossimo
congresso.Io, e con me tutti gli altri amici che sostengono la sua candidatura, stiamo lavorando per dare massima diffusione all'evento. Sarà il nostro impegno per questa settimana.
Ovviamente, spero di vedervi tutti.
Qui, il programma completo della Festa Democratica.
17 luglio 2013
Kazaki e kazzari
Volevo scrivere un pezzo sul putiferio che si è scatenato sul caso Shalabayeva.
Sul fatto che Alfano e, ahimè, Bonino dovrebbero avere il buon gusto di dimetteri subito.
Sul fatto che forse Bonino lo farà, ma Alfano mai, perchè è evidente che se ne va salta il banco.
Sul fatto che sarebbe una manna se saltasse sto maledetto banco, perchè fino ad oggi non ha portato grandi risultati e più va avanti più rinvia, rimanda e posticipa. Quindi, che ce ne facciamo di un governo così?
Volevo scrivere che queste "larghe intese" sono in realtà strettissime (meno male) anche se a qualcuno vanno benissimo e vive queste ore con sincera preoccupazione.
Perchè l'han capito anche i ciechi che non se ne caverà un ragno dal buco da questa stupida alleanza temporanea e che l'unico argomento, debolissimo, per non farla saltare è che "non si può mica tornare a votare con questa legge".
Peccato che sia già stato il leit motiv del governo Monti, e abbiamo visto tutti come è andata.
Volevo scrivere tutte queste cose, ma la redazione del Post mi ha anticipato con questo pezzo che dice tutto.
Sul fatto che Alfano e, ahimè, Bonino dovrebbero avere il buon gusto di dimetteri subito.
Sul fatto che forse Bonino lo farà, ma Alfano mai, perchè è evidente che se ne va salta il banco.
Sul fatto che sarebbe una manna se saltasse sto maledetto banco, perchè fino ad oggi non ha portato grandi risultati e più va avanti più rinvia, rimanda e posticipa. Quindi, che ce ne facciamo di un governo così?
Volevo scrivere che queste "larghe intese" sono in realtà strettissime (meno male) anche se a qualcuno vanno benissimo e vive queste ore con sincera preoccupazione.
Perchè l'han capito anche i ciechi che non se ne caverà un ragno dal buco da questa stupida alleanza temporanea e che l'unico argomento, debolissimo, per non farla saltare è che "non si può mica tornare a votare con questa legge".
Peccato che sia già stato il leit motiv del governo Monti, e abbiamo visto tutti come è andata.
Volevo scrivere tutte queste cose, ma la redazione del Post mi ha anticipato con questo pezzo che dice tutto.
1 luglio 2013
#santancheno
Quelli che due anni fa la coprivano di fischi, sono gli stessi che oggi la propongono alla vicepresidenza della Camera.
E non lo fanno mica perchè credono in lei. Ma và!
Lo fanno solo per mettere in imbarazzo il Pd.
Pensate che livello. Essere consapevoli di aver portato in Parlamento un personaggio inqualificabile e usarlo come spada di Damocle.
C'è un limite a tutto.
E c'è anche una campagna su Facebook e Twitter: #santancheno.
24 giugno 2013
Il settennato 2.0
Mister B. si è preso sette anni. Per quel che mi riguarda, quelli che in Parlamento han sancito con il loro voto che Ruby era la nipote di Mubarak, dovrebbero anche loro farsi un giro in Procura. Sul web è una festa infinita di pernacchie e sfottò, come se non esistessero gli altri due gradi di giudizio o come se mister B., in passato, non fosse già stato condannato per altri reati.
Adesso tutti gli occhi sono puntati sul Pd e sul suo comportamento nella giunta per l'elezioni del Senato. Perchè in quella giunta, in teoria, Pd-Sel e M5S hanno la maggioranza, e un loro voto unanime renderebbe ineleggibile mister B., ratificando anche politicamente quello che la sentenza dei giudici di Milano ha sancito ieri sera.
L'atteggiamento è quello del guanto di sfida. "Vediamo cosa fa il Pd adesso".
Va bene, vediamolo pure. Son curioso anche io.
Sono però anche curioso di capire cosa faranno i membri (e tutti i parlamentari) del Pdl. Perchè da ieri sera sono corresponsabili, non solo più politicamente ma anche penalmente, dei misfatti del loro capo. Ci sarà un risveglio delle coscienze? Riusciranno ad emanciparsi dal loro padre-padrone-pagatore, costruendo una nuova dignità al centrodestra italiano, oppure seguiranno tutti l'atteggiamento della Santanchè o di Brunetta?
Sono anche curioso di vedere cosa faranno i grillini. Perchè una volta votata l'ineleggibilità di mister B., è molto probabile che il secondo dopo vada a farsi benedire il governo. E allora che si fa? Ci si rende conto che il "sono tutti uguali" è una balla colossale e si prova a trovare una nuova maggioranza, oppure ripartirà il claim "tutti a casa"? Occhio però! Perchè sta volta tutti vuol dire tutti, anche i nuovi statisti Crimi, Lombardi, Nuti, Fico, ecc, ecc.
Prendersela con il Pd è lo sport nazionale, ed è anche abbastanza facile visto che ne combina una al giorno. Il difficile è scendere dal trespolo a tentare di realizzare le cose per cui si sono presi i voti. Tirarli fuori dalle tasche, i voti, e farli pesare.
Il resto son chiacchiere che non portano molto lontano.
19 giugno 2013
L'Imu, Grillo e i terremoti
Domani sera parleremo di Imu e di tasse. Lo faremo con Filippo Taddei e lo faremo qui.Soprattutto lo faremo bene, perchè tra ieri e oggi si è parlato molto di Imu e molto male.
Sulla rete impazza l'ennesimo tormentone anti casta e anti tutto. Nel mirino, ovviamente, PD e PDL, rei di aver votato contro ad un emendamento presentato dai paladini del Movimento 5 Stelle, che volevano sospendere l'Imu su tutte le aree coinvolte dal terremoto emiliano dell'anno scorso.
Tutti a gridare allo scandalo, senza interrogarsi e senza informarsi. No perchè che il Pd ne combini una al giorno non è sta gran novità, ma che la combini così grossa è abbastanza complicato da credere, e dovrebbe invitare ad un supplemento d'informazione.
L'emendamento è stato bocciato. Vero.
Sapete perchè?
Perchè è già legge.
Ed è una legge che ha un anno, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 20 maggio 2012 e visionabile qui, precisamente all’art. 8 comma 3 del dl 74/2012, dove si dice chiaramente che il pagamento dell’Imu è sospeso fino alla fine del 2014 "per i fabbricati distrutti od oggetto di ordinanze sindacali di sgombero in quanto inagibili totalmente o parzialmente".
Ora, a pensare bene viene in mente l'ennesima cialtronata degli amici di Grillo. A pensare male invece, mi vien da credere che sia stata un'operazione montata ad arte, da far girare sul web per aumentare ancora un po' il livello d'indignazione collettivo, magari per distrarre i fan da tutti i casini legati alle espulsioni.
Ieri ho partecipato ad un bell'incontro con Riccardo Luna, il primo direttore di Wired Italia. Luna ha tracciato un solco netto tra la "democrazia diretta 2.0" (la "i like democracy" la chiamo io) dove uno decide e gli altri credono di decidere semplicemente condividendo roba su Facebook o su Twitter, e la "democrazia aumentata", dove in tanti possono accedere a informazioni diverse, farsi un'opinione e a non lasciarsi prendere in braccio dal primo comico che passa.
Una bella differenza, mi sembra.
22 maggio 2013
Moriremo di tattica
Perchè di politica se ne parla sempre meno.
Ci spiega come Dino Amenduni.
Che è un amico, un gran giornalista e soprattutto la sa lunga.
Ci spiega come Dino Amenduni.
Che è un amico, un gran giornalista e soprattutto la sa lunga.
17 maggio 2013
Manco l'onore delle armi
Neanche quello ci meritiamo.
Era facile intuire che con la coalizione di centrosinistra evaporata e il Pd gambe all'aria, di cose furbe questo governissimo ne avrebbe fatte poche.
Oggi il Consiglio dei Ministri ha ratificato la sospensione della prima rata dell'Imu prevista per giugno, in attesa di una rimodulazione della tassa che sarà discussa più in là. Per inciso, questa rata era quella destinata ai comuni, che oltre a non poter spendere i soldi che hanno per colpa del patto di stabilità, ora si vedono privati anche dell'unica tassa consistente che riscuotono ancora.
Alla fine l'ha avuta vinta Berlusconi, come quasi sempre in questi ultimi vent'anni, che ora ha un risultato concreto da portare in campagna elettorale e può staccare la spina a Letta quando vuole.
Di misure per ridurre il costo del lavoro colpendo le rendite, i grandi patrimoni e l'evasione manco a parlarne, così come si son persi per strada i soldi da ridare alle imprese (che sembra siano 40 miliardi circa) forse saranno erogati (metà, non tutti), forse nel 2013, sicuramente non nel 2014.
Sia chiaro, l'Imu è meglio non pagarlo che pagarlo, ma visto che questo governo doveva affrontare "le priorità", l'Imu non mi sembra rientrare in questa categoria.
Era facile intuire che con la coalizione di centrosinistra evaporata e il Pd gambe all'aria, di cose furbe questo governissimo ne avrebbe fatte poche.
Oggi il Consiglio dei Ministri ha ratificato la sospensione della prima rata dell'Imu prevista per giugno, in attesa di una rimodulazione della tassa che sarà discussa più in là. Per inciso, questa rata era quella destinata ai comuni, che oltre a non poter spendere i soldi che hanno per colpa del patto di stabilità, ora si vedono privati anche dell'unica tassa consistente che riscuotono ancora.
Alla fine l'ha avuta vinta Berlusconi, come quasi sempre in questi ultimi vent'anni, che ora ha un risultato concreto da portare in campagna elettorale e può staccare la spina a Letta quando vuole.
Di misure per ridurre il costo del lavoro colpendo le rendite, i grandi patrimoni e l'evasione manco a parlarne, così come si son persi per strada i soldi da ridare alle imprese (che sembra siano 40 miliardi circa) forse saranno erogati (metà, non tutti), forse nel 2013, sicuramente non nel 2014.
Sia chiaro, l'Imu è meglio non pagarlo che pagarlo, ma visto che questo governo doveva affrontare "le priorità", l'Imu non mi sembra rientrare in questa categoria.
9 maggio 2013
Tutto il pacco
Dopo la nomina dei ministri, in questi giorni sono state composte le varie commissioni parlamentari. Grande bagarre sui nomi, ovviamente. Perchè tra Formigoni all'agricoltura (lui, che ha cementificato mezza Lombardia e che è stato rinviato a giudizio l'altro ieri), Sacconi al lavoro, Cicchitto agli esteri, Vito alla difesa e LaRussa a non-mi-ricordo-cosa, i motivi per essere incazzati non son pochi.
Anche la nomina di Boccia (Pd) alla Commissione bilancio fa abbastanza ribrezzo, considerando che la bella moglie Nunzia De Girolamo (Pdl) è stata nominata dieci giorni fa Ministro delle Politiche Agricole. Carina anche la vicenda di Nitto Palma, con la sua elezione osteggiata da Pd, Sel e M5S che però non hanno trovato (manco l'han cercato...) un accordo su un nome diverso e si sono fatti infinocchiare da Pdl e Monti.
La cigliegina sulla torta è arrivata da Milano, dove Berlusconi non solo è stato condannato a 4 anni per il processo sui diritti Mediaset, ma è stato anche interdetto dai pubblici uffici.
Una situazione deprimente, surreale e anche indecorosa.
Perchè se è vero che il disastro elettorale del Pd e l'inconsistenza della sua classe dirigente sono sotto gli occhi di tutti, mi sembra altrettanto chiaro come questa situazione si sia venuta a creare anche per la spregiudicatezza con cui Pdl e M5S hanno affrontato questa fase così delicata della storia d'Italia. Mi fanno sorridere i censori e le anime belle che si stanno scatenando sul web. Gente che si straccia le vesti-2.0 gridando allo scandalo e alla vergogna. Gente che di fronte a questo scempio, "s'indigna e s'impegna poi getta la spugna con gran dignità". Giornalisti, politici dell'ultima ora, opinion maker. Tutte persone degnissime, che rivendicano il "not in my name" a fronte di una coscienza pulita, probabilmente perchè non è stata mai usata.
La politica non è un'esperienza personale. E' un grande momento collettivo.
Abbiamo pensato che fosse una cosa sporca per disonesti e intrallazzoni. Una roba di cui era meglio non occuparsi.
Abbiamo abbandonato gli spazi di confronto e di discussione, così oggi ognuno ha le proprie ragioni e non è disposto a discuterle con gli altri, che pensandola diversamente sono diventati automaticamente diversi e nemici.
Abbiamo lasciato spazio proprio agli intrallazzoni di cui sopra e a una nuova leva di dilettanti allo sbaraglio.
Con risultati che mi sembrano abbastanza evidenti.
Perchè il problema non sono i nomi (o i nominati).
Il problema è che quando non c'è più spazio per la discussione e il dialogo, viene meno la politica.
E allora ti tieni quello che c'è. Non puoi più scegliere, ti prendi il pacco così com'è.
E sta volta è un pacco bello grosso.
Anche la nomina di Boccia (Pd) alla Commissione bilancio fa abbastanza ribrezzo, considerando che la bella moglie Nunzia De Girolamo (Pdl) è stata nominata dieci giorni fa Ministro delle Politiche Agricole. Carina anche la vicenda di Nitto Palma, con la sua elezione osteggiata da Pd, Sel e M5S che però non hanno trovato (manco l'han cercato...) un accordo su un nome diverso e si sono fatti infinocchiare da Pdl e Monti.
La cigliegina sulla torta è arrivata da Milano, dove Berlusconi non solo è stato condannato a 4 anni per il processo sui diritti Mediaset, ma è stato anche interdetto dai pubblici uffici.
Una situazione deprimente, surreale e anche indecorosa.
Perchè se è vero che il disastro elettorale del Pd e l'inconsistenza della sua classe dirigente sono sotto gli occhi di tutti, mi sembra altrettanto chiaro come questa situazione si sia venuta a creare anche per la spregiudicatezza con cui Pdl e M5S hanno affrontato questa fase così delicata della storia d'Italia. Mi fanno sorridere i censori e le anime belle che si stanno scatenando sul web. Gente che si straccia le vesti-2.0 gridando allo scandalo e alla vergogna. Gente che di fronte a questo scempio, "s'indigna e s'impegna poi getta la spugna con gran dignità". Giornalisti, politici dell'ultima ora, opinion maker. Tutte persone degnissime, che rivendicano il "not in my name" a fronte di una coscienza pulita, probabilmente perchè non è stata mai usata.
La politica non è un'esperienza personale. E' un grande momento collettivo.
Abbiamo pensato che fosse una cosa sporca per disonesti e intrallazzoni. Una roba di cui era meglio non occuparsi.
Abbiamo abbandonato gli spazi di confronto e di discussione, così oggi ognuno ha le proprie ragioni e non è disposto a discuterle con gli altri, che pensandola diversamente sono diventati automaticamente diversi e nemici.
Abbiamo lasciato spazio proprio agli intrallazzoni di cui sopra e a una nuova leva di dilettanti allo sbaraglio.
Con risultati che mi sembrano abbastanza evidenti.
Perchè il problema non sono i nomi (o i nominati).
Il problema è che quando non c'è più spazio per la discussione e il dialogo, viene meno la politica.
E allora ti tieni quello che c'è. Non puoi più scegliere, ti prendi il pacco così com'è.
E sta volta è un pacco bello grosso.
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Prossima Italia - PD
7 maggio 2013
Altro che larghe intese
Non la voglio far lunga. Questa storia dell'Imu mi ha stufato. E anche parecchio.Berlusconi vuole togliere una tassa che lui stesso ha introdotto dopo che, per recuperare due voti, aveva abolito l'Ici nel 2008, mandando in malora i bilanci comunali.
L'Imu vale 4 miliardi di euro, circa la metà delle famiglie italiane non lo paga per via delle detrazioni o perchè, banalmente, non possiede una casa, ma soprattutto, per via degli scaglioni in cui è stato strutturato, va a colpire soprattutto i redditi più alti (forse è per questo che sta tanto a cuore a mister B.?).
Siamo un Paese dove la tassazione reale è del 43%, dove oltre il 35% dei ragazzi tra i 18 e i 30 anni non lavora, dove si son persi, in cinque anni, 8 punti di Pil, dove sta finendo la cassa integrazione in deroga, dove il costo del lavoro è altissimo mentre quello legato alle speculazioni finanziarie bassissimo, dove l'evasione fiscale è una piaga talmente ampia che non si riesce quasi a quantificare, così come non si riescono a quantificare i debiti dello Stato nei confronti delle imprese.
E il problema vero è l'Imu? Ma per piacere...
Fa bene il Pd a tenere fermo il punto dicendo che si può studiare un aggiustamento della tassa ma non la sua abolizione. Rimane il fatto che queste intese, fortunatamente, sono molto più strette di quanto si possa credere e che sarebbe utile tornare a votare il prima possibile.
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