8 giugno 2012

Un giorno bello davvero!

Ride Giuseppe Civati, il consigliere regionale ribelle che da mesi portava avanti la sua «battaglia in solitudine» per indire primarie per il premier e ieri s’è visto riconosciuto il successo: «Hai vinto», gliel’ha detto pure Marini, mica una seconda fila.
http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/457565/

6 giugno 2012

Ordine del giorno Condove-Emilia

Carissimi
oggi ho fatto protocollare un ordine del girono che, verosimilmente, sarà discusso nel prossimo consiglio comunale in previsione per venerdì 15. E' un piccolo gesto di vicinanza e di solidarietà nei confronti delle persone colpite dal sisma in Emilia. Un modo per fargli sentire che non sono soli

Ordine del Giorno: solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto

Considerato che da domenica 20 maggio le popolazioni dei territori delle province di Bologna, Ferrara, Mantova e Modena stanno vivendo una situazione drammatica a causa delle scosse sismiche che hanno messo in ginocchio migliaia di persone.

Prendendo atto che il terremoto ha colpito duramente le case (oltre 6.000 gli sfollati secondo le prime stime), gli edifici pubblici e d’interesse storico e le aziende che animano un territorio tra i più operosi e produttivi del Paese.

Constatando che, come sempre accade, il sisma ha lasciato dietro di se una scia di distruzione e di morte, tant’è che, ad oggi, sono almeno 15 i decessi accertati.  

Tutto ciò premesso

Il consiglio Comunale di Condove esprime vicinanza e cordoglio alle famiglie delle vittime, solidarietà alle popolazioni costretti a vivere in condizioni di estrema precarietà e ringrazia tutti coloro in quali stanno prestando attività di soccorso.

S’impegna ad individuare azioni concrete di sostegno nei confronti delle comunità locali e ad informare la popolazione circa le attività di sostegno che in questi giorni, anche nel nostro comune, si stanno organizzando.

Per il gruppo consiliare Ascoltare Condove

Jacopo Suppo


ovviamente, l'odg è a disposizione di chi, amministratore in altri comuni, volesse condividere questo piccolo gesto di solidarietà.    

1 giugno 2012

Pista, pista, c'è la lista

Com’era prevedibile, dopo il voto amministrativo è iniziata la campagna elettorale.
Una campagna elettorale al buio, visto che non si sa ancora quando andremo a votare, quale sarà la legge elettorale (anche se io temo che ci ribeccheremo il porcellum…), quali saranno i partiti e le coalizioni in campo e quali saranno i candidati premier.
Insomma, non si sa una mazza.
In tutto questo bailame è chiaro che prendano forma le peggio fantasie, come quella che da qualche giorno sta animando le colonne delle testate del gruppo l’Espresso. Quella cioè di costruire una grande “lista civica nazionale” composta da scrittori, giornalisti, magistrati e chi più ne ha, più ne metta, a sostegno del Pd. Dico a sostegno del Pd perché per ora c’è solo quello. Il centrosinistra, ad oggi, non esiste e mi sembra che nessuno si stia impegnando sul serio per ovviare a questa situazione. È un problema, anche bello grosso. Sarebbe utile occuparsene.
Però!  Una bella listona dove ci mettiamo dentro personalità varie della cosiddetta “società civile” e mandiamo in parlamento un sacco di gente fighissima. Che ideona.
1)    Innanzitutto, una piccola considerazione etimologica: se i partiti continuano a chiamare “civile” tutto quello che gli è esterno, non si lamentino poi che passino per “incivili” (o per “casta”, che è più popolare…)
2)    Lo dico da iscritto al Pd. Lo dico seriamente e con molta preoccupazione: se il Pd e il centrosinistra decidono di delegare la rappresentanza di tutte quelle istanze di rinnovamento che attraversano il paese ad una “lista civica” (o meglio, civetta) invece di farsene carico in prima persona, magari solo per tutelare i posti dei soliti noti a Montecitorio o a Palazzo Madama, chiudiamo baracca e burattini subito. C’è bisogno di aria nuova. Se il gruppo dirigente non può garantire questo cambio di passo, si faccia da parte. Gente in gamba pronta a prenderne il posto ce n’è.
3)    Se si pensa di contrastare l’exploit di Grillo col marketing invece che con la politica, sappiano questi signori che la loro operazione non solo fallirà, ma gli ritornerà indietro come un boomerang.
4)    Trovo indecente che un gruppo editoriale si metta a far politica in maniera così sfacciata. Ho sempre sostenuto che il gruppo l’Espresso non era più solo l’editore “di riferimento” del Pd, ma un soggetto che “detta la linea” al Pd. O almeno prova a farlo. Il rimbalzo quotidiano di dichiarazioni e di interviste su questo tema ne è la prova provata. I giornali dovrebbero dare le notizie, non costruirle.http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1FOLT6. Mettere insieme un giornalista, un magistrato, un presentatore, un idraulico e, se avanza posto, un lampadario, sembra più un album Panini che non una lista elettorale. Ed è patetico.    
Il nostro è proprio un paese strano. Dopo 20 di governo puttaniere/post-fascisti/razzisti ora sembra sia la volta di un comico del Tigullio. In mezzo a tutto questo, editori, direttori di giornali e compagnia cantante che si ergono a “king maker”, mettendosi a fare le liste e polemizzando con chi non è d’accordo con loro.

Tornando all’inizio, tutto questo capita perché nessuno sa più che pesci pigliare, e il 2013 si avvicina sempre più.
Io propongo di ripartire dalle basi, seguendo l’esempio dell’odg presentato l’altro giorno in assemblea nazionale http://www.ciwati.it/2012/05/29/dedicato-agli-elettori-del-pd/.

Non un accordo a tavolino ma una prospettiva politica. Che mi sembra un po’ più credibile, ma soprattutto all’altezza delle speranze che, nonostante tutto, molte persone hanno ancora verso il futuro.

27 maggio 2012

10 cose buone per l'Italia che la sinistra deve fare subito

Mobilità sociale, selezione degli investimenti per rendere l'Italia il Paese dell'innovazione, ambiente e bellezza come elementi strategici, contrasto feroce alla corruzione e all'evasione con metodi innovativi, trasparenza nel rapporto con la società, riforma della politica e una nuova concezione del potere, meno invasiva e temporanea, come è giusto e democratico che sia. E un solo grande nemico: non la parte avversa, ma la categoria dello spreco. Di tempo, di occasioni, di opportunità. Di territorio. Di denaro pubblico. Sullo sfondo, al di là dei monti (non solo metaforici), l'Europa, vero campo d'azione della prossima generazione della politica italiana. Un Paese profondamente rinnovato, più dignitoso e giusto, in poche mosse, che si possono fare subito, in pochi mesi, per ridare all'Italia quello che le è mancato in questi anni e che sembra essere scomparso per i suoi cittadini, soprattutto i più giovani: il futuro. Dieci cose di sinistra da fare subito. Il Paese non può più aspettare.
Lo trovate subito qui a 1,99 euro. Dal 1 giugno in tutte le librerie.

22 maggio 2012

Voglia di un'altra Italia. La prossima

È passato talmente poco tempo dalla fine dei ballottaggi, che probabilmente i seggi devono ancora essere smontati. In compenso ne ho già lette e sentite di ogni. Come sempre, pare cha abbiano vinto tutti. PiGi & co non hanno dubbi: da 45 a 92 comuni. E bon! Grillo invece ha dichiarato: “Abbiamo preso Stalingrado, ora c’è Berlino (…eh?)”. Pure Maroni non era poi così abbacchiato: “Registriamo la sconfitta ma la notizia di tre giorni fa, con gli avvisi di garanzia a Bossi e ai figli, non ci ha certo aiutato” (cavolo, non ci avevo pensato. Sai che forse ha ragione? Si vede che è “quello bravo”).
Come sempre le letture son molteplici. Perché se è vero che al nord, specialmente in Lombardia, il centrosinistra ha conquistato diversi comuni che una volta erano amministrati dal centrodestra (vedi Alessandria, Asti, Como, Cantù, Monza, solo per fare qualche nome), è vero anche che la sfida-simbolo di questo secondo turno, cioè Parma, dove in questi anni ha amministrato il centrodestra ed è successo di tutto, il centrosinistra l’ha persa di brutto.
Di questo risultato c’è già una bella analisi dell’Istituto Cattaneo di Bologna che vi consiglio come lettura serale http://www.cattaneo.org/pubblicazioni/analisi/pdf/Analisi%20Istituto%20Cattaneo%20-%20Voto%20comunale%202012%20-%20Flussi%20elettorali%20a%20Parma%20tra%20I%20e%20II%20turno%20(21%20maggio%202012).pdf ma ci torno dopo.
Insomma, quella che una volta era tutta Padania (la Lega torna a casa con un 7-0 sul groppone che ricorda un Barcellona-Stoccarda di qualche settimana fa), oggi sembra essere tornato territorio italiano. Però c’è un però. Anzi, ce ne sono diversi. Il centrosinistra vince nei centri medio-grandi con candidati “autoctoni”. Gente che corre su e giù per i quartieri delle città da anni e che è conosciuta e, evidentemente, apprezzata. Appena però la partita oltrepassa il limes cittadino, coinvolgendo dinamiche nazionali, son dolori, specie per il Pd.
E qui rientra in ballo il caso Parma, dove al secondo turno il candidato del centrosinistra perde 600 voti rispetto al primo, e il Pd raccimola 17.472 voti contro i 47.153 presi nel 2008 alla Camera. Dall’analisi fatta da una locale testata online emerge che il centrosinistra ha perso consensi nei quartieri dove era molto forte: Montanara 46,26%, al Molinetto il 42,21%, il 45,02% al Pablo e il 42,65% in Oltretorrente. Un cambio favorito in modo determinante dalla questione del termovalorizzatore (voluto dalla Provincia il cui presidente è proprio Bernazzoli…per dire) tanto che nel quartiere dove è stato installato, Cortile San Martino, il candidato anti-inceneritore del M5s ha raccolto oltre il 67% delle preferenze (i dati me li ha dati Marco Cacchioli, che di Parma se ne intende). Elezioni diverse, regole diverse, contesto diverso. Tutto vero, ma 30.000 voti in meno in una piccola città diventata improvvisamente la linea Maginot del centrosinistra, non sono solo un campanello d’allarme, sono il fischio della sirena del Titanic. Nella città del parmigiano (tra l’altro, se fossi parmense, la dichiarazione di Pizzarotti in campagna elettorale che si propone di far “uscire Parma dalla logica perversa dell’agro-industria” mi preoccuperebbe non poco) c’era voglia di cambiamento dopo gli scandali, i picchetti sotto il municipio, le dimissioni delle giunta. A giudicare dal voto, un cambiamento che il centrosinistra non è stato in grado di rappresentare.
Una considerazione amara, perché dimostra che lo zoccolo duro degli elettori del Pd si sta assottigliando sempre più, e la causa va ricercata in una classe dirigente ormai poco credibile (o incredibile...se volete), e basta leggersi Letta o Bindi per capire di cosa parlo.

Al di là (o al di sopra) di tutte queste considerazioni "politiche", c’è poi la realtà più preoccupante. Un astensionismo dilagante, in aumento ovunque, che neanche l’ascesa di Grillo è riuscita a intercettare. E in questo spazio che il Pd dovrebbe piantar le tende, lavorando per recuperare almeno un pezzo di quelli che proprio non ne vogliono più saper niente. Per farlo però bisognerebbe smetterla di liquidare tutto quello che capita bollandolo come “antipolitica” o “di destra”, cercando di capire quello che si muove veramente nella pancia sempre più vuota della nostra povera patria.
Anche perché, e poi la smetto, alla fine della fiera, dopo queste elezioni vien fuori che il centrodestra, ad oggi, non esiste più, la Lega sta naufragando, il Terzo Polo non è riuscito ad andare oltre alla bouvette del Transatlantico. Quindi è molto probabile che toccherà proprio al centrosinistra guidato dal Pd governare l’Italia nei prossimi anni. Occorrerebbe farlo con un minimo di lungimiranza.