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31 marzo 2015

Volere la luna. Anche una legge elettorale però va bene.

Eduard Bernstein è stato uno dei più importanti socialdemocratici di fine '800.
Conobbe Engles a Londra e, pur trovandosi d'accordo con lui e Marx sulla struttura sociale che avevano descritto, sui meccanismi economici e politici che regolavano il mondo del lavoro di allora, e anche sulla necessità di instaurare un nuovo corso sociale fondato sul potere ai lavoratori, polemizzò profondamente con loro su come raggiungere questo obiettivo. Non attraverso una spinta rivoluzionaria ma attraverso un'opera di modernizzazione permanente del capitalismo. Attraverso un'azione di contrattazione tra lavoratori e capitani d'industria. Attraverso una pratica politica riformista. La sua idea di società, di innovazione e di politica si riassume nel suo motto più famoso: "il fine è nulla, il movimento è tutto".
Ieri sera, riascoltando qualche intervento della direzione nazionale del PD dove si discuteva della legge elettorale, mi è tornata in mente la frase di Bernstein.
Perchè forse questa legge elettorale potrebbe essere migliore.
Perchè resto convinto del fatto che un ritorno al tanto odiato e poi tanto rimpianto Mattarellum sarebbe stata la cosa migliore.
Perchè credo che i capilista scelti dai gruppi dirigenti di questi partiti ormai insesistenti rischino di essere scelti in base a criteri di fedeltà e non di merito. 
Però, ci sono dei però.
Perchè a forza di aspettare e litigare su una legge migliore, rischiamo di andare a votare ancora una volta con questa schifezza che abbiamo adesso.
Perchè quelli che oggi criticano l'Italicum e chiedono un ritorno al Mattarellum, sono in gran parte gli stessi che il Mattarellum potevano reintrodurlo, ma non lo han fatto.
Perchè credo che il problema dei capilista bloccati si possa superare con le primarie, cosa su cui Renzi si è impegnato e su cui bisogna vigilare e chiedere conto.
Perchè sono convinto che la storia non si esaurisca con un voto parlamentare, ma vada avanti nonostante i Renzi, i D'Alema, i Fassina e i Giachetti, e il Parlamento (presumibilmente il prossimo o quelli che verranno) potrà ricominciare a discutere di legge elettorale altre cento volte, se è necessario e se ci saranno le condizioni.
Questo è "il movimento" di Bernstein. Questa è l'essenza del riformismo.
Un pezzo del mio partito invece ha deciso di andare allo scontro totale, cercando un casus belli che difficilmente sarà capito da chi dobbiamo convincere a votarci ma soprattutto non valorizzando manco un po' le modifiche all'Italicum che erano state richieste e accolte, trasformando così una vittoria in una sconfitta.
Credo che dietro a tutto questo ci siano alcune ragioni politiche ma soprattutto un senso di rancore nei confronti di Renzi, "reo" di aver fatto saltare il tappo ad un partito imbottigliato nel passato di chi lo aveva fatto nascere, ma forse mai davvero nato. Questo però è stato deciso da un congresso, mica da un golpe. 
Ieri è stato il giorno, oltre che dell'Italicum, anche dei 100 anni di Pietro Ingrao, che qualche anno fa scrisse un bellissimo libro intitolato "Volevo la Luna". Condivido in pieno lo spirito di quello scritto: volare alto, darsi obiettivi al limite dell'impossibile, rilanciare sempre. Vivere "in movimento" insomma. Ingrao di sicuro non era un riformista, però aveva capito che per volere la Luna, o almeno una legge elettorale, la testimonianza non basta.      
  





 
  

2 dicembre 2014

I primi effetti degli 80 euro

Vi racconto una cosa.
Prima, un po' di cronistoria.
Ad aprile il Governo vara la famosa norma che porta in busta paga il famoso bonus fiscale crescente.
I famosi 80 euro "di Renzi".
Una riforma che, per essere strutturale, ha bisogno di 9,5 miliardi di euro.
Il 18 ottobre il Governo presenta la manovra economica (presentato...ha mandato delle slides) annunciando, tra le altre cose, che nel 2015 sono previsti tagli alle tasse per 18 miliardi di euro.  
Quindi per gli italiani ci saranno 9,5 miliardi di euro in più e 18 miliardi di euro in meno.
Bene no?
No.
Perchè a settembre il Governo ha tagliato ai comuni i trasferimenti mentre venerdì, a due giorni dalla chiusura dei bilanci comunali (DUE GIORNI!) ha fatto uscire una norma che ridefinisce l'IMU sui terreni agricoli che sballa totalmente i bilanci dei piccoli comuni, specialmente quelli montani o collinari.
Parlando di Condove (4800 abitanti circa), i soldi tagliati a settembre furono 40.000 euro, mentre quelli tagliati venerdì 59.000. Tagliati il venerdì sera quando il termine ultimo per l'assestmaneto dei bilanci era fissato a domenica.
Soldi questi che i Comuni (cioè io, i miei compagni di giunta e di maggiroanza e gli uffici) dovremmo andare a chiedere ai cittadini entro il 16 dicembre!
Capite il meccanismo? Roma introduce una tassa che fa riscuotere ai Comuni, data limite, 16 dicembre. Visto però che sa già che in pochissimi pagheranno (non ci sonoi tempi materiali per organizzare questa cosa), fa che tagliare i trasferimenti. Cosi Roma comunque i soldi li vede, a noi rimangono le incazzature dei cittadini e un bilancio (già apporvato) da rifare.       
E' una vigliaccata.
Una vigliaccata firmata Matteo Renzi e Graziano Delrio, due che hanno iniziato a fare poltica facendo i sindaci.
Vi chiedo una cosa sola: fermatevi!
A forza di correre qui il verso è cambiato così tanto che sembra tutto uguale a prima.
 
  

24 novembre 2014

Io #stosereno. Tu #cambiaverso.



Parto dall’unico dato che mi sembra condiviso da tutti.
L’affluenza al voto in Emilia Romagna non è più classificabile come “un campanello dall’allarme”. È qualcosa di molto di più.
È una cosa che nel nostro Paese non credo sia mai successa e che, a mio modo di vedere, avvicina la nostra democrazia a quella statunitense. One man show più comitati elettorali al posto dei partiti uguale affluenza bassa, bassissima. Da questo punto di vista il dato emiliano è il risultato di un percorso in atto da tempo e che il botto di Grillo alle politiche del 2013 aveva solo ritardato. Se poi sia anche l’inizio della parabola discendente di Renzi, è una cosa che non credo sia ancora dato a sapersi.
Dentro a questo ci sono un po’ di cose da leggere con attenzione, partendo dall’eccezionalità della situazione emiliana.
Quelle di ieri erano elezioni anticipate (anche in Calabria) perché a luglio il presidente Errani si era dimesso.
In un contesto del genere quindi uno si aspetta che i partiti all’opposizione facciano il botto.
Bene, c’è una fetta, non gigante ma significativa, di elettori di destra che a sto giro ha premiato Salvini e la sua strategia movimentista/antitutto.
Per il resto, l’M5S passa da oltre 400.000 voti a poco meno di 160.000, il raggruppamento alla sinistra del Pd recupera sì e no 50.000 voti.
Gli unici a guadagnarci sono i leghisti, che raddoppiano i voti passando da 115.000 a 230.000 voti.
Questa situazione mi fa pensare che la stragrande maggioranza di quelli che pensano che il Pd abbia amministrato male l’Emilia, o che banalmente ce l’hanno con Renzi, piuttosto che votare le liste grilline o quelle alla sinistra del Pd sono rimaste a casa. E  fossi in loro mi farei delle domande molto serie
In questa debacle voglio vedere anche un dato positivo. E cioè spero che questi numeri frenino le frenesie scissioniste all’interno del Pd. Noi non siamo messi benissimo, ma altrove son messi peggio. E anche l’idea di fare una “nuova cosa” per rappresentare chi non va a votare mi sembra molto accademica. L’offerta politica c’è ed è ampia. Evidentemente sono i contenuti che latitano.
C’è poi l’unico soggetto politico strutturato che è rimasto in Italia, il Pd, che nel giro di sei-mesi-sei perde 700.000 voti.
Credo che le ragioni siano tante. Votare due volte all’anno non aiuta la partecipazione, riproporsi dopo una serie di scandali neppure, la vicenda delle primarie aveva già mandato dei segnali preoccupanti. E poi, nonostante i tweet di Renzi, c’è un problema più ampio. Perché il Partito della Nazione in questi sei mesi non è diventato quel soggetto politico inclusivo e plurale di cui parlava tempo fa Reichlin, ma una nave senza capitano sulla quale stanno provando a salire tutti. Un capolavoro di gattopardismo che magari vince anche, a patto che in molti stiano a casa.   
Sempre meno persone guardano con fiducia alla politica. La maggioranza di quelli che lo fanno guardano (ancora) al Pd.  
Fossi nel segretario-premier-uomoovunque mi fermerei un attimo e proverei a fare il punto della situazione, che ahilui non credo possa essere contenuto in 140 battute. Fossi in lui la pianterei lì con questa annuncite e proverei a portare a casa almeno un paio delle mille cose messe in pista e poi dimenticate tra una commissione o un voto alla Camera o al Senato. Magari la smetterei anche di dire che gli enti locali sono degli spreconi, che non servono a nulla e che sarebbe il caso di chiuderli, perché poi i risultati sono (anche) questi qui.           
Io continuo a #starsereno.
Fossi in lui però, inizierei a #cambiareverso.
Questa volta sul serio però.

27 ottobre 2014

Un week end un po' pesante

Ho seguito con parecchio distacco il debry Leopolda-Piazza San Giovanni.
Ho trovato entrambi i momenti molto strumentali, molto costruiti, tutto sommato abbastanza fini a se stessi.
Perchè su riforma del mercato del lavoro, sul mondo del lavoro e sul ruolo del sindacato hanno ragione Renzi, Di Vico oggi su Il Corriere e il solito pungente Enrico Sola.
Perchè le vere sciagure di questo mercato del lavoro sono sia dei contratti al limite dello sfruttamento, sia la struttura stessa del mercato del lavoro. Rigida, immobile, incapace di essere inclusiva quando serve e allo stesso tempo di ricollocare e di garantire protezioni quando le esigenze cambiano.
Perchè la corsa al posto fisso e alle sue tutele ha garantito la generazione precedente, ma sta massacrando la mia e, in tempi di crisi devastante come quelli di questi anni, ha innescato una guerra tra poveri che ha aumentato le inefficienze, ha bloccato possibili reazioni (industriali, economiche, finanziarie) a questo stato di cose ma soprattutto ha creato nell'immaginario collettivo una frattura devastante.
Chi ha un lavoro che gli garantisce dei diritti (DI-RIT-TI) è un privilegiato. E i diritti sono diventati un privilegio.E questo perchè, banalmente, chi usufruisce di questi diritti è ormai la minoranza di chi lavora.
Quando la CGIL dice di dover allargare i diritti, un paio di domande su questa status quo se le dovrebbe fare. Perchè se non ha convinto ad iscriversi al sindacato manco uno come me, abbastanza politicizzato e sensibile a quello che mi capita intorno, forse un problema di rappresentanzione della realtà ce l'ha.
A questo gigantesco caos bisogna metter mano, cosa che il governo sta provando a fare.
E qui, per me, casca Renzi.
Perchè ridurre il dibattito su questo tema come un perenne scontro tra vecchi e nuovi, tra gufi e rivoluzionari, tra chi blocca il paese e chi lo vuole cambiare, semplicemente non serve a nulla e inizia a dare anche un po' fastidio.
Soprattutto quando, a voler fare i precisini, nella legge delega su cui il governo ha chiesto la fiducia (la fiducia su una legge delega...) non c'è scritto praticamente nulla (NULLA!) del percorso politico di questo riforma del mercato del lavoro.
E non basta salire su un palco e urlare "basta ai co.co.pro e sì al contratto unico!" se poi non mi spieghi  (e ormai è un mesetto buono...) come intendi procedere e dove mi trovi le coperture per questa riforma.
Perchè allora mi viene il sospetto che ci troviamo di fronte ad un bluff.
L'ennesimo bluff. Che secondo me è mirato ad andare al voto anticipato.
Una strategia che di rottamatrice non ha proprio nulla, anzi.

Un sacco di miei amici hanno partecipato o alla Leopolda, o alla manifestazione in piazza San Giovanni.
A loro mi sento di chiedere questo. Proviamo a mettere un attimo da parte l'orgoglio identitario e proviamo a perseguire un obiettivo comune. Incalzate (-amo) il governo affinchè non getti nel calderone degli slogan e degli hashtag questa opportunità storica di ammodernare il nostro mercato del lavoro.
Adesso che possiamo essere noi a decidere, facciamolo.  
 
                 
   

21 ottobre 2014

Qui cambia tutto

Nella direzione nazionale di lunedì, Matteo Renzi ha parlato per la prima volta di una prospettiva politica che già da qualche giorno aveva trovato spazio nei media. Semplificando, un ipotetico Partito della Nazione (che è una definizione che trovo orribile).
Un soggetto largo ma definito ("da Romano a Migliore" ha detto Renzi), un partito per uscire definitivamente da questa lunga agonia della seconda Repubblica e aprire una fase nuova, i cui contorni e le cui prospettive sono ancora incerte, più per il contesto economico e internazionale che non per volontà del premier.
Ieri sera poi ho sentito Migliore dire che lui e i deputati che insieme a lui qualche mese fa hanno lasciato Sel, oggi si iscriveranno al gruppo del Pd, per "partecipare fino in fondo al cambiamento messo in moto dal Pd di Matteo Renzi, “forza nella quale si possono esprimere i valori e anche i contenuti di una sinistra autenticamente di governo, che è quello che vogliamo fare noi”.
Ora, io non so come andrà a finire questa storia. So però come è iniziata. Banalmente, perchè l'ho vissuta praticamente dall'inizio.
Sentendo le parole di Migliore e leggendo le aperture di Romano, mi è tornata in mente un'iniziativa del 2009 che in pochi seguirono ma che, oggi, si rivela per quello che fu. Il primo vagito del nuvo Pd. Del vero, Pd. Si trovarono a Piombino, Romano, Serracchiani, Scalfarotto, Concia, Sofri, Civati e altri ancora. Si discusse tantissimo, di politica, di politiche, di strategie. Si parlò anche di un tema troppo spesso evaso nella storia recente della sinistra: la leadership. Romano stesso scrisse un pezzo stupendo (me lo ricordo ancora oggi) intitolato "Ho visto il futuro leader del Pd" dove raccontò quei tre giorni e le speranze che aveva intravisto. Il futuro/attuale leader del Pd c'era a Piombino. Arrivò dopo e andò via prima, ma faceva parte anche lui di quella nascente classe politica che sognava un Pd aperto, largo, liberal all'americana, attento ai diritti civili e determinato a metter mano ad un mondo del lavoro imballato.
Quel gruppo in questi cinque anni ha fatto molte cose.
E nel mio piccolo mi onoro di aver dato il mio contributo e il mio sostegno.
Ha lavorato sui territori, ha creato reti, ha mobilitato giovani su campagne specifiche: dalla banda larga alla cittadinanza per i bambini nati in Italia da genitori stranieri. Dalle primarie per i parlamentari all'istituzione dei matrimoni anche per gli omosessuali. Dal testamento biologico al contratto unico.
Avevamo un limite. Enorme. Non avevamo un leader.
Avevamo una nave, una rotta, un buon equipaggio ma non un comandante. Avevamo anche un buon vento, magari senza saperlo, ma non avevamo chi sapeva coglierlo.                       
Ci provammo con Ivan (Scalfarotto) alle europee del 2009 e con Marino al congresso dello stesso anno. Male in entrambi i casi.
Poi capitò la Leopolda. La prima. E l'ancora del cambiamento fu levata definitivamente. E la nave del Pd, lentamente, iniziò a prendere il largo.
Quello che è successo dopo è sotto gli occhi di tutti. Così come quello che sta succedendo adesso. Renzi ha monopolizzato la scena politica, diventando punto di riferimento a 360°, per chi lo sostiene ma anche per chi lo osteggia.
Quello che però sta accadendo, al di là dei nomi dei protagonsti e delle sigle dei gruppi che rappresentano, segna un ulteriore passo in avanti.
Se si ha l'onestà intellettuale di scindere i fatti dai processi politici, a me sembra chiaro che quello che si sta mettendo in moto è proprio quel processo immaginato a Piombino, che aggrega le persone di una nuova generazione politica mandando in soffitta 20 anni di Berlusconi contro il resto del mondo, realizza (finalmente) il partito dell'Ulivo e non più un'accozzaglia di micro partiti e di micro leader pronti a farsi le scarpe, avvicina il Pd al Labour party inglese o al Partito Democratico americano, tenendo insieme anime diverse con una sensibilità comune. Quella dell'innovazione, dell'allargamento dei diritti, dell'ammodernamento della società.
Ora, è innegabile che non ci sia ancora nulla di certo e di definito, ma solo ammiccamenti e posizionamenti. E' altrettanto innegabile che stiamo arrivando a questa situazione per "annessione" e non per "convinzione", com'era auspicabile. E questo non credo sia un fattore positivo. Temo ci sia molta tattica in tutta questa operazione, ulteriore indizio che mi porta a credere che le elezioni politiche si stiano avvicinando a passi da gigante.
Credo inoltre che questo nuovo "ipotetico" Pd dovrà fare i conti con quello che il governo riuscirà a produrre in questi mesi (i fatti di cui sopra...), e ad oggi mi sembra che non siamo proprio messi benissimo. Tanti slogan, tanta chiacchiera, misure che non han sortito l'effetto desiderato, troppe incertezze sul tema dei diritti, un riforma del mercato del lavoro che è ancora una pagina bianca su cui il governo ha chiesto la fiducia.
Questi fatti pesano, e peseranno. Ma sul lungo periodo il processo politico che si sta concretizzando è destinato a cambiare, e di parecchio, lo scenario politico e credo anche il nostro Paese. Ed è quasi paradossale che Renzi, che probabilmente è quello che in questa cosa ci ha creduto di meno, ora sia il protagonista assoluto, mentre uno come il mio amico Civati, che ha dato tutto per questa prospettiva, si trova ora in difficoltà. Intendiamoci, fa bene Pippo a mettere i puntini sulle "i" sulle misure che spesso frettolosamente il governo manda in aula, ma è innegabile che il clima da "gufi", "professoroni", "ce ne faremo una ragione" di sicuro non aiuta.  
Vedremo cosa capiterà in queste settimane, possibilmente partecipando attivamente a tutti questi cambiamenti.
Perchè starne fuori sarebbe una stupidaggine imperdonabile.   
 

22 settembre 2014

Equilibri, equilibrismi, squilibrati

Piccole storie da assessore al bilancio.
Entro il 30 del mese i Comuni hanno l'obbligo di approvare in consiglio gli equilibri di bilancio, un passaggio tecnico che certifica il buono stato del bilancio, cioè il pareggio tra le voci in entrata e quelle in uscita.
La settimana scorsa abbiamo fatto una ricognizione dei piani economici dei diversi settori del nostro ente e, dopo un lavoro di cesello da parte degli uffici, siamo riusciti a trovare la quadra.
Taglia di qua, riduci di là, rivedi quella previsione, ecc, ecc. Insomma, abbiamo trovato circa 25.000 euro tra le pieghe di un bilancio non nostro, che ormai è quasi del tutto impegnato (siamo a settembre...).
Personalmente, essendo la prima volta che mi trovavo ad affrontare questa situazione, un po' ero preoccupato. Però l'abbiamo chiusa. Benissimo.
Ieri salta fuori le news del giorno.
Senza che ci sia stata inviata nessuna comunicazione ufficiale, ma solo grazie allo scrupolo di una dipendente che, pur essendo in mutua, ha controllato da casa il sito del Ministero alla voce "fondo di solidarietà", scopriamo che da Roma ci hanno di fatto ridotto i trasferimenti di 28.000 euro.
Soldi che fino alla settimana scorsa c'erano ed erano stati contabilizzati.
Ora, se il termine per fare gli equilibri è il 30 settembre, e il Governo, che è quello che ci detta le regole, cambia le carte in tavola 10 giorni prima della scadenza, qualcuno mi spiega come si fa non solo a chiudere il bilancio, ma banalmente a fare un minimo di programmazione?
Ha senso tagliare le voci in entrata a tre mesi dalla fine dell'anno?
Ci dobbiamo aspettare lo stesso trattamento anche per gli anni a venire?
E' l'ennesimo passaggio che punta al soffocamento dei piccoli comuni?
Che risposte possiamo dare ai cittadini in queste condizioni?
Abbiamo già concordato un appuntamento con il revisore dei conti per capire come muoverci, visto che martedì prossimo dobbiamo andare in consiglio.
Diciamo che come primo passaggio ufficiale sul bilancio, partiamo col botto.    

28 agosto 2014

Renziani nonostante Renzi

Oggi Menichini ci racconta cosa sta succedendo nel Pd emiliano in vista delle primarie per la scelta del candidato alla presidenza della Regione.
"Il Pd emiliano sceglie tra renziani e renziani" scrive il direttore di Europa, tracciando il profilo dei due candidati Richetti e Bonaccini e facendo emergere i profili di due persone che sono arrivati a sostenere il premier con percorsi diversi e in momenti diversi. "Per vedere chi vincerà torneremo lì dove il rottamatore cominciò a tramutarsi in segretario. (...) Nella regione che sempre ha deciso le sorti della sinistra italiana. Sarà in Emilia Romagna che assisteremo alla prima conta interna del Pd 2.0".
Sono d'accordo fino ad un certo punto. 
Perchè se la competizione in Emilia è fatta con questo spirito, con questi protagonisti e con queste prospettive politiche, viva la competizione!
Mi piacerebbe che Menichini si facesse un giro a Torino, per vedere come funziona qui il Pd, chi sono e come si muovono i principali sostenitori del premier. Da Fassino a Gariglio per arrivare a Morri e Quagliotti. In mezzo, una pletora di assessori, consiglieri comunali, funzionari di partito, ecc. In molti casi riconvertiti al verbo renziano dopo l'esplosione del gruppo dirigente bersaniano, con una giravolta fatta con una non chalance da fare invidia a Roberto Bolle.
Gente che la pensa in maniera diversa su tutto e che si è fatta la guerra per anni, ma che oggi è pronta anche a farsi l'abbonamento alla Fiorentina se è necessario. 
Qui da noi, caro Menichini, ci sono tantissimi renziani che con Renzi e la sua carica di rinnovamento (che io trovo ahimè sempre più affievolita) non hanno proprio nulla a che fare. Gruppi organizzati che stanno insieme per spirito di sopravvivenza e che si fanno la guerra ad ogni occasione buona, cioè quando ci si deve candidare a qualcosa. 
E non è solo una questione di coerenza o di tempistica. Paradossalmente, anche io potrei essere annoverato tra i "renziani della prima ora" visto che sono stato uno dei pochi torinesi a parlare dal palco della prima Leopolda. E' questione che, in Emilia come in Piemonte come in tutto il resto d'Italia, il Pd prende il 41% per merito di Renzi e per assenza di avversari credibili. I protagonisti locali però, e soprattutto le pratiche politiche, sono sostanzialmente invariati.
E allora il punto non è "assistere alla prima conta interna del Pd 2.0", ma chiedersi se esiste un futuro per un partito che quasi non esiste più perchè ha deciso di affidarsi in toto al suo leader non per convinzione, ma solo perchè si è stufato di perdere. Un luogo dove si discute poco, non si decide quasi nulla (quello lo si fa coi caminetti), si fa pochissima formazione e selezione di classe dirigente. 
In queste condizioni, quando non ci sarà più Renzi o si riaffacceranno degli avversari, che ne sarà del nostro 41%? Ma soprattutto, quale sarà la nostra proposta?

 
 

13 marzo 2014

Che fa Renzi?


Le riforme promesse ieri sera da Matteo Renzi nella sua spumeggiante conferenza stampa mi sembra abbiamo dato l'ennesimo scossone al quadro politico.
Non voglio star qui a discutere se son chiacchiere da bar, promesse campate per aria, cose studiate ad hoc per suscitare scalpore.
Provo a capire la strategia, specialmente quella comunicativa, che è più interessante.
Il passaggio più stretto di questo inizio legislatura era sicuramente l'iter parlamentare per la modifica della legge elettorale. Renzi lo sapeva ed ha imposto un'acellerata sia al dibattito, sia all'approvazione. Ha un accordo con Forza Italia sull'Italicum, che in questa fase serve per isolare il più possibile Alfano e il suo NCD. Non ti va bene l'azione del governo? Bene, fallo cadere e poi vedi se riesci a fare l'8%. Se non ci riesci, torna dal tuo amico Belrusconi, che sarà felicissimo di accoglierti e di fartela pagare. 
Una strategia spregiudicata forse, ma giocare a poker con i bari non è una roba da ragazzini.
Renzi sapeva anche che questo passaggio parlamentare lo avrebbe esposto a critiche, quindi appena ha portato a casa il risultato ha lanciato il suo piano di riforme, per concentrare l'attenzione dei media su questa partira. Le quote rosa ma soprattutto il dimezzamento della legge elttorale (valida alla Camera e non al Senato) sono passati in secondo piano rispetto agli 80 euro in più in busta paga o alle auto blu messe in vendita su e-bay.
80 euro al mese che arriveranno da maggio, data non casuale visto che il 25 si vota per le europee.
E qui mi vien da pensare che Renzi abbia in mente questa cosa qui: aumento i salari, mi porto dalla mia anche chi mi critica, provo a vincere le europee e, se capita, vado a Bruxelles a puntare i piedi e a far allentare i cordoni della borsa. 
La tattica è questa qui, e mi sembra buona.
Ora c'è da vedere cosa si riesce a portare a casa.
I 1000 euro al mese per chi perde il lavoro, l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, il taglio del cuneo fiscale e altre misure economiche mi fanno ben sperare.
Come "area Civati" sono le cose che ripetiamo da almeno tre anni del resto, e non è un caso se questi temi vengono fuori adesso che Filippo Taddei è diventato il responsabile economico del partito.
In tutte queste evoluzioni, tutte molto rapide, è evidente che Renzi ha un modo diverso di interpretare il ruolo che ricopre rispetto ai suoi predecessori a sinistra. E' sembra sul pezzo, sovraesposto, sempre in campagna eelttorale, non molla mai il tiro.
E' decisionista, una qualità che pare esser diventata l'unica richiesta in questi anni di crisi economica, sociale e anche democratica.
Al di là di Renzi, la domanda è proprio questa qui.
La democrazia, per come è strutturata oggi in occidente, è ancora un valore o il "fare" ha preso il sopravvento? Il fine giustifica i mezzi? I metodi sono indifferenti ai meriti? Io credo di no, e credo che se in questi momenti di crisi non si costruiscano le basi per un nuovo modello democratico, i tempi saranno molto più duri di quello che ci aspettiamo.
Qui un gran bel pezzo che vi consiglio (è un po' lungo, vi avviso).           
 
 
 





  

14 febbraio 2014

Dalla Leopolda a Palazzo Chigi

Matteo Renzi ha trasformato la sede del Pd nella saletta vip del Bellagio.
Si è seduto al tavolo, ha fatto all in e adesso si gioca le sue carte.
E le sue fiches.
Che siamo noi.
Ieri solo noi militanti democratici. Da oggi tutti gli italiani.
Non so perchè l'abbia fatto. Ci sono cose che evidentemente non conosciamo (e forse è meglio così) e pezzi del puzzle che mancano.
Vi consiglio però due ottimi post, che mi trovano d'accordo al 100%
Una spiega il perchè di questo scelta e il relativo percorso politico.
L'altra spiega perchè c'è il rischio concretissimo che vada tutto in vacca.
Sono un po' lunghi, ma ne vale la pena.
Buona lettura

12 febbraio 2014

Matteo Renzi e la mossa Kansas City


Quello che sta capitando a Roma in queste ore è incomprensibile.
Anzi, peggio. E' il remake di un film già visto, con attori diversi ma dal finale abbastanza scontato.
C'è chi per scacciare il fantasma di quel Prodi-Veltroni, anno domini 2008, ha riesumato addirittura la "staffetta".
Come quella tra Mazzola e Rivera a Messico '70 o tra Baggio e Del Piero a Francia '98. Bene ma non benissimo.
O come quella tutta made in Prima Repubblica (dove rischiamo di tornare di corsa), tra Craxi e De Mita, che non si concretizzò mai.
Insomma, giriamola come vogliamo, ma sto cambio in corsa Letta-Renzi non mi convince neanche un po'.
Forse il film che ha in mente Matteo Renzi è un altro.
Da grande appassionato del cinema qual è, avrà sicuramente visto "Slevin", è saprà benissimo cos'è la mossa Kansas City. Far saltare il banco, mischiare le carte, l'effetto sorpresa.
Occhio però. Perchè la mossa Kansas City, per riuscire bene, ha bisogno di un morto.
Non vorrei che fosse proprio Renzi a rimetterci l'osso del collo. E noi con lui.

21 gennaio 2014

Sulla legge elettorale

Volevo scrivere un post, per dirvi cosa penso e magari, scrivendo, capirlo meglio anche io.
Due amici, Dino Amenduni e Pippo Civati, mi han preceduto.
Il primo ha scritto questa bella riflessione, il secondo ha parlato ieri in direzione nazionale.
Alla fine la penso come loro.
Che è consolante per quel che riguarda la sintonia con persone intelligenti e con cui ho condiviso un percorso.
Un po' meno per quel che ci aspetta.

P.s. per i patiti di sondaggi, simulazioni, previsioni del futuro in genere, qui trovate un'interessante analisi di youtrend su come sarebbero andate e su come potrebbero andare le elezioni con questo sistema elettorale (che è ancora in là
da venire).
  
  

19 gennaio 2014

Profonda sintonia

Tutti noi siamo in "profonda sintonia" con qualcosa.
Raramente però, lo siamo al 100% su quello che è altro da noi.
Quindi, anche nel dibattito post incontro Renzi-Berlusconi, sarebbe il caso di evitare le battute e gli schermi e provare a capire cosa sta capitando. Perchè non è vero che è stato resuscitato mister B., e non è vero che torna di moda il claim PDL e PD meno L.
E' vero invece che sta capitando qualcosa di importante.
Capita che Renzi è in profonda sintonia con la base del PD (basta vedere i numeri delle primarie) e sta facendo quello che la base del suo partito gli ha chiesto. Sta provando a fare il PD.
Capita allora che per fare le cose se non si hanno i numeri, bisogna fare gli accordi, vedersi, fare proposte, confrontarsi.
E' anche capitato che Renzi, prima di incontrare Berlusconi (che, se non mi sbaglio, ahinoi è il leader del terzo partito rappresentato alla Camera), aveva fatto un bell'assist a Grillo (a proposito di condannati in via definitiva), chiedendogli #beppefirmaqui e cambiamo l'Italia. Era il 15 dicembre. Non è successo nulla.
Capita che se la legge elettorale è una priorita, è arrivato il momento di farne una nuova, se no non si capirebbero i 34 appelli al giorno, puntualmente seguiti dal vuoto pneumatico. 
Renzi si è messo a fare il segretario, velocizzando i tempi della politica in maniera pazzesca, mettendo spalle al muro compagni di partito che gli fanno la guerra e avversari.
Sta provando a fare le cose, a ribaltare un sistema politico che in vent'anni non ha fatto quasi nulla.   
Sta giocando pesante, Renzi, e lo scivolone linguistico di ieri (profonda sintonia...) dimostra che è anche un po' teso. E ti credo! 
L'unico che ha capito tutto questo? Il solito mister B.
A cui non frega nulla di andare al Nazzareno col cappello in mano, perchè sa che quello sta diventando il luogo dove si prendono le decisioni. Figurarsi se si preoccupa per così poco uno che voleva far cadere il governo e quando si è accorto che non aveva i numeri, in aula!, ha fatto retromarcia.
Tralascio poi il tema "governo". Semplicemente perchè dire di dover fare una nuova legge elettorale partendo da chi attualmente è al governo per me non è un argomento. Punto. 
Sono entusiasta che mister B. sia andato per due ore nella sede del PD? No, nessuno lo è.
Ma non sono stato entusiasta di vivere nell'Italia berlusconiana di questi ultimi vent'anni. E mi ha fatto letteralmente schifo che il mio partito abbia fatto due governi (non uno, due!) con Berlusconi e la sua banda, senza riuscire a portare a casa nulla, se non l'abolizione dell'IMU (che non era una proposta nostra).
Non so se porteremo a casa qualcosa. La proposta che sta venendo fuori non mi convince molto, ma finalmente il PD fa il PD. Gioca all'attacco, detta la linea, si sceglie gli avversari (cosa comunicativamente geniale...) e i temi da affrontare.
Grillo, che non è scemo, non ha ancora detto nulla.
Stefano Fassina dice che ieri si è vergognato.
Anche io mi sono vergognato. Tante volte. Sempre per la linea politica scelta dal PD governato da lui e quelli della sua area, di cui non ricordo un successo che sia uno.
Adesso ce n'è un altro, di PD.
Vediamo che succede.       

10 dicembre 2013

Rassegna Stampa primaria (e definitiva)

Un lungo pezzo de Luna Nuova racconta quello che è accaduto in questo bel week end per il Pd.
In Valsusa abbiamo rivisto la solita grande partecipazione, con Matteo Renzi che spopola e noi che ci difendiamo alla grande, arrivando secondi praticamente ovunque.
Pippo Civati in Valsusa e Valsangone ha raccolto 630 voti. Un risultato mica da ridere, che ci colloca oltre al 18% come media di territorio e al 17,6% come collegio Pinerolo/Susa (dove abiamo raccolto 1824 voti), superando di oltre 3 punti Gianni Cuperlo
Grazie a questo risultato sono stato eletto in assemblea nazionale, a cui parteciperò per la prima volta come delegato già questa domenica, a Milano.
Un enorme grazie a chi ci ha dato fiducia e ci ha sostenuto. Ora si inizia a far sul serio. 

28 ottobre 2013

A scanso di equivoci

Sabato ho ripostato su Facebook il video del mio intervento alla Leopolda 2010.
Ho ricevuto un po' di like e son venute fuori tutta una serie di riflessioni su Tav, Pd, congresso, ecc, ecc.
Ci tengo a dire solo una cosa, perchè credo che a qualcuno sia sfuggita.
Non ho postato quel video per parlare (ancora una volta) di Tav. La mia posizione sul tema rimane quella di sempre, così come rimangono immutate le critiche a chi, a Roma come in valle, non ha saputo o non ha voluto gestire questo problema in maniera rigorosa. Forse, e dico forse, avremmo potuto evitare tutti i casini che capitano un giorno sì e l'altro pure.
Ho voluto postare quel video per segnare la differenza tra l'evento di tre anni fa e quello che è terminato ieri. Perchè se la qualità degli interventi e la grande partecipazione è sempre la stessa, è la prospettiva ad essere diversa.
Perchè nel 2010 c'era una nuova generazione democratica, diffusa sul territorio, competente e appassionata, che per la prima volta si guardava negli occhi e iniziava un percorso di rinnovamento che è ancora molto lungo. C'erano due ragazzi a dirigere le danze, che non sono stati su quel palco tre giorni soltanto per ambizione personale, ma lo hanno fatto perchè credevano veramente di poter essere i front man di una nuova generazione che si candidava alla guida di un centrosinistra nuovo, rinnovato e ampio.
Al netto degli interventi (moltissimi dei quali belli, condivisibili, studiati) e della partecipazione, la Leopolda di quest'anno aveva un'altra prospettiva.
Quella di lanciare la corsa di uno. Di uno solo.
Circondato, tra l'altro, da molti di quei personaggi che lui stesso aveva promesso di voler mandare in pensione e che non più tardi di un anno fa lo dipingevano come il Belfagor d'Oltrarno.   
"Innovare la politica con Fini e Casini è come voler circumnavigare Capo Horn con il pedalò", disse Renzi alla vigilia delle primarie dell'anno scorso.
Ecco, cambiare il Pd con Fassino, Franceschini e tutti i vari signorotti delle tessere invece, è come andare a Pechino in ginocchio su una strada sterrata.    
Io credo che la differenza sia tutta qui. E per me non è poco.
Resta il rammarico per quello che poteva essere e non è stato. Per non aver saputo dare seguito a quello che, ad oggi, resta il momento di partecipazione politica (nel centrosinistra) più alto per la mia generazione 
Son stati fatti tanti errori, ma alla fine ognuno fa le sue scelte e se saran giuste o sbagliate, non lo scopriremo l'8 dicembre, ma dal 9 in poi. 

   

18 settembre 2013

Il pensiero debole

Questo sabato si riunisce l'assemblea nazionale del Pd, che dovrà stabilire tempi e modi del prossimo congresso, che spero venga convocato il prima possibile.
Non credo che le regole cambieranno più di tanto (e meno male...), anche se il motivo di questa decisione non sembra essere quello, sacrosanto, che le regole non si cambiano prima di una competizone, ma semplicemente perchè in tanti sosterranno Matteo Renzi e quindi bene le primarie aperte, osteggiate fino a poche settimane fa.
Ecco, il limite più grande del mio partito mi sembra proprio questo.
Un pensiero debole che guarda solo a quello che capita oggi o se va bene, a domani mattina.
E quindi, dopo un sei mesi in cui non si poteva dire nulla perchè "se no cade il governo", siamo passati con un giro di valzer a mettere da parte la discussione sui problemi del nostro Paese "perchè tanto vince Renzi" e poi ci pensa lui.
L'importante ora è stare il più vicino possibile al Matteo nazionale, quello che fino a gennaio era una sorta di bestia di Satana da massacrare, cosa che si porta dietro tutta una serie di riflessioni che avevo già scritto qui
In questi giorni di festa provinciale e di grandi discussioni con amici e iscritti, la cosa che più mi ha lasciato perplesso è stato proprio questo ragionamento. Personalmente non posso credere che questi mesi così difficili, punta di un iceberg che agita i mari del Pd da almeno tre anni, vengano dimenticati "perchè tanto vince Renzi". Non voglio credere che la discussione, più libera che in passato, nata intorno ai temi del lavoro, dell'integrazione, dei diritti e del senso stesso della politica in questi tempi così strani (cos'è la partecipazione, come si organizza oggi, che ruolo può avere la sinistra in tutto ciò) venga messa in freezer "perchè tanto vince Renzi". Capisco lo smarrimento e la voglia di voltare pagina, ma il momento giusto per questo cambiamento è capitato mesi fa, quando dovevamo scegliere il candidato premier e andò come sappiamo. Sostenere Renzi perchè-poi-si-va-a-votare-e-poi-si-vince è una bel mantra che racchiude in sè tutta una serie di eventi che non è detto che si verifichino uno in fila all'altro così, come se nulla fosse. A fare i conti senza l'oste siamo dei fenomeni, e anche oggi vedo il rischio che si diano per scontate troppe cose che scontate non lo sono per niente.     
Oggi dobbiamo decidere chi farà il segretario, che è una cosa un po' diversa dal fare il premier. Serve una persona che rimetta al centro la partecipazione, la discussione, il senso di comunità e che sia un "fattore scatenante" tra i militanti. Che sia in grado di mettere in moto energie indipendentemente dalla sua persona e dal fatto che si vada a votare domani o tra tre anni.
L'esperienza del governo Letta dimostra proprio questo. Il problema non è il governo, che si barcamena e tira a campare, il problema è che il Pd non ha un linea e si fa tirare un po' a destra (sempre più spesso) e un po' a sinistra (raramente).
In questo Paese abbiamo bisogno di luoghi dove fare politica, dove incontrarsi e riconoscersi, dove discutere, imparare e fare rete. Luoghi che magari esistono pure, ma sono sempre di meno e sempre meno frequentati.
Lasciamo da parte i conti che non tornano mai. Non anteponiamo il consenso (che oggi c'è e domani chissà) alla politica se vogliamo evitare altri 25 febbraio.

        









2 settembre 2013

E Adesso! ?

In principio fu D'Alema. Poi vennero a ruota Latorre, Burlando ed Emiliano. Pochi giorni fa è stato il turno addirittura di Vendola. Oggi si è lanciato Franceschini. Ormai ogni giorno si porta appresso il suo endorsement di un "big" (chiamiamoli così...) a sostegno di Matteo Renzi. Gli stessi che dieci mesi fa lo hanno combattuto manco fosse satana, oggi si accodano ordinatamente alle sue spalle, dando ennesima dimostrazione di un'ipocrisia e di una piccolezza politica che lascia di sasso (e che fa perdere le elezioni).
La palla ora sta tutta nel campo di Renzi, che dopo aver invocato la rottamazione per mesi, ora se la ritrova in casa. Un contrappasso pericolosissimo per le sue ambizioni e per il suo futuro. Renzi lo sa bene e credo stia studiando una strategia per svicolarsi dall'abbraccio mortale che si sta stringendo intorno a lui.
Sì perché forse i nostri cari ex dirigenti non han capito una cosa. Che il successo di Renzi non é solo figlio delle sue capacità. Anzi. Se Renzi riempie le piazze manco fosse Obama, lo deve anche e soprattutto ai disastri fatti da loro, chi oggi si dicono pronti ad appoggiarlo. 
Come fecero con Veltroni, e prima ancora con Prodi.
Ma non é di strategia che abbiam bisogno. Abbiam bisogno di prospettiva, di una strada da seguire, perché no, di un sogno da realizzare. Di buona politica insomma. 
Il patto di sindacato 2.0, con Renzi al posto di Bersani, rischia di essere l'ultimo atto di un PD mai nato sul serio, ma soprattutto rischia di replicare la storia che abbiamo vissuto a febbraio, quando eravamo sicuri di vincere e ci siamo ritrovati al governo con Alfano e Brunetta.
Consiglierei a Renzi di lasciar stare gli accordi sotto banco e di puntare tutto sulle tante energie che ha messo in moto, sulla passione di tanti iscritti e non che credono a quello che dice e che fa, sulla rete di persone che vedono in lui l'asso piglia tutto che fa saltare il banco.
Oggi Renzi ha detto che vuole "guidare" il PD.
Registro il cambio di prospettiva, decisamente più soft rispetto alla rottamazione...
Io però non credo che il PD debba essere guidato. Credo anzì che debba essere rivoltato come un calzino.
E mi scuserà se gli rubo la battuta, ma guidare il PD con D'Alema e Franceschini come mozzi, é come voler circumnavigare Capo Horn con il pedalò. 
Una buona news però forse c'é. Queste grandi manovre sanno più di elezioni anticipate che di congresso. Che sia la volta buona? 

20 maggio 2013

Matteo Renzi e la Tav. Un punto di vista pragmatico.

"Prima lo Stato uscirà dalla logica ciclopica delle grandi infrastrutture e si concentrerà sulla manutenzione delle
scuole e delle strade, più facile sarà per noi riavvicinare i cittadini alle istituzioni. E anche, en passant, creare posti di lavoro più stabili".
Ne parlammo alla Leopolda, quasi tre anni fa.  Matteo Renzi, ieri al salone del libro, presentando il suo ultimo libro "Oltre la rottamazione", ribadisce il concetto.
L'intervista completa la trovate qui, ed è stata pubblicata da Europa.

p.s. Bersani è il Dorando Pietri della politica mi ha fatto scassare dal ridere :)

23 aprile 2013

Rassegna Stampa, ancora sulla crisi del Pd

Qualche riflessione su quello che sta capitando nel Pd.
Oggi, su Luna Nuova, in un'intervista di Marco Giavelli.

15 aprile 2013

Ci voleva Matteo Renzi

Cioè un credente convinto, uno scout, un uomo formatosi nell'associazionismo cattolico.
Ci voleva lui per denunciare questa querelle ipocrita sul "Presidente cattolico" che sa tanto di mercanti nel tempio.
Lo ha fatto con una bella lettera a Repubblica dove scrive, tra le altre cose: "Mi sembra gravissimo e strumentale il desiderio di poggiare sulla fede religiosa le ragioni di una candidatura a custode della Costituzione e rappresentante del Paese", "  politici che si richiamano alla tradizione cattolica, invece, sono spesso propensi a porsi come custodi di una visione etica molto rigida. Non c’è peggior rischio di incrociare il cammino con i moralisti, specie quelli senza morale. Personalmente dubito di chi riduce il cristianesimo a insieme di precetti, norme etiche alle quali cercare di obbedire e che il buon cristiano dovrebbe difendere dalle insidie della contemporaneità. Questo atteggiamento, così frequente in larga parte del mondo politico cattolico, è a mio giudizio perdente.
Ma ancora più in basso si colloca chi utilizza la propria fede per chiedere posti. Per pretendere posti".
Poi qualcuno spieghi a questi "cattolici impegnati" che gli sono andati dietro per convenienza, per inseguire una sedia, per salire sul carro del vincitore, perchè, come hanno spiegato anche me "provenienti dalla stessa storia" (ma quando? ma dove? ma cosa state dicendo?) che a sto giro hanno sbagliato cavallo. Ma di brutto anche.
E che la loro giostra, fortunatamente, sta facendo l'ultimo giro.
Al passato grazie, al futuro sì.

9 aprile 2013

I Litfiba, Elio e il centrosinistra

La dichiarazione odierna di Bersani su Berlusconi ("mascherina ti conosco") ha un merito: certifica lo status di punto di riferimento culturale dei Litfiba in questa particolare fase storica del centrosinistra.  
Cosa che, per altri motivi e con altri protagonisti, aveva già previsto Elio diversi anni fa.
#ridiamocisu